Sanità, aziende calabresi in «acque non tranquille»

Nella relazione per l’anno giudiziario si conferma il grande affanno del settore, con il “boom” di ricorsi di ottemperanza soprattutto nell’Asp di Cosenza. E resta il “vulnus” della mancata definizione dei fabbisogni per gli accreditamenti

CATANZARO Il contenzioso è «stabile» ma continua a essere preoccupante la situazione finanziaria delle aziende sanitarie e ospedaliere della Calabria. Anche l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2020 del Tar Calabria consegna il dato di una sanità calabrese in perenne, grande affanno: insolvente e inadempiente, sotto tanti punti di vista. Nella relazione del presidente del Tar Calabria, Giancarlo Pennetti, si fa in primo luogo il punto sullo stato del contenzioso in materia di sanità, i cui numeri – si legge – sono «stabili»: in particolare, nel 2019 sono stati presentati 60 ricorsi contro i 58 dell’anno precedente. Nella relazione, il presidente del Tar ricorda «quelle decisioni, adottate in camera di consiglio con sentenze brevi pubblicate nel corso del 2019, con le quali sono stati annullati alcuni dinieghi di istanze di accreditamento del commissario ad acta per il rientro dai disavanzi perché basati su decreti commissariali inefficaci, in quanto da un lato privi della dichiarazione di somma urgenza e dall’altro perché emanati in assenza di conclusione del loro procedimento formativo che avrebbe dovuto avvenire mediante conformazione dell’autorità emanante ai pareri preventivi e alle raccomandazioni ministeriali». Ovviamente secondo Pennetti «la mancata definizione dei fabbisogni provinciali di bacino, indispensabile presupposto ai fini della definizione delle istanze di autorizzazione e accreditamento presentate da privati operatori del settore, determina pure che in molti ricorsi su tali temi devono essere verificate le concrete situazioni con necessità, il più delle volte, di effettuare puntuali istruttorie». Ma il dato diventa estremamente preoccupante quando nella sua relazione il presidente del Tar cita i ricorsi in ottemperanza: sui 301 presentati nel 2019, infatti, «ben 111 hanno riguardato la sanità, con un picco di 58 ricorsi nei confronti della sola Asp di Cosenza, in acque finanziariamente non tranquille, seguita dall’Asp di Crotone (17 ricorsi) e dai 13 ricorsi dell’Azienda ospedaliera “Mater Domini” di Catanzaro, giusto per stare ai numeri più significativi». Infine – è riportato nella relazione – «almeno in un paio di casi, a fronte della difficoltà in cui versano le aziende sanitarie, territoriali e ospedaliere, a ottemperare ai giudicati di condanna al pagamento di somme, si è dovuto provvedere alla sostituzione del commissario ad acta nominato in prima battuta, con il commissario governativo al piano di rientro». (c.ant.)







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