CORTE DEI CONTI | Il “buco nero” dei fondi dei consiglieri regionali

La magistratura contabile si sofferma sulla “allegra” gestione delle risorse da parte dei rappresentanti politici, «citati in giudizio per non aver rendicontato le spese rimborsate o per aver prodotto documenti non idonei»

CATANZARO L’illegittimo utilizzo dei fondi da parte dei consiglieri regionali è stato al centro dell’attività della Corte dei Conti nel 2019. Il dato è emerso nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario in  Calabria. Nella relazione del presidente della sezione giurisdizionale della magistratura contabile, Rita Loreto,  è ricordato che «molti giudizi hanno avuto ad oggetto il danno da illecita gestione dei fondi regionali da parte dei consiglieri regionali iscritti ai gruppi consiliari (tra le altre, le sentenze numero 134, 317, 318, 319, 358, 411, 481,562, 569, 573). La Procura ha contestato ai consiglieri regionali citati in giudizio di aver utilizzato i fondi pubblici senza rendicontare le spese rimborsate o allegando documentazione inidonea a provare il fine istituzionale e l’inerenza della spesa.  Tutte le citazioni – ha proseguito Loreto – sono state accolte, nei limiti della prescrizione quinquennale. In conformità alla giurisprudenza che si è formata a livello nazionale, è stata ritenuta non idonea la mera documentazione contabile della spesa (scontrini, ricevute ecc.) in quanto non consente al giudice di accertare il fine istituzionale della spesa, ma solo il fatto storico dell’avvenuto esborso. Del pari è stata esclusa la natura di rappresentanza per le spese di ristorazione ove non emerga dalla documentazione prodotta la finalità istituzionale e di rappresentanza». La relazione del presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti ha citato, in particolare, una sentenza, la numero 134 del 2019, che «ha rigettato l’eccezione di difetto di giurisdizione sollevata nel corso del giudizio sugli indebiti rimborsi delle spese dei gruppi consiliari perché, secondo costante giurisprudenza, il sindacato della Corte non coinvolge l’attività politica dei consiglieri regionali o le scelte discrezionali del Consiglio regionale, ma investe l’attività di spesa in senso stretto, l’assenza di documenti giustificativi della spesa e, comunque, la sua non coerenza con le finalità istituzionali per le quali sono stati assegnati i fondi». (a. cant.)







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