CORTE DEI CONTI | I “trucchetti” contabili dei Comuni calabresi

La relazione di inaugurazione dell’anno giudiziario mette in luce le criticità nella gestione degli enti locali: «Tendenza alla sovrastima dei residui attivi e alla sottostima dei passivi, incapacità di riscuotere le entrate e lentezza nei pagamenti»

di Antonio Cantisani
CATANZARO  I “trucchetti” contabili dei Comuni calabresi. «Deficitaria capacità di riscossione delle entrate e deficitaria capacità ad effettuare tempestivamente i pagamenti» e, ancora, una «generale tendenza» alla sovrastima dei residui attivi e alla sottostima dei residui passivi: sono queste alcune delle criticità rilevate dalla Sezione di controllo della Corte dei Conti nella verifica della gestione degli enti locali calabresi nel 2019. A evidenziarle, è stato il presidente della Sezione di controllo della magistratura contabile, Vincenzo Lo Presti, intervenendo all’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti.
«Nel 2019 – ha esordito Lo Presti – la Sezione, pur con un organico ridotto all’osso, ha comunque effettuato controlli su tutti i Comuni, le Province, gli enti del Servizio sanitario regionale e la Regione. A tal fine, è stata richiesta, a mezzo di numerose e dettagliate note istruttorie, la collaborazione degli enti interessati, che in genere hanno tempestivamente e diligentemente fornito i riscontri richiesti». Per quanto riguarda i Comuni la verifica – ha specificato il presidente della sezione di controllo della Corte dei Conti – «ha riguardato i rendiconti degli esercizi 2015, 2016, 2017», con «l’indicazione delle misure correttive per mettere in sicurezza i bilanci»: questa attività di controllo – ha aggiunto Lo Presti – «ha fatto emergere una generale tendenza a sovrastimare i residui attivi, riportando nelle scritture contabili anche crediti non più riscuotibili, e a sottostimare invece i residui passivi, riportando nelle scritture contabili debiti in misura inferiore a quella effettiva o non riportandoli affatto». Secondo il magistrato contabile, inoltre, «è stato riscontrato che, per aumentare la loro capacità di spesa, gli enti non effettuano nella giusta misura gli accantonamenti dell’avanzo di amministrazione che sono indispensabili per coprire i disavanzi passati, per il fondo rischio contenziosi, per il fondo crediti di dubbia esigibilità e per il fondo vincolato pluriennale. Infine – ha rimarcato il presidente della Sezione di controllo della Corte dei Conti – è apparsa assolutamente deficitaria la capacità di riscossione delle entrate, tributarie ed extratributarie, il che ha determinato nel tempo la formazione di ingenti residui attivi, cioè crediti ancora da riscuotere. Conseguentemente deficitaria è apparsa la capacità ad effettuare tempestivamente i pagamenti, che – ha concluso Lo Presti – ha prodotto ingenti costi per interessi e spese legali». (redazione@corrierecal.it)







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