Corruzione in tribunale, incidente probatorio per 18 indagati – NOMI

La Procura di Salerno effettuerà degli accertamenti tecnici su telefoni, smartphone, materiale informatico nonché di copia dei documenti contenuti nei cloud e nei social network. L’inchiesta si allarga a macchia d’olio mentre partono nuovi avvisi di garanzia

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO
Incidente probatorio per 18 persone indagate nell’ambito inchiesta “Genesi” condotta dalla Procura di Salerno su una serie di ipotesi di corruzione in atti giudiziari che, stando alle indagini sarebbero state commesse all’interno della Corte d’Appello di Catanzaro e della Commissione tributaria provinciale. Al centro dell’inchiesta il giudice Marco Petrini, ora sospeso dai proprio incarichi di presidente della seconda sezione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro e di presidente della commissione tributaria provinciale del capoluogo. Il giudice, tratto in arresto il 15 gennaio scorso e oggi ai domiciliari in una località protetta, è al centro di questa inchiesta che lo vede come togato “avvicinabile” e corruttibile. Denaro, orologi preziosi, derrate alimentari, viaggi, e vi è persino l’ipotesi di prestazioni sessuali, sarebbero stati doni ben accetti perché il magistrato si interessasse nell’interferire in procedimenti giudiziari sia della Corte d’Appello che della commissione tributaria.
Da fine gennaio Petrini ha deciso di parlare con i magistrati di Salerno, ha reso e sta rendendo dichiarazione, la maggior parte della quali secretate, autoaccusatorie e certamente potenzialmente esplosive non solo per i coindagati ma anche per quanto potrà riservare il futuro delle indagini. Ma Petrini non è l’unico a parlare. A rendere interrogatori ai pm campani ci sono anche il medico e faccendiere cosentino Emilio Santoro, molto vicino a Petrini, e l’avvocato Francesco Saraco, di Badolato, accusato di avere avvicinato il giudice con due richieste: il dissequestro di beni della propria famiglia e l’assoluzione in processo per mafia per il padre Antonio Saraco, accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso.
INCIDENTE PROBATORIO E INDAGATI La Procura di Salerno, competente per i reati contestati ai togati del distretto di Catanzaro, ha rilevato la necessità di effettuare degli accertamenti tecnici irripetibili nei riguardi di 18 indagati: due copie forensi ed informatiche e digitali dei telefoni, degli smartphone, del materiale informatico posto sotto sequestro il 15 dicembre e il 27 febbraio scorsi dalle Fiamme gialle di Roma e Crotone, nonché di copia dei documenti contenuti nei cloud e nei social network nella titolarità degli indagati. Si tratta di Vincenzo Arcuri, 58 anni, di Cariati; Giuseppe Caligiuri, 49 anni, di Cariati; di Virginia Carusi, 80 anni, di Cosenza; Lorenzo Catizone, 52 anni, di Cosenza; Antonio Cristiano, 66 anni, di Lamezia Terme; Roberto Biagio D’Elia, 52 anni, di Cassano all’Ionio; Luigi Falzetta, 53 anni, di Belvedere Spinello; Marco Petrini, 56 anni, originario di Foligno; Rosetta Rago, 49 anni, di Trebisacce; Ottavio Rizzuto, 70 anni, di Crotone; Emilio Santoro, detto Mario, 67 anni, di Castrovillari; Antonio Saraco, detto “Totò u cianciu”, 67 anni, di Badolato; Francesco Saraco, 40 anni, di Badolato; Antonio Claudio Schiavone, 54 anni, di Catanzaro; Massimo Sepe, 48 anni, di Crotone; Palma Spina, 45 anni, di Catanzaro; Giuseppe Tursi Prato, 67 anni, di Castrolibero; Maria Tassone, 33 anni di Catanzaro.
Vi sono terze persone non indagate ma proprietari di beni sottoposti a sequestro, tra i quali i due figli dello stesso Petrini, avvisate degli accertamenti tecnici sui proprio beni.
Accertamenti che si terranno a metà marzo a Roma. Le indagini della Procura di Salerno proseguono e le dichiarazioni di Marco Petrini, del faccendiere Mario Santoro e dell’avvocato Francesco Saraco potrebbero aprire nuovi scenari investigativi mentre circola voce che nuovi avvisi di garanzia siano stati già recapitati. (a.truzzzolillo@corrierecal.it)







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