Coronavirus, come cambia (da oggi) la nostra vita: ecco le regole da seguire

Vietato uscire di casa se non per comprovate necessità. Farmacie e alimentari rimarranno aperti, vietati gli assembramenti e i gruppi, chiusi tutti gli svaghi. Ai trasgressori ammende di 206 euro e arresto fino a tre mesi

Lunedì sera Giuseppe Conte ha firmato il Decreto del presidente del Consiglio dei Ministri col quale ha esteso a tutto il Paese il provvedimento emanato domenica scorsa per la cosiddetta “zona rossa”.
Il Dpcm del 9 marzo cambierà le abitudini di tutti, ed ovviamente anche quelle dei calabresi, con l’obiettivo di contenere il contagio da coronavirus.
In sintesi il provvedimento, prevede – da oggi – l’apertura di farmacie e parafarmacie, anche nei centri commerciali, degli uffici comunali, del cimitero, le consegne a domicilio, l’assistenza domiciliare, i trasporti sociali, gli ambulatori medici previo contatto telefonico, ed i mercati rionali da lunedì a venerdì.
Chiusi e sospesi scuole e università, concorsi, eventi, congressi e attività culturali e sportive; riunioni e assemblee in luoghi pubblici e privati; palestre e centri sportivi, musei, biblioteche, cinema e teatri, pub, discoteche, sale giochi e scommesse e tutte le cerimonie religiose.
I negozi nei centri commerciali dovranno chiudere nei festivi e prefestivi – alimentari e farmacie sono escluse dalla restrizione –; i bar e i ristoranti dovranno attrezzarsi per far mantenere la distanza di sicurezza di un metro e rimanere aperti dalle 6,00 alle 18,00.
I supermercati, le attività commerciali, i mercati potranno rimanere aperti a patto che adottino le misure tali da evitare assembramenti di persone. Solo gli sportivi professionisti, infine, potranno allenarsi in ambienti a porte chiuse.
Ecco nel dettaglio le norme da seguire, ma con una “prima regola” sottolineata dal presidente del Consiglio: «Restare a casa» ed uscire solo in caso di “comprovata” necessità, come andare a fare la spesa o recarsi in farmacia.
MOBILITÀ E LAVORO Sono vietati gli spostamenti in entrata dai territori comunali e ci si potrà muovere soltanto per emergenze o “comprovate” esigenze lavorative, con assoluto divieto di mobilità per chi sia stato in quarantena. Ai datori di lavoro – pubblici e privati – è consigliato di promuovere la fruizione delle ferie, pur considerando la fruizione della modalità di lavoro agile, disciplinata su tutto il territorio nazionale. Anche le riunioni di lavoro, in tutti i casi possibili, devono essere effettuate in remoto o comunque garantendo la distanza di sicurezza. Le aziende di trasporto pubblico dovranno adottare interventi straordinari di disinfezione dei mezzi.
SCUOLE Sospese fino al 3 aprile le attività didattiche delle scuole di ogni ordine e grado e delle università.
SOCIALITÀ Le abitudini “sociali” dovranno cambiare. Sono sospesi tutti gli assembramenti all’aperto, gli eventi e le competizioni sportive di qualunque disciplina, le manifestazione di qualunque genere in luoghi pubblici e privati. Bar e ristoranti potranno aprire dalle 6,00 alle 18, con obbligo a carico del gestore di predisporre le condizioni per garantire la possibilità di rispettare la distanza di sicurezza fra le persone di almeno un metro (in caso di violazione la licenza sarà sospesa).
Le attività commerciali diverse dalla ristorazione sono consentite solo se il gestore riesca a garantire un accesso con modalità contingentata, o comunque idonea ad evitare l’assembramento di persone, mentre dovranno rimanere chiuse tutti quegli esercizi che non consentano la distanza di sicurezza personale.
Nei giorni festivi e prefestivi, ancora, le medie e grandi strutture di vendita, nonché i negozi presenti all’interno dei centri commerciali e dei mercati dovranno rimanere chiusi.
Il decreto firmato da Conte stabilisce anche la chiusura di tutte le palestre, piscine, spa e centri benessere, dei musei, i centri culturali e le stazioni sciistiche. Saranno spesi tutti i concorsi, così come non si potranno celebrare cerimonie civili e religiose, comprese quelle funebri. Il provvedimento emanato dal governo, dunque, “raccomanda” di limitare, ove possibile, gli spostamenti delle persone fisiche ai casi strettamente necessari e vieta la permanenza in sale di attesa e nei pronto soccorso.
LE SANZIONI Il mancato rispetto delle disposizioni del decreto è punito ai sensi dell’articolo 650 del Codice penale, come previsto dal decreto legge del 23 febbraio scorso, ossia con l’arresto fino a 3 mesi e fino 206 euro di ammenda.





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