Le città che non restano a casa e l’appello del medico: «Calabresi, non sprecate il vantaggio sul virus»

Due video delle auto in giro a Lamezia (via Prunia a Savutano e via del Progresso) mostrano la scarsa tendenza a rispettare le prescrizioni. E la Calabria ondeggia tra chiusure ferree e interventi soft. Mentre aspetta (e teme) il picco dei contagi

di Alessia Truzzolillo
LAMEZIA TERME
«Prego per la Calabria e per tutto il Sud sperando di non vedere video analoghi… avete un vantaggio temporale rispetto a noi: il fatto di poter stare in casa e di avere avuto restrizioni prima che la situazione prendesse una brutta piega… non sprecatelo! State in casa! Non fatelo circolare». Vincenzo Vecchi è un medico originario di Lamezia Terme. Vive a Parma ma fa il medico del lavoro tra Lombardia ed Emilia Romagna. «Sto seguendo gli eventi legati al Covid-19 a Lamezia ed in Calabria in genere… possibile che le persone non abbiano ancora capito con cosa hanno a che fare? – ci scrive – Persone da giù mi chiedono se realmente è così grave la situazione…». Ormai per tutta risposta Vincenzo invia a tutti – «per indurli a star dentro e prendere tutte le precauzioni del caso» – un video girato a Bergamo (città nella quale le pagine dei necrologi da una sono volate a 10 al giorno) nel quale si vedono decine di bare allineate in una chiesa poiché nel cimitero non ci sono più posti per seppellire i morti.

(incrocio di via del Progresso)

Nel Nord dalla sanità granitica e dall’organizzazione prussiana i morti sono la maggioranza: tra Lombardia ed Emilia Romagna sono quasi 2.000 su un totale di 2.503 in tutto il Paese. In Calabria i positivi sono in aumento: mercoledì sono 129 (15 in più rispetto al giorno prima) ma non aumentano i controlli. Ovunque sembra non esistere un piano preciso, diretto e univoco per contenere la pandemia. All’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro sei operatori del reparto Dialisi sono risultati positivi al virus. E poi le difficoltà di estendere i controlli a tappeto anche con i tamponi e creare una vera e propria anagrafe dei positivi e dei negativi (a disposizione delle Asp e dei Comuni), unite a quelle di schedare e mandare in quarantena ogni singolo viaggiatore arrivato in Calabria (cosa che si sarebbe dovuta fare fin dall’inizio per evitare la crescita dei contagi), hanno demandato alla coscienza del singolo ogni iniziativa.
Il Nord ha fatto partire i casi infetti e il Sud non li ha saputi (o potuti) controllare. La coscienza del singolo cittadino, però, non sempre risponde alle prescrizioni e i casi sono in aumento in una regione con un sistema sanitario in affanno.
Non esiste un piano unico e organizzato per gestire gli spostamenti della popolazione. Ci sono negozi che devono restare chiusi. Ma quelli aperti? Come devono regolare il flusso di clienti? Semplicemente ognuno si organizza secondo coscienza, così c’è che chi fa entrare solo un tot di persone alla volta fornendo guanti all’ingresso e chi non prende nessuna accortezza.

(video girato in via Prunia da Roberto Trunzo)

A Lamezia Terme il traffico è quasi regolare. Dove va la gente? Tutti al lavoro o al supermercato? L’autocertificazione, diciamolo, lascia il tempo che trova. Così come le denunce per i trasgressori che avranno effetto, se ne avranno, solo tra molto tempo.
La delegazione cinese in visita in Italia l’ha detto: troppa gente in giro. Le immagini della metro di Milano super affollata già alle sei del mattino sono da far rizzare i capelli. Sono immagini che ci dicono che la gente si sposta e poi viaggia. E ancora nessuno, quando arrivano in Calabria, esegue i dovuti controlli. Gli enti locali, non tutti, usano il guanto di velluto. Si arriva alle misure restrittive più severe solo quando l’infezione fa più paura e il focolaio è ormai esteso (vedi l’isolamento di San Lucido e Montebello Jonico). E questa è la cifra della debolezza delle misure messe in atto. Paura di perdere consensi? In questo stato di cose c’è l’esempio del sindaco di Mirto Crosia che manda la Polizia locale ad ogni fermata di autobus e spedisce i viaggiatori in quarantena. Nella maggior parte dei centri calabresi si è arrivati e partiti senza troppi controlli. Ma il picco della pandemia, prima della discesa, quando avverrà? «Fra una settimana o due», dicono gli esperti. Tradotto: non si sa. Così da Parma un medico lametino invia il suo messaggio che è una preghiera a non sottovalutare il problema: «Lungi da me l’idea di creare terrorismo psicologico – ci scrive – ma bisogna prendere atto della cosa». E ci spiega le dinamiche da un punto di vista psicologico: «Ci sono ancora pochi casi rispetto a Lombardia, Emilia e Nord in toto per cui le persone si ritrovano con il dover affrontare le restrizioni facendosi anche le dovute domande se la problematica viene ingigantita oppure no… Allo scetticismo iniziale delle misure restrittive subentra poi la presa di coscienza all’aumento dei casi come successo qui nel primo periodo. Una cosa è affrontare una mareggiata e un’altra affrontare uno tsunami», spiega il dottore Vecchi. Ma la presa di coscienza dovrebbe partire anche da una classe dirigente che invita alla calma ma resta quasi inerte. (a.truzzolillo@corrierecal.it)





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