20.20 | La ricercatrice calabrese al Pasteur di Parigi: «Contro il coronavirus ci vorranno mesi o anni di studio»

Laura Surace ospite del talk in onda questa sera alle 21 sull’Altro Corriere Tv: «Con la Calabria ho un rapporto sentimentale complicato ma se un giorno potrà aiutarla lo farò»

Laura Surace

LAMEZIA TERME «Il mio è un percorso iniziato presto. Avevo circa 17 anni quando ho lasciato la Calabria per andare a studiare a Pavia perché ero già convinta di volermi impegnare nel campo della biologia e della ricerca. Poi ho deciso di andare a Zurigo per fare un dottorato, fino ad arrivare a Parigi». A dirlo è Laura Surace, ricercatrice reggina dell’Istituto Pasteur della capitale francese, tra gli ospiti dell’ultima puntata di “20.20”, la trasmissione condotta da Danilo Monteleone e Ugo Floro andata in onda questa sera alle 21 su L’altro Corriere tv (canale 211).

IL LAVORO AL PASTEUR L’immunologa che da circa quattro anni lavora in quello che è considerato l’istituto scientifico più prestigioso al mondo, fa parte di quei giovani ricercatori da settimane impegnati a combattere in laboratorio il Covid-19, il coronavirus il cui contagio ha causato la pandemia. «Il lavoro della task force qui al Pasteur – spiega Laura Surace – comprende specialisti del campo come virologi ed epidemiologi già a lavoro da mesi. E poi tutti gli altri che si sono resi disponibili e si sono aperti alla possibilità di abbandonare momentaneamente i loro studi e i loro progetti per unirsi alla ricerca contro il Covid.-19 e anche io, come gli altri, sono a lavoro per cercare di capire quello che sta succedendo anche qui in Francia».

I TEMPI DELLA RICERCA «La ricerca – racconta ancora l’immunologa reggina – non trova soluzioni in un giorno. Il vaccino non si produce in 24 ore ma è un lavoro che si porta avanti giornalmente per mesi o per anni. Intanto per il coronavirus ci sono degli studi che sono stati portati avanti anche da equipe provenienti da altre parti del mondo. Abbiamo, certo, qualche elemento in più ma ancora non è possibile arrivare alla conclusione». «La popolazione – dice – si confronta con un pericolo che non conosce e quindi deve seguire alla lettera tutte le indicazioni per evitare al massimo il rischio di contagio».

IL CONTAGIO IN EUROPA In Italia, in Calabria, e nel resto del mondo i numeri del contagio sono in costante e giornaliera crescita (qui la notizia). «In Francia – racconta a tal proposito Laura Surace – dallo scorso fine settimana anche noi siamo in quarantena, chiusi o con limitato accesso all’esterno della nostre abitazioni. Anche qui, infatti, il numero di infezioni è salito come anche in Germania e Spagna. Bisogna però ricordare due cose: queste sono statistiche in via di conferma e poi, quando c’è una pandemia, seguire i numeri e i dati rinnovati giornalmente è difficile. Tutto ovviamente dipende dal numero dei test effettuati e non tutti i Paesi sono allineati allo stesso standard rendendo più complicato fare delle comparazioni».

L’AMORE PER LA CALABRIA La storia di Laura Surace assomiglia molto a quelle legate al tema ridondante dei “cervelli in fuga”: «Con la Calabria – spiega – ho un rapporto doppio, come una sorta di relazione sentimentale complicata. Devo tutto a questa terra perché quello che diventi in età adulta dipende molto da quello che hai vissuto durante la tua gioventù e io la mia l’ho passata a Reggio Calabria, con i miei cari, i miei amici e la mia famiglia». «Ma ovviamente – racconta – dopo il mio percorso e dopo aver visto molto di quello che il mondo ha da offrire, non posso far altro che stimare chi sceglie di restare e ci prova ma capisco anche chi non trova spazio e sceglie di andar via». Secondo Laura Surace «non c’è un problema di fuga di cervelli, c’è solo un mondo più aperto. C’è chi sceglie di andare e chi poi di tornare. Siamo cittadini del mondo non solo calabresi e quando potrò fare qualcosa per la mia terra lo farò».





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