La corsa di Abramo contro il Coronavirus: «I provvedimenti dello Stato non bastano»

Il sindaco di Catanzaro fa il punto della situazione: «Abbiamo dovuto essere rapidi ma la città sta rispondendo. E dobbiamo dare una risposta a tutto». «La Santelli? Io avrei chiuso la Calabria prima, ma si sta muovendo bene». L’agenda stravolta dall’emergenza: «Ricarico il cellulare tre volte al giorno, la politica deve risolvere problemi»

Catanzaro Abramo sindaco

di Antonio Cantisani
CATANZARO «Devo ricaricare il telefono tre volte al giorno, non si ha nemmeno il tempo di mangiare un boccone la sera, perché tutto può essere importante». Il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo rende plasticamente la “giornata tipo” di un amministratore, e soprattutto di un amministratore di una città capoluogo di regione, in tempo di “Coronavirus”. Un’unità di crisi individuale dentro un’unità di crisi più generale, e soprattutto il terminale di tutte le richieste della popolazione: e in questo contesto – spiega Abramo – «devi essere un sindaco che dà una risposta a tutto, non puoi tralasciare nulla, perché una singola smagliatura può pregiudicare l’obiettivo finale».

Sindaco Abramo, facciamo un punto a oggi…
«Bisognava essere rapidi, mettere in campo subito le prime misure anche anticipando i provvedimenti governativi e regionali. E li abbiamo anticipati, anche con qualche piccola polemica, ma poi la gente ha capito: quando abbiamo chiuso i parchi o i cimiteri di Catanzaro, molti cittadini erano dubbiosi ma poi ci hanno dato ragione. Siamo al fianco del sistema sanitario, come amministrazione comunale abbiamo fatto delle proposte che poi sono state portate avanti. Faccio qualche esempio: siamo stati i primi a dire che al Policlinico universitario c’erano spazi liberi, che occorreva una Tac per i malati di coronavirus al Pugliese, abbiamo chiesto alla Protezione civile nazionale altri macchinari per fare altri tamponi, a tutte le attività alimentari, a tutti i dipendenti degli ospedali, a tutti i volontari. Non possiamo avere macchinari per 200 tamponi al giorno, ne servono 500 e per tanti ne abbiamo fatto richiesta. Ci siamo attivati come Fondazione Politeama, ci siamo rivolti a tanti imprenditori anche per sostenere le famiglie bisognose e povere. Siamo operativi dalla mattina alla sera, stiamo lavorando solo per questa emergenza. Ed è giusto che sia così, perché i sindaci sono avamposto sul territorio, perché noi conosciamo bene la realtà, anche le sue debolezze, e il nostro intervento può essere sicuramente migliore di quello di un politico».

Ecco, come si sta muovendo la politica?
«Non bastano i provvedimenti dello Stato, secondo me ci sono troppe cose farraginose. Anche come Upi, abbiamo proposto l’azzeramento, per il momento, delle indagini che l’Agenzia delle Entrate fa per la tassazione alle aziende, che il credito d’importa per i fitti sia portato dal 60% al 100%, abbiamo presentato poi un programma dettagliato alla Regione per come spendere i fondi Por e Pac ancora non spesi, per un totale di oltre 600 milioni».

E Catanzaro? La vostra azione, insieme a quella degli altri livelli amministrativi e istituzionali, si è fatta piuttosto pesante…
«Devo dire che la città risponde, risponde anche ai miei videomessaggi in cui insisto nel dire e avvisare i cittadini che il loro sacrificio può farci uscire dall’emergenza, altrimenti si rischia un bilancio peggiore di quello in Lombardia».

Molti le chiedono di sospendere i tributi comunali…
«Non lo si può fare senza un provvedimento di legge, e comunque, di fatto, è tutto fermo: non potendo uscire la gente non può fare pagamenti. Poi bisogna capire come muoversi, aspettiamo i provvedimenti di legge, ma dobbiamo ricordare che non incassando i tributi non possiamo pagare le ditte e quindi potremmo creare comunque un grave scompenso. Invito comunque, per l’ennesima volta, a non fare facile populismo o facile demagogia. Quello che potevano fare era sospendere i pignoramenti della Soget, e l’abbiamo fatto, potevamo evitare il pagamento delle strisce blu e l’abbiamo fatto. Stiamo sostenendo gli anziani, perché – diciamocela tutta – molti badanti che erano in nero, in questo momento, li hanno lasciati al loro destino. Io devo ricaricare il telefono tre volte al giorno, non si ha nemmeno il tempo di mangiare un boccone la sera, perché tutto può essere importante: devi rispondere anche a un numero anonimo perché dietro quel numero ci può essere un’intera famiglia in difficoltà e non possiamo permetterci di lasciare nessuno solo o indietro».

Un esempio?
«Una signora con un figlio autistico ci ha chiamato per dire che non riesce a tenerlo sempre in casa, le abbiamo detto di farsi fare un certificato dal medico curante e con quello può portare il figlio in macchina a fare una breve passeggiata. Questo è avvenuto proprio oggi. Devi essere un sindaco che dà una risposta a tutto. Siamo operativi a pieno regime. Non puoi tralasciare nulla, perché una singola smagliatura può pregiudicare l’obiettivo finale».

Capitolo sanità, la risposta della sanità di Catanzaro: ci perdoni la considerazione forse fuori luogo ma alla fine, forse, per il Coronavirus si sta realizzando, di fatto, quell’integrazione sanitaria a Catanzaro che la politica finora non è stata capace di fare…
«Devo dire che Zuccatelli, che è il commissario sia dell’ospedale “Pugliese Ciaccio” sia del Policlinico universitario “Mater Domini”, si sta attivando perché l’Università dia un sostegno anche alla sanità cittadina e questo si sta avverando. Devo purtroppo constatare che questo poteva realizzarsi anche molto tempo fa se si fosse fatta l’integrazione. Io sarò rigidissimo su questa vicenda: guai a non fare l’integrazione. A tempo debito ne riparleremo. Io faccio solo una riflessione: il governo centrale sta facendo delle graduatorie per capire cosa fare e potrebbe accadere che, non facendo l’azienda unica, non avendo 700 posti letto Catanzaro rischia di perdere le scuole di specializzazione e soprattutto non avere degli standard, e rischia di essere annessa da un’altra università. E noi ci possiamo permettere un rischio simile? Non possiamo più aspettare, la gente non vuole più la politica che fa solo lotte e beghe, vuole una politica attiva e che risolve i problemi».

Ultima domanda, sindaco Abramo: come si sta muovendo la governatrice Santelli?
«Io avrei chiuso anche molto prima i confini della Calabria, qualche altra posizione forte l’avrei presa anche prima, ma penso che la Santelli si stia muovendo bene. Magari devono muoversi di più come Giunta e come Consiglio regionale. Io comunque ribadisco che si deve fare presto a chiedere alla Commissione europea la disponibilità dei fondi finora non spesi per sostenere la debole economia calabrese. Perché le misure governative richiederanno tempi lunghi, non stanziano tutte le risorse necessarie, penalizzano territori come la Calabria e il Sud che non hanno i numeri delle regioni del Nord. Il dopo emergenza rischia di essere un’emergenza ancora maggiore: è fondamentale prepararsi per tempo, già da adesso, per semplificare al massimo e stare vicino agli operatori. Quindi farei un po’ meno slogan, meno annunci, mena pubblicità, meno liti e meno polemiche e più cose concrete. Stiamo chiedendo un enorme sacrificio ai cittadini ma anche noi dobbiamo dimostrare che ce la stiamo mettendo tutta». (redazione@corrierecal.it)

 

 







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