“Genesi”, indagati Marcello Manna e il presidente della Calabria Film Commission

L’avvocato cosentino e sindaco di Rende, secondo il giudice Petrini, avrebbe chiesto a Giuseppe Citrigno di raccomandare un cugino della moglie del magistrato. Perquisizioni della Guardia di finanza nella sede dell’ente e nella casa di Citrigno, il quale smentisce ogni coinvolgimento: «Nessuna perquisizione nella mia abitazione e nessun avviso di garanzia»

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO Non si fermano le indagini sull’inchiesta “Genesi” che vede coinvolto un giudice della Corte d’Appello di Catanzaro, Marco Petrini, in concorso con avvocati, professionisti e faccendieri di vario ordine e grado accusati di corruzione in atti giudiziari. Questa volta a essere coinvolti sono il legale rappresentante della Calabria Film Commission, Giuseppe Citrigno e l’avvocato, e sindaco di Rende, Marcello Manna. Le indagini che la Procura di Salerno ha affidato al Nucleo di polizia finanziaria della Guardia di Finanza di Crotone e allo Scico hanno portato le Fiamme gialle a effettuare nuove perquisizioni nei locali della Calabria Film Commission, nella sede della Cittadella regionale di Germaneto, e nell’abitazione di Giuseppe Citrigno. Stando alle dichiarazioni che il giudice Marco Petrini, attualmente sottoposto ai domiciliari in località protetta, ha reso, lo scorso 25 febbraio, ai magistrati di Salerno – competenti per i reati che riguardano i togati del distretto di Catanzaro – il magistrato avrebbe chiesto all’avvocato Marcello Manna di intercedere con il legale rappresentante della Calabria Film Commission, Giuseppe Citrigno al fine di raccomandare un cugino della moglie del magistrato. I fatti contestati si sarebbero svolti tra maggio e dicembre 2019. Al fine di trovare riscontro alle dichiarazioni di Petrini, il procuratore aggiunto di Salerno Luca Masini e il pm Vincenzo Senatore, hanno richiesto alle Fiamme gialle di perquisire la sede della Calabria Film Commission e l’abitazione di Citrigno al fine di rinvenire materiale utile alle indagini. Marco Petrini, presidente della seconda sezione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro e presidente della Commissione tributaria provinciale del capoluogo è stato tratto in arresto lo scorso 15 gennaio. Diverse le ipotesi di corruzione in atti giudiziari che gli vengono contestate in concorso con altri soggetti dai quali avrebbe accettato denaro e regali in beni materiali, viaggi e derrate alimentari promettendo di intervenire in questioni giudiziarie che riguardano i coindagati. Dal cinque febbraio scorso il magistrato ha deciso di parlare con i magistrati campani e le sue dichiarazioni potrebbero aprire a un vasto panorama di nuovi casi di corruzione giudiziaria. Anche per questo motivo, visto il diffondersi della notizia della collaborazione di Petrini, questa nuova perquisizione è stata eseguita con una certa urgenza, per scongiurare il rischio che tutto quanto è utile alle indagini possa venire distrutto o occultato.
CITRIGNO: «NESSUNA PERQUISIZIONE E NESSUN AVVISO DI GARANZIA» «
Non siamo parte in causa nella vicenda riguardante l’inchiesta Genesi – puntualizza il Presidente della Calabria Film Commission, Giuseppe Citrigno – in merito alla notizia riportate da alcuni organi di stampa chiarisco che non c’è stata, questa mattina, nessuna perquisizione nella mia abitazione e nessun avviso di garanzia mi è stato recapitato. Il nucleo della polizia finanziaria della Guardia di Finanza mi ha consegnato una notifica per acquisire documenti nei nostri uffici, in questi giorni chiusi per l’emergenza Covid19. Solo per questo – ribadisce Citrigno- hanno consegnato presso la mia abitazione la notifica, essendo io il legale rappresentante della Fondazione Calabria Film Commission. Naturalmente, nel rispetto delle autorità giudiziarie e nella piena e trasparente collaborazione, ho predisposto immediatamente l’apertura degli uffici (rispettando le norme che l’emergenza Covid 19 impone)  e consegnati i documenti alle autorità per tutti gli accertamenti del caso- e conclude- La Calabria Film Commission, dunque, non è coinvolta in nessuna inchiesta. I documenti riguardano la valutazione di un lungometraggio di una casa di produzione che ha partecipato al bando produzioni 2019. Ribadisco la nostra piena estraneità alla vicenda e la nostra collaborazione con le autorità giudiziarie così che si chiarisca al più presto la vicenda». (a.truzzolillo@corrierecal.it)







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