«Avremmo preferito la volontà politica di realizzare un welfare completo»

Il sacerdote e referente dell’associazione Progetto Sud, analizza quanto successo nell’ultimo consiglio regionale. «Davvero sul welfare calabrese le parti politiche si caratterizzano reciprocamente come “opposizione” totale? In nome di chi? Di sé stesse o della popolazione che è una?»

di Don Giacomo Panizza
LAMEZIA TERME La polemica è stata giustamente scatenata dopo la prima convocazione del Consiglio Regionale della Calabria, il 26 marzo scorso. Non si può rimanere zitti se la nuova maggioranza politica fa passare, fuori sacco, la proposta di scardinare il piccolo gradino posto per riorganizzare un po’ meglio il welfare regionale dei servizi sociali, fermo a 33 anni fa in ottemperanza della Legge regionale numero 5 del 1987. Terminata la riunione a porte chiuse, in streaming, il filmato registrato è scomparso subito. I mass media hanno dato conto degli eletti agli incarichi previsti all’ordine del giorno noto a tutti, ma nulla sui due interventi inaspettati formulati dal Consigliere Baldo Esposito e dall’Assessore regionale al welfare Gianluca Gallo, richiedenti alla Giunta Regionale di “predisporre apposito provvedimento di modifica o di revoca della delibera di Giunta regionale n.503 del 2019 con la  conseguente sospensione della esecutività del regolamento regionale n.22/2019”. Così, per come agli atti. La popolazione necessita di venire a conoscenza di simili avvenimenti per poter re-agire consapevolmente a certe proposizioni, e ha bisogno soprattutto di pro-agire unita per poter ottenere tutti quei servizi di welfare dei quali è notoriamente carente. Sottolineo questo atteggiamento di corresponsabilità perché vorrei che le insistenti proposte di re-azione invocate in queste ore da più parti non limitino l’attenzione sul Regolamento regionale riguardante le “Procedure di autorizzazione, accreditamento e vigilanza delle strutture a ciclo residenziale e semiresidenziale socioassistenziali, nonché dei servizi domiciliari, territoriali e di prossimità” tralasciando la questione essenziale, che è il welfare integrale di cui la Calabria ha bisogno. Insomma, la sintetica proposta dei due nostri politici sopra citati fondata sulle tre parole modifica, revoca e sospensione non rassicura e aiuta nessuno a immaginare il futuro welfare calabrese. Specialmente in tempo di Coronavirus! Le intenzioni o le interpretazioni da essi raccontate ai mass media il giorno successivo non cancellano le parole scritte nel rapporto della seduta del Consiglio regionale. In una riunione politica eccezionale, quale la prima assemblea del Consiglio regionale, sarebbe invece apparsa grandiosa la proposta di completare e di mettere a sistema tutti i servizi sociali necessari dentro un welfare diffuso di cui la Calabria ha davvero bisogno. E soprattutto diritto. Sarebbe stato eccezionale se ci avessero mostrato la volontà politica di realizzare un welfare completo! Certo, nemmeno la precedente giunta di maggioranza stava su questa onda. Ha cambiato tre assessori al ramo riavviando ogni volta con fatica il progetto, ostacolata all’interno da questioni di politica e di uffici, e all’esterno dalla minoranza che ora è a sua volta maggioranza. Davvero sul welfare calabrese le parti politiche si caratterizzano reciprocamente come “opposizione” totale? In nome di chi? Di sé stesse o della popolazione che è una? A mio parere, ritengo dannoso ripartire da zero, ma piuttosto che sia sensato valutare di poter valorizzare anche parte del lavoro ereditato dalla politica e dagli uffici regionali, svolto con ila competenza di personale regionale e con degli esperti esterni, con rappresentanti degli enti locali, con i sindacati e con l’ufficialità e del terzo settore. Trovo che non sia saggio restringersi su termini quali modificare, revocare e sospendere qualcosa, perché il welfare esige continuamente progettualità, sperimentazioni, gestione, governance, cultura, occupazione, corresponsabilità, collaborazione e tutto quanto fa crescere la dimensione socializzante della convivenza civile per la quale la politica ha senso e legittimità proprio quando di tutto questo si mette al servizio. Tra i prodotti del lavoro pregresso vi sono due documenti rimasti incompleti ma ben orientati nella direzione stabilita dalle leggi vigenti, e volti a offrire risposte alle problematiche dei territori calabresi caratterizzati dall’assenza di servizi sociali essenziali.Si tratta della bozza di “Piano Sociale Regionale 2020 – 2022″ in attuazione della legge regionale n.23/2003 recante “Realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali nella Regione Calabria (in attuazione della legge nazionale n. 328/2000)”. Esso è corredato da tre allegati riguardanti: le Caratteristiche delle strutture socioassistenziali; una Sintesi di priorità di sistema e aree di intervento; e I livelli essenziali delle prestazioni. A mio avviso questi sono preziosi per fare bene e in fretta. Il secondo documento, in bozza, tratta le “Linee di indirizzo per la pianificazione territoriale in Regione Calabria: Piani di zona per il triennio 2020-2022. È una novità mai stata offerta dalle giunte precedenti, che rappresenta il decisivo strumento attraverso il quale poter realizzare in ciascun ambito territoriale sia i servizi necessari sia un “sistema locale degli interventi e dei servizi sociali”. In definitiva è con questo strumento che ciascun ambito territoriale, ugualmente agli altri, deve programmare (meglio tardi che mai) quei servizi alla persona e alla collettività già stabiliti venti anni fa dalla legge 328/2000. Questi due strumenti diventeranno utili solo quando saranno perfezionati e deliberati dalla Regione Calabria. Questo è già avvenuto nelle altre regioni italiane, non da noi a causa di ingiustificabili ritardi del “palazzo” della politica. La Calabria reale, invece, aspira incessantemente a un avanzamento di benessere e di bene, di uguaglianza e di giustizia. Si capisce che ognuno di noi, persone o partiti, o settori quali la politica, il mercato o il sociale, non possiamo desiderare di poter costruire tutto ciò se non insieme. “Quando il maestro indica la luna, gli sciocchi guardano il suo dito” recita il saggio, e per questo non ci arrestiamo a disquisire su una singola parte del welfare (come ad esempio il Regolamento) di cui abbiamo bisogno, ma aspiriamo a una grande Calabria, che si unisce per sconfiggere il disagio delle povertà e per costruire l’agio della convivenza umana, culturale e politica. In collaborazione corresponsabile con i nostri partiti.

 







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