«Coronavirus, in Calabria troppe domande restano senza risposte»

Il parlamentare Viscomi e il consigliere regionale Notarangelo: «Il solo bollettino giornaliero serve a poco. Sarebbe utile sapere quanti sono i posti effettivi residui in Terapia intensiva. Chiarezza sui pazienti distribuiti in strutture private e sugli aiuti ai medici di base»

1. Questa crisi impone a tutti i livelli istituzionali, e non solo al governo, di mettere in atto strategie chiare ed efficaci per contrastare la diffusione del Covid19 e per temperarne gli effetti sociali ed economici. Tanti sindaci hanno attivato autonomamente, con risorse proprie, strumenti per aiutare chi ha più difficoltà prima ancora che intervenisse il bonus alimentare. Molte regioni stanno operando per rafforzare i sistemi di garanzia utili a consentire alle imprese di accedere al credito per acquisire liquidità, per sostenere aziende e lavoratori, subordinati ed autonomi, per contribuire con proprie risorse all’azione dei tanti soggetti che operano nel sociale per soddisfare i bisogni primari degli indigenti, a partire dal Banco Alimentare che ha visto aumentare di più del 20% le richieste di intervento. Insomma altre regioni fanno delle cose utili. Poco, forse, serve certo di più, ma la logica dell’emergenza non è di fare tutto, ma solo di fare presto ciò che è possibile. E questo vale anche per la gestione della risposta sanitaria, che non solo deve rispondere all’emergenza dell’oggi ma deve anche riuscire ad anticipare i bisogni di domani. Perché in Calabria i contagiati aumentano ogni giorno che passa e tra loro anche chi ha o avrà bisogno di ricovero in reparto isolato o in terapia intensiva.
2. E qui però bisogna che la Regione sia più chiara nel metodo e nel merito. Non per polemica ma per capire e organizzare una risposta adeguata e comunicare ai cittadini quale è la reale situazione. Il bollettino serale con il numero dei contagiati e dei morti serve a poco. Meglio sarebbe un bollettino serale con il numero e la distribuzione dei posti letto di terapia intensiva realmente attivati, cioè pronti ad accogliere immediatamente chi ne ha bisogno, o con il numero delle mascherine distribuite, anche quelle acquistate dalle singole aziende, o con i soldi messi a disposizione delle imprese per sopravvivere in questa crisi o con gli importi dei contributi alle strutture del terzo settore chiamate a dare una risposta di emergenza a chi nell’emergenza è rimasto solo di fronte al bisogno. Sia chiaro. Ci sono cose che devono essere fatte da Roma, e Roma porta intere le sue responsabilità. Ma ci sono cose che possono e devono essere fatte in Calabria. E su queste è necessario che ci sia maggiore chiarezza.
3. Un paio di settimane, ad esempio, fa era stata preannunciata per l’area centrale l’attivazione di almeno 16 posti di terapia intensiva e sub-intensiva e, nell’immediato, di almeno 40 posti di degenza in reparto di malattie infettive. Si parlava anche della discutibile decisione di allestire sempre presso il Policlinico di Germaneto una tensostruttura in grado di accogliere almeno ulteriori 90 pazienti sebbene la struttura nosocomiale dispone già di ampi spazi multipiano al momento non utilizzati e vacanti. Dopo due settimane, 31 decessi e quasi 700 contagiati in Calabria, nell’area centrale vi sono 107 pazienti ricoverati di cui 20 in terapia intensiva, e da ieri a quanto è dato sapere i pazienti sono distribuiti pure presso strutture private, tanto da far presumere una saturazione del sistema pubblico. Peraltro, anche in Calabria, così come nel resto del Paese, sono stati sospesi tutti i ricoveri “ordinari” e le prestazioni ambulatoriali non urgenti. Inoltre, gli ospedali calabresi pubblici, ad eccezione del Policlinico Universitario, erogano prestazioni d’urgenza/emergenza e purtroppo, specie presso l’hub di riferimento dell’area centrale della Calabria e cioè l’ospedale Pugliese Ciaccio, non vi sono “percorsi” dedicati per pazienti-Covid con relativo enorme rischio di contagio in considerazione della inevitabile promiscuità tra degenti, utenti e personale, come da tempo segnalano in modo forte medici, infermieri, operatori sanitari tutti.
4. Di fronte a questa situazione, in continua evoluzione, siamo consapevoli della necessità di un approccio progressivo e modulare all’emergenza ma crediamo anche che sia doveroso dare informazioni chiare ai cittadini sulla reale situazione e sulle azioni che la Regione ha messo in campo per realizzare la più ampia funzionalizzazione delle strutture sanitarie presenti nel capoluogo e nella provincia; senza polemica, ma anche senza slogan che lasciano il tempo che trovano. Vorremmo tutti sapere, ad esempio, se l’ospedale Pugliese, dopo i recenti accorpamenti di reparti con riduzione del 75% dei posti chirurgici e del 50% dei posti in ortopedia e traumatologia, sia ancora in grado di assicurare urgenze/emergenze con diagnosi e cura anche delle patologie oncologiche. Vorremmo ancora sapere se e come stia procedendo l’acquisizione di personale e quale sia il rapporto tra le procedure aziendali e regionali. E ancora vorremo sapere quanti degenti Covid e non-Covid siano ricoverati presso il Policlinico – struttura individuata come “centro di riferimento regionale per il nuovo coronavirus” – di quanti posti letto complessivi lo stesso dispone e quanti siano i posti disponibili di degenza Covid attivati, sia di reparto che di terapia intensiva/subintensiva. Vorremmo sapere ancora, dal momento che il Policlinico non eroga prestazioni in regime d’urgenza, con sospensione dei ricoveri ordinari ed essendo in pratica assicurati solo i ricoveri “oncologici” se sia possibile valorizzare la disponibilità del personale che ivi lavora alle esigenze di una emergenza devastante per strutture sanitarie fragili. Vorremmo sapere, infine, come la regione stia sostenendo il ruolo dei medici di medicina generale, primi interlocutori sul territorio per ciascun di noi. Vorremmo sapere ancora quale è la reale situazione delle residenze per soggetti deboli, sia di quelle attive nell’area sanitaria che in quella sociale.
5. Vorremmo sapere, insomma, tante cose. Perché in questo momento i cittadini calabresi hanno bisogno di conoscere non soltanto il numero dei positivi, ma come si stia concretamente riorganizzando il servizio e la rete sanitaria ed ospedaliera. In questi giorni, non abbiamo bisogno di proclami, di rivendicazioni, di pennacchi, di dichiarazioni ad effetto sui social. Abbiamo bisogno di lavorare tutti per contrastare la pandemia e progettare la ripresa economica, sociale e sanitaria della Calabria. E di comunicare in modo chiaro quello che si fa.

Antonio Viscomi (Deputato PD)
Libero Notarangelo (Consigliere regionale PD)







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