Rsa Chiaravalle, i sindacati: «Inaccettabile il tempo perso per ricoverare gli ospiti» – VIDEO

Le categorie della funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil inoltre sollecitano un nuovo modello organizzativo della sanità

«Il tempo e il cortocircuito. Attorno a questi due termini pare si possa riassumere la vicenda della “Domus Aurea” di Chiaravalle, dentro la quale risiedeva un numero importante di ospiti fragili e operatori indifesi, al pari degli ospiti, che lavoravano con dedizione». Lo evidenziano i segretari generali della Fp Cgil, Alessandra Baldari, della Cisl Fp, Luciana, Giordano, e della Uil Fpl, Elio Bartoletti. «L’emergenza Covid-19 – proseguono – ha messo in evidenza la fragilità di una organizzazione sanitaria che va ripensata in tutti i suoi aspetti, ma evidenzia anche la capacità o meno di dare risposte tempestive. Il problema delle Residenze per anziani, come centri pericolosamente esposti al dilagare del virus, sta esplodendo su tutto il territorio nazionale e, purtroppo, segna la impotenza di un sistema sanitario emaciato per uomini e risorse, che ha delegato in toto al privato l’assistenza socio sanitaria, con rare eccezioni. Ulteriori casi di contagio da Covid-9 sono stati registrati, purtroppo, in altre Rsa presenti sul territorio della regione Calabria». Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl evidenziano: «Il tempo. E’ ormai chiaro a tutti che la Calabria ha un vantaggio temporale sulla propagazione del virus che, se gestito con perizia, farà la differenza rispetto alle regioni che invece sono state travolte dal numero dei contagiati, tanto da non aver avuto la possibilità di pensare ad una programmazione di interventi adatta alla portata dell’evento. Non solo, l’esperienza degli altri territori, ha evidenziato un altro aspetto anche se di recente evidenza, ovvero che intervenire in tempo sui contagiati fa la differenza rispetto agli esiti della cura, e questo vale soprattutto per i pazienti più anziani, i più fragili. Alla luce di queste riflessioni – sostengono Baldari, Giordano e Bartoletti – appare incomprensibile e inaccettabile che sulla vicenda della Residenza di Chiaravalle si sia impiegato tutto questo tempo, 10 giorni, per arrivare alla decisione finale del ricovero degli ospiti che dopo i primi contagi sono diventati pazienti Covid-19, insieme ai lavoratori che di giorno in giorno, senza adeguate protezioni a cui avrebbe dovuto provvedere, a prescindere, chi gestisce la residenza, senza attendere la diffusione del contagio, hanno dovuto lasciare il lavoro e in seguito, anche in questo caso dopo molte titubanze, essere collocati al riparo e in sorveglianza attiva». Secondo Baldari, Giordanop e Bartoletti, poi, «il secondo aspetto, su cui è necessario avviare una riflessione, è quello del cortocircuito tra la necessità di prendere immediate decisioni e l’ossequio alle disposizioni che siano regionali o nazionali, con tutti gli adempimenti burocratici, dai controlli formali a quelli sanitari, che richiedono tempo, quello che questo virus non concede. Riteniamo che il primo modo per evitare che altri accadimenti tragici, a condizioni date, quelle attuali che non possiamo cambiare nel breve periodo, sia l’attivazione di un monitoraggio a tappeto con i tamponi che vanno reperiti con la massima urgenza, anche in autonomia, senza aspettare le forniture nazionali, sia per gli operatori di tutte le strutture sanitarie che per quelle assistenziali, cosi come per tutti gli ospiti anziani. La sorveglianza regionale deve estendersi anche al controllo sulla sospensione delle visite esterne che sono uno dei veicoli possibili di contagio. Queste sono le operazioni di prevenzione necessarie, almeno per questo settore, alle quali vanno sommati anche i controlli per tutti coloro che hanno avuto contatti diretti o indiretti (i familiari del personale) con pazienti contagiati. Insomma un’azione preventiva che si estenda a cerchi concentrici non solo sui sintomatici. Per fare tutto ciò sono necessarie risorse finanziarie e umane che vanno trovate qui o altrove, altrimenti non è possibile dare seguito alle ordinanze emanate che rischiano di diventare i manifesti delle buone intenzioni». Infine – concludono i segretari Baldari, Giordano e Bartoletti – «sull’altro aspetto, quello organizzativo, volto ad evitare conflitti, diatribe e quant’altro, che generano tempi lunghi e difficoltà ad individuare responsabilità che mettano in campo azioni positive e rapide, riteniamo che vada approntato un modello organizzativo chiaro, con percorsi definiti, se è possibile concertati, nei limiti che le ragioni dell’emergenza esigono. E’ quanto, tra l’altro, la Fp Cgil, la Cisl Fp e la Uil Fpl della Calabria, hanno chiesto alla presidente della Regione Jole Santelli e al Commissario ad acta Saverio Cotticelli, lo scorso 31 marzo nel corso della riunione per concordare il protocollo su salute e sicurezza dei lavoratori, nella convinzione che dalla salvaguardia dei lavoratori debba partire la prevenzione di tutti e la tutela di pazienti e ospiti».







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