Spediti in Calabria 19 ventilatori polmonari. Tutti i numeri della Protezione civile

Ecco la mappa dei materiali distribuiti nella regione. Sono 526mila le mascherine, ma “solo” 96mila di tipo Ffp2 e Ffp3. Inviate 750 tute protettive

di Pablo Petrasso
CATANZARO
I «prodotti» – così li definisce la Protezione civile nazionale – sono arrivati per giorni alla spicciolata. Il picco si è raggiunto tra fine marzo e inizio aprile, quando circa 400 tra macchinari e presìdi di sicurezza sono stati spediti in Calabria. I numeri (il totale è di 909mila) sono quelli ufficiali del sito della Prociv, forniti dal commissario per l’emergenza sanitaria Domenico Arcuri. Numeri sulla base dei quali è possibile tracciare una sintesi di quanto fatto finora e dell’attenzione riservata dalle autorità alla Calabria.
Un conto è la quantità delle forniture, un conto la qualità. Così, se è vero che il totale delle mascherine riservato alle strutture sanitarie della regione è di 526mila, non si può neppure biasimare la sintesi che Domenico Pallaria, ormai ex dirigente della Protezione civile, ha offerto a Report: «Ce le hanno restituite». Parole simili a quelle pronunciate dalla presidente Jole Santelli in consiglio regionale: «Abbiamo chiesto mascherine, ci hanno fornito bandane». Vediamo cosa racconta il quadro complessivo. Sono 209.145 le mascherine chirurgiche, 91.500 quelle di tipo Ffp2, solo 5.025 quelle di tipo Ffp3 (le più efficaci) e ben 220.800 le mascherine monovelo.

Per stare ai dispositivi di protezione individuale – della cui assenza si lamentano tutte le parti sanitarie in causa – le tute arrivate distribuite sarebbero 750, i guanti 177mila, i calzari 137mila, le cuffie 46mila. E i tamponi – i dubbi sulla loro disponibilità risuonano da giorni nelle strutture sanitarie della regione – sono 18mila.
La Protezione civile distingue tra “prodotti consumabili” (quelli appena elencati) e “non consumabili”.
Tra questi sono inclusi i ventilatori, pietra dello scandalo che ha portato alle dimissioni di Pallaria e vero nodo della gestione dell’emergenza, almeno secondo le allarmate dichiarazioni che si sono registrate in Calabria fin da quando è stata scavata la trincea per fronteggiare la pandemia. Sono stati distribuiti, in tutto, 19 ventilatori polmonari: 14 «ad alta complessità per terapia intensiva (aria compressa)» e 5 «per terapia sub intensiva (turbina)». Sarebbero potuti essere di più se, come emerso giorni fa, la Protezione civile non avesse requisito un ordine destinato alle Asp calabresi per dirottarlo in Lombardia, dove la situazione è da settimane molto critica.

Questi numeri dicono che le potenziali postazioni di terapia intensiva e sub-intensiva che, stando alle cifre di ieri, si potrebbero allestire, sono 19. E sono potenziali perché per ottenere un letto aggiuntivo non basta un singolo respiratore. Secondo un quadro fornito dall’Associazione italiana ingegneri clinici, per allestire un posto letto di terapia intensiva (a un costo stimato di 50mila euro) servono anche Monitor Multiparametrici (da 3500 a 5mila euro), letti con materassi antidecubito (da 4 a 12mila euro), umidificatori attivi (da 2 a 4mila euro). La Regione avrebbe lavorato per arrivare, a regime, ad attivare circa 100 nuovi posti di Terapia intensiva, dunque si aspetta nuovi invii di materiale dal commissario per l’emergenza sanitaria. Arrivi, comunque, subordinati alla conclusione delle procedure attivate da Consip, prevista al massimo entro 45 giorni dall’avvio, che risale alla metà circa del mese di marzo. Tempi troppo lunghi, come hanno rilevato tutti gli osservatori. (p.petrasso@corrierecal.it)







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