Coronavirus, il «mistero» dei tamponi e la corsa dei sindaci ai kit (introvabili)

Esami di nuovo disponibili a Cosenza (dove aumentano i contagi: +16). Mentre il sindaco di Locri denuncia: «Dovevano portarceli con una macchina ma è scomparsa». E Belvedere si organizza in autonomia (seguita da altri Comuni)

LAMEZIA TERME Che il nodo centrale, per la Calabria, sia quello dei materiali, lo sa bene anche il viceministro della Sanità Pierpalo Sileri. Che, non a caso, nel post che riassume la sua visita di ieri a Catanzaro, evidenzia due punti: «Dobbiamo aiutare la Calabria e i calabresi come tutte le altre regioni, migliorando quello che non va: carenza di tamponi, problemi con le Rsa. È un’occasione, nel dramma, di rafforzare, nell’immediato, molte storture del sistema sanitario». E tra le storture evidenziate nell’ultima settimana c’è proprio la carenza di tamponi, essenziali per mappare la diffusione dell’epidemia, segnalare i casi positivi e circoscrivere il Coronavirus.
Negli ultimi giorni, dopo la tragedia della casa di cura di Chiaravalle, sono aumentati gli esami disposti dalle Asp nelle residenze sanitarie assistenziali. Ma dal territorio continuano ad arrivare voci preoccupate. Fino a qualche giorno fa, l’epicentro dei problemi era Cosenza, dove il materiale per le analisi scarseggiava. Da ieri, con l’arrivo di 1.500 tamponi, gli esami sono ripresi. E, non a caso, il numero dei contagi registrati (16 in un giorno) è aumentato.
Da Locri, invece, arriva la denuncia del sindaco Giovanni Calabrese. Che parla di «situazione non tranquilla» proprio «per mancanza di tamponi». «Oggi (venerdì per chi legge, ndr) – scrive Calabrese – sono stati effettuati circa una trentina di tamponi dopo sei giorni che non venivano effettuati. Sono un centinaio le persone che per precauzione dovrebbero essere sottoposte a tampone ma, purtroppo, non è possibile farlo. Siamo indignati e preoccupati. Due giorni fa, dopo varie rimostranze, era partita una macchina con 500 tamponi diretta a Locri, ma misteriosamente non è mai arrivata…. oltre ai tamponi si è persa anche la macchina».
Situazioni paradossali, che richiedono interventi in tempi rapidi.
Qualcosa si è mosso, nei giorni scorsi, a Belvedere Marittimo. Anche il centro del Tirreno cosentino è finito nelle cronache per la scoperta di un caso di contagio all’interno di una casa di cura. Il sindaco Vincenzo Cascini, però, ha raccontato al Fatto Quotidiano la sua strategia per aumentare i test: ha messo a disposizione il suo laboratorio di analisi per svolgere analisi sui concittadini. «Abbiamo iniziato da due giorni con tutti i dipendenti comunali – dice –. Poi andremo avanti con tutti gli altri residenti del mio comune. Su 100 test abbiamo individuato due persone risultate positive agli anticorpi Igg e Igm», cioè due soggetti che «hanno avuto un contatto con la malattia ma ne stanno venendo fuori in autonomia». Cascini spiega di aver pagato i test «circa dieci euro l’uno, Iva esclusa». E, di fatto, apre una fase diversa per i sindaci: quella di verifiche a tappeto su piccola scala. Altri «si stanno muovendo. Ho prestato 300 kit a Oriolo. Ho clienti di quelle parti che si appoggiano alla mia clinica, mi hanno chiesto aiuto e gliel’ho dato».
Cascini non polemizza né con lo Stato né con la Regione. Segnala, però, che i sindaci stanno cercando di muoversi in autonomia, anche se «i kit ormai sono finiti ed è difficile approvvigionarsi sul mercato mondiale». Li cercano a Praia a Mare, San Marco Argentano, Acquappesa. Ma trovarli è dura. E senza esami sarà difficile capire esattamente i contorni locali della pandemia e passare alla “fase 2”, la ripartenza.







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