Coronavirus, un luminare calabrese ha in cura il primo ministro britannico Johnson

Si tratta di Luigi Camporota. Laureatosi a Reggio Calabria nel 1995, è considerato uno dei massimi esperti di medicina di terapia intensiva e soprattutto di difficoltà respiratorie

LONDRA Il premier britannico Boris Johnson rimane «in condizioni stabili e di buon umore». A riferirlo è stato il ministro degli Esteri e sostituto primo ministro, Dominc Raab, nel quotidiano briefing di Downing Street sul coronavirus. Emergenza che ha colpito proprio il primo ministro, ricoverato da domenica scorsa nel reparto di Terapia Intensiva dell’ospedale St. Thomas di Londra. «E’ in ottime mani – riferisce il portavoce di Downing Street – il sistema sanitario è una macchina che funziona benissimo».
Luigi CamporotaLUIGI CAMPOROTA Sistema sanitario che, dicono i numeri, è supportato anche da operatori che arrivano dall’Unione Europea o altri Paesi, per un totale che sfiora il 19%. E, proprio fra i reparti dell’ospedale della “City” in cui si trova ricoverato il leader dei Conservatori, lavora anche un luminare calabrese che, secondo il Times, si starebbe occupando proprio di Johnson. Si tratta di Luigi Camporota, considerato uno dei massimi esperti di medicina di terapia intensiva e soprattutto di difficoltà respiratorie.
IL CURRICULUM Quello di Camporota è un curriculum fatto di studi, ricerche ed esperienze lavorative di primissimo livello. Terminati gli studi nel 1995 nella facoltà di Medicina a Reggio Calabria e ottenuta la specializzazione nel 2000 in “Medicina respiratoria”, nel 2004 varca i confini inglesi prima a Londra e poi a Southampton nel 2005 e i suoi numerosi studi nel settore, dall’utilizzo dei macchinari respiratori alla gestione delle crisi respiratorie acute, vengono molto spesso pubblicate sulle riviste scientifiche del Regno Unito. La presenza nello staff sanitario che ha in cura il leader britannico di un luminare “straniero”, suona quasi come una beffa per Johnson che, con le sue recenti politiche, ha spinto il Paese verso una deriva quasi xenofoba, acutizzata dalla Brexit. (Gi.Cu.)







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