“Villa Torano”, Massimo Poggi: «Ho fatto tutto per tutelare anziani e dipendenti»

«A chi mi sarei dovuto rivolgere se non alla Protezione Civile? me ne assumo tutte le responsabilità». Così parla l’amministratore della struttura. «Il mio direttore sanitario ed il suo assistente hanno fatto 100 tamponi in 3 ore». Sulla paziente deceduta: «Era positiva asintomatica, ma ritengo sia morta per cause naturali»

CATANZARO Tassello dopo tassello. Quello di “Villa Torano” è un puzzle ingarbugliato dove i pezzi da incastrare sono difficili da recuperare. La struttura di accoglienza per anziani è il punto di fuoco sull’asse Cosenza-Catanzaro. Da una parte l’Azienda sanitaria provinciale del commissario Giuseppe Zuccatelli, dall’altra le proprietà della clinica che si trova nel comune di Torano Castello. Il bubbone del Coronavirus è esploso nella rsa con tutta la sua forza (qui i dati ufficiali) ma intanto si lavora per ricostruire quanto successo in queste ore frenetiche. Una sequela di accuse, scuse, rettifiche, informazioni che stanno tenendo in apprensione l’intera regione e sulle quali si è interessata anche la magistratura. Il commissario dell’Asp riferisce che nel reparto di microbiologia dell’ospedale Pugliese-Ciacco di Catanzaro ci fosse Masimo Poggi e lui ai microfoni di 2020 (format Tv de L’Altro Corriere Tv), non smentisce, anzi: «Quella sera sono rimasto fino a mezza notte all’interno del laboratorio. Vi dico di più: io ringrazio il dottor Pasquale Minchella. Ho seguito tutte le procedure per avere prima possibile i dati. Avevo una necessità, dividere il prima possibile i positivi dai negatici e tutelare quanto più possibile la salute degli anziani e degli operatori. Io abito di fronte l’ospedale, lo vivo perché mia moglie è un medico. In quel momento c’era la mia ansia di avere il prima possibile i dati. Mi assumo la responsabilità di quello che ho fatto e me l’assumerei ancora una volta. L’ho fatto per tutelare gli anziani e tutti gli operatori».
LA BOMBA E’ INNESCATA Massimo Poggi è convinto che quella di “Villa Torano” sia un esplosivo pericoloso. Avverte la paura dei danni che si possono generare e per questo racconta di aver agito buttando il cuore oltre l’ostacolo. «Mi assumo tutte le responsabilità necessarie. Appena ho saputo di un caso Covid-19 nella nostra struttura, mio figlio è andato a Cosenza. Quando abbiamo avuto la conferma anche dalla tac, il mio pensiero immediato è stato quello di andare nella struttura più importante in questo momento: la sede della Protezione Civile Regionale». Il racconto di Poggi non sembrerebbe lasciare spazio ai dubbi. «Ho denunciato subito quello che era successo – racconta – e ho chiesto di avere i tamponi. L’Asp di Cosenza mia aveva mandato solo 20 tamponi e non avevano reagenti. C’è voluta 1 ora affinché il funzionario autorizzasse a fornirmi tutto: tamponi, reagenti e dispositivi di protezione individuale da utilizzare in caso di infezioni da Coronavirus. Non ho pensato in quel momento di parlare con Zuccatelli ne con l’Asp, non sapevo nemmeno se fossero operativi nel giorno di Pasquetta. Sono andato lì perché chi meglio di loro avrebbe potuto assistermi?».
I TAMPONI Richiesta fatta. Massimo Poggi spiega di aver chiesto 200 tamponi perché in totale la struttura è accreditata per 95 persone e 100 ci lavorano come operatori. «Avevamo 56 ricoveri e 75 unità al lavoro. Abbiamo pensato di mettere tutti in sicurezza. Quella sera abbiamo fatto immediatamente 105, poi gli altri li abbiamo fatti con il secondo tampone». Arriva finalmente il momento di chiarire anche un’altro aspetto, e cioè chi ha eseguito le operazioni? «Io sfido chiunque a trovarsi il mio direttore sanitario. Ci siamo ritrovati in una emergenza alla quale non eravamo preparati. Si è trattato di un errore umano può essere più che giustificato. Il mio direttore sanitario ed il suo assistente hanno fatto 100 tamponi in 3 ore. Una cosa eccezionale. In ogni caso, quando abbiamo avuto quei casi, anche paragonandoli con quelli di oggi, ci è venuto il dubbio circa gli errori». I tamponi venivano processati e nel frattempo il commissario Giuseppe Zuccatelli si metteva in contatto con il dottore Pasquale Minchella. «Me lo sono fatto passare e abbiamo discusso insieme a lui di questa situazione dove palesavamo la possibilità degli errori».
I PAZIENTI«Noi avevamo già come gruppo, organizzato dove destinare i pazienti. Ma adesso ritengo che questo debba essere organizzato dall’unità di crisi regionale. Noi possiamo mettere a disposizione tutto quello che abbiamo, ma devono prendere loro le decisioni». Poggi nel corso dell’intervista rilasciata alla nostra testata, puntualizza anche alcune circostanze relative alle attività di prevenzione. «Dal 27 febbraio avevamo allertato tutte le nostre strutture e le avevamo blindate dall’esterno. Tutti i nostri collaboratori sono stati responsabilizzati, i tablet sono stati messi a disposizione degli anziani per parlare con i parenti. I fornitori vengono bloccati all’esterno e tutte le merci entrano solo dopo essere state igienizzati. Abbiamo messo in campo tutto quello che c’era da mettere. Abbiamo due reparti Covid, all’interno della struttura. Ci sono operatori per il reparto Covid e non Covid. Li ringrazio personalmente per quanto stanno facendo. Da lunedì nessuno ha smontato fanno tutto all’interno, nessuno si è tirato indietro, sono ragazzi meravigliosi, è la cosa più bella che in questo momento posso dire. Tutti i positivi stanno bene, sono asintomatici».
L’OSPITE DECEDUTA Intanto una paziente 90enne è morta nella notte a cavallo tra giovedì e venerdì. «Io ritengo che sia morta per cause naturali ma era positiva e asintomatica. Fino a ieri stava bene, ha parlato con il figlio residente a Milano, respirava bene, la saturazione era ottima, non aveva nessun problema respiratorio e non aveva febbre o sintomi tipici di questa infezione».  Il caso dei pazienti asintomatici, preoccupa e non poco gli amministratori della struttura. «Ho chiesto una  commissione di medici specialisti in questo settore affinché supportati dal mio direttore sanitario possano seguire la reale situazione dei pazienti che sono da noi -conclude Poggi -. Perché adesso lo diciamo noi che queste persone stanno bene, in futuro lo dovrà certificare la commissione dell’Asp. Subiamo attacchi che ci diffamano, fatti da estranei al nostro mondo che non ci conoscono e non sono mai stati nella nostra struttura, cavalieri di tastiere che non capiscono nulla di Rsa, i familiari di chi ha ricoverati nelle nostre strutture parlano di benissimo di noi».





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