«Abbandonati a noi stessi», la solitudine di un sindaco ai tempo del coronavirus

Il primo cittadino di Soverato Alecci racconta la “giornata tipo” di un amministratore: uno sfogo ma anche una richiesta di aiuto

SOVERATO  Stanchezza e preoccupazione. Sono queste le sensazioni che stanno vivendo in questo periodo di emergenza tanti amministratori locali e che sicuramente sta vivendo il sindaco di Soverato, Ernesto Alecci. Su facebook Alecci racconta la “giornata tipo” di un sindaco, alle prese con mille problematiche, che si sono moltiplicate e aggravate con le misure da adottare e da seguire per fronteggiare il coronavirus, il nuovo “nemico pubblico numero 1” che – dice Alecci – «ci costringe a entrare alle 8 di mattina al Comune e a uscirne, se tutto va bene la sera alle 22, e siamo noi a spegnare la luce, e penso che lo stesso fanno i miei colleghi». Soverato, una delle più rinomate località turistiche della Calabria, sulla costa ionica, e dell’intero Mezzogiorno, sta pagando un caro prezzo al coronavirus, contando alcuni casi positivi e anche una vittima, un’anziana che era ospite in uno dei focolai di Covid-19 in Calabria, la casa di cura di Chiaravalle Centrale la cui vicenda ha determinato anche l’isolamento dello stesso comune di Soverato, dichiarato “zona rossa” da un’ordinanza regionale. Al fondo di una situazione evidentemente pesante, Alecci affida a facebook uno sfogo che è anche una richiesta di aiuto, soprattutto in prospettiva, che rivela comunque un senso di solitudine ai tempi del coronavirus. «Sono tante le incombenze, mai così tante come in questo periodo. Penso – spiega il sindaco di Soverato – alle tante ordinanze, anche di quarantena, che dobbiamo emettere, le riunioni con la Protezione civile, con la Polizia municipale con le associazioni di volontariato per andare incontro alle tante difficoltà dei cittadini. Tutto è a carico dei Comuni. E poi il sostegno anche psicologico ai positivi e alle loro famiglie, le risposte da dare a imprenditori e cittadini che non sanno come pagare tasse e bollette, o – aggiunge – a imprenditori e commercianti che vogliono sapere se e quando possono ripartire perché ordinanze regionali e decreti governativi hanno generato solo confusione. Ma non ci arrendiamo». E’ comunque dura perché dall’esterno non arrivano così tanti aiuti. «Il fatto – sostiene Alecci – è che a dare le risposte sono sempre e solo i sindaci, lasciati in trincea insieme ai proprio collaboratori, assessori e consiglieri comunali. Siamo responsabili di protezione civile, siamo autorità sanitaria, siamo responsabili delle politiche sociali e però dobbiamo gestire situazioni già complicate nell’ordinarie amministrazione, figurarsi in questo periodo. Un carico di lavoro senza risorse umane e senza risorse finanziarie per i tagli governativi degli ultimi anni. Abbandonati spesso a noi stessi, costretti ad arrangiarci con quello che abbiamo, con pochi dipendenti e con i volontari». Il presente è difficile, ma anche la ”ripartenza” è motivo di preoccupazione: «Quando si riapriranno parchi o spiagge con quale personale voglio vedere con quale personale garantiremo la distanza e la sicurezza. E poi – si chiede il primo cittadino di Soverato – di chi sarà la responsabilità se succede qualcosa? Dei sindaci, sono sicuro. Siamo al solito il Paese delle riforme che restano a metà: penso a esempio a chi ha il reddito di cittadinanza e che potrebbe essere utilissimo in questo momento, tanti di loro mi chiamano ma non possiamo utilizzarli per colpa della burocrazia. Sono davvero stanco, come penso molti altri amministratori locali. O cambiano le cose, o si mettono in campo a livello nazionale e regionale misure concrete, snelle e veloci che possano dare una mano subito, o davvero – conclude Alecci – sarà molto complicato affrontare questo periodo e il futuro che abbiamo davanti». (Agi)





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