La moglie di Petrini: «Non ho indotto mio marito a mentire»

In una nota la consorte dell’ex presidente di sezione della Corte d’appello di Catanzaro coinvolto nell’inchiesta “Genesi” espone la sua posizione

«A seguito delle notizie di stampa e soprattutto dell’iniziativa giudiziaria della Procura di Salerno nei miei riguardi sento il bisogno di fare luce sulla realtà effettiva, cosa che mi auguro mi sarà consentito di fare, scendendo in maggiori dettagli, davanti ai procuratori della Repubblica di Salerno». Lo scrive, in un comunicato stampa, Stefania Gambardella, moglie dell’ex presidente di sezione della Corte d’Appello di Catanzaro, Marco Petrini, indagata dalla Procura di Salerno nell’ambito dell’inchiesta “Genesi”.
La tragedia di una famiglia. «La tragedia che ha devastato me e i miei figli – prosegue la Gambardella – è sotto gli occhi di tutti. Adesso mi si accusa di avere indotto il mio ex marito ad alterare la verità nel corso delle sue dichiarazioni, quando basta leggere la conversazione intercettata nella sua interezza per avvedersi che, in quella come in qualche altre occasioni in cui ho avuto contatti telefonici con lui, l’ho sempre sollecitato a dire la verità ed a non alterare i fatti effettivamente a sua conoscenza. Sollecitazione di carattere generale, non avendo contezza di cosa e di chi lui parlasse. Basta leggere – aggiunge la moglie di Petrini – una conversazione posta a fondamento della contestazione a me fatta, per avvedersi che nessuna sollecitazione in nessun senso vi è stata da parte mia. Addirittura, la mia resistenza a che lui ritornasse a Lamezia Terme, per motivi facilmente intuibili, mi si è rivoltata contro. Ma ripeto, sarà la magistratura ad accertare la verità. Verità già in atti. Basta ascoltare e trascrivere quella conversazione nella sua interezza. Ringrazio per avermi concesso questo spazio».

 





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