Atti vandalici alla fondazione Falcomatà: «Subirli mette in crisi la nostra identità»

Il presidente ed il consiglio di amministrazione ringraziano i tanti che in queste settimane hanno dimostrato vicinanza, solidarietà ed affetto. «Quando si subisce, la prima cosa che pensiamo è di mollare. Ma la nostra missione non ammette deroghe»

REGGIO CALABRIA Il vile atto vandalico che ha gravemente danneggiato i locali della Fondazione “Italo Falcomatà”, ha sollevato un moto unanime di sdegno. Messaggi solidali d’incoraggiamento sono pervenuti da tanti cittadini dal mondo della politica e della società civile, con ammirevole e commovente moto bipartisan di solidarietà e vicinanza, ha espresso il desiderio di collaborare per sostenere la Fondazione nel lavoro di sistemazione della sede e di continuazione dell’attività.
«Subire la violenza dell’inciviltà e dell’ignoranza è qualcosa che rischia di mettere in crisi la nostra stessa identità, il nostro lavoro, il nostro impegno per la convivenza pacifica e democratica, è qualcosa che non sarebbe mai dovuto accadere poiché significa che qualcosa si è inceppato nella vita civile di una comunità – scrive Rosa Neto Falcomatà -. Quando un evento inaspettato ci tocca direttamente, le paure, i timori, i dubbi, la voglia di smettere sono i primi sentimenti che ci assalgono, ma le regole che ci siamo dati sin dalla nascita della Fondazione non ammettono deroghe. La nostra azione è stata sempre ispirata dal motto di Italo: “L’esempio è la fonte del pensiero successivo”. L’atto costitutivo della Fondazione recita:“La Fondazione ha lo scopo di favorire, secondo l’azione e lo spirito di Italo Falcomatà, la crescita civile e culturale della collettività ed incrementare la ricerca scientifica e la solidarietà sociale” e ancora “è promotrice di iniziative culturali, di confronto ed approfondimento di tematiche e questioni di rilevanza nazionale”. Rivolgiamo un sentito ringraziamento per la solidarietà manifestataci ed assicuriamo che la nostra attività continuerà con più forza e determinazione; l’impegno che ci siamo posti è difficile e gravoso, ma per noi è un costante imperativo categorico e morale. Se dovesse vincere l’illegalità avremmo perso noi, ma soprattutto i nostri figli».





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