La discarica dei veleni. «Radioattività al di sopra della media»

Dall’indagine condotta dalla Procura di Vibo che ha portato al sequestro di un’area di 10 ettari in località Portosalvo emergono particolari inquietanti. Nel report dei tecnici dell’Arpacal: «Elevato rischio potenziale di contaminazione delle persone e della natura». 

di Giorgio Curcio
VIBO VALENTIA «Valori di radioattività di gran lunga superiori alla norma». Il risultati degli esami tecnici effettuati dagli esperti dell’Arpacal ed emersi dall’indagine della Procura di Vibo Valentia, guidata da Camillo Falvo, gettano più di un’ombra su quella che a tutti gli effetti è un’emergenza ambientale. Già perché quella scoperta dagli investigatori in località Portosalvo nella città vibonese è una vasta discarica abusiva, estesa per oltre 100mila metri quadrati (10 ettari) interessata da un accumulo incontrollato di rifiuti eterogenei, pericolosi e non, materiale proveniente da demolizione, pannelli di eternit in disuso, pneumatici fuori uso, rifiuti ferrosi ma anche ecoballe e altri cumuli di rifiuti vari dati alle fiamme di recente. Il tutto accatastato sui terreni e alcuni capannoni presenti. L’intera area è finita sotto sequestro dopo il blitz eseguito all’alba dal personale della Sezione di polizia giudiziaria – Aliquota Carabinieri, insieme ad una squadra specializzata dei Vigili del Fuoco di Vibo Valentia.
L’INDAGINE Una vera bomba ecologica, dunque, pronta ad esplodere. Le indagini della Procura vibonese sono partite dopo la denuncia presentata alla Questura lo scorso 6 marzo. La pandemia e le restrizioni imposte hanno però reso impossibile il sopralluogo della Polizia Giudiziaria nell’area fino allo scorso 13 maggio 2020 quando gli agenti non hanno potuto far altro che constatare «la sussistenza di un serio e potenziale pericolo di inquinamento delle matrici ambientali – suolo, sottosuolo e aria – sia a causa dell’infiltrazione degli agenti atmosferici e della conseguente formazione di percolato da rifiuto, sia in considerazione della possibile aerodispersione delle fibre di amianto contenute nei pannelli in fibrocemento abbandonati».
LA RELAZIONE DELL’ARPACAL Bisogna intervenire e presto. A sottolineare la necessità di una rapida e soprattutto efficace bonifica dell’area sono stati proprio i tecnici dell’Arpacal, interpellati dalla Procura per eseguire i dovuti sopralluoghi.
E il rapporto è impietoso: «L’area indagata – scrivono – presenta delle criticità di tipo ambientale, dovute come ampiamente specificato, alla presenza di rifiuti speciali anche di tipo pericoloso che necessitano procedure di smaltimento opportune e/o bonifiche. Inoltre, le rivelazioni radiometriche di tipo campale presentano un sito in cui il livello di radioattività medio è in sintonia con il fondo radioattivo del territorio vibonese (valore misurato medio sull’intera area indagata pari a 96±7 nGyh-1.) ad un metro di altezza dal suolo, tranne che in una zona definita come area calda, dal punto di vista radiologico. Nel sito è stata individuata una zona calda in cui dall’analisi spettrale risulta la presenza di radio 226 (226Ra) con un’attività importante su una superficie di circa 30 metri quadrati». Un quadro allarmante quello dipinto dai tecnici. Tuttavia, è scritto nella relazione, le condizioni dell’asfalto e il fattore di occupazione del sito inducono ad escludere rischi legati all’aumento della componente dell’esposizione radiologica e che nulla si può dire circa la eventuale contaminazione della falda acquifera. «Ma anche se si tratta di un “radionuclide naturale” – scrivono – presenta un elevato rischio potenziale di contaminazione delle persone e della natura»
IL SEQUESTRO Tutti elementi preoccupanti, insomma, e che hanno spinto la Procura di Vibo Valentia a disporre il sequestro probatorio del sito. Resta da accertare, infatti, quanto il sottosuolo sia stato inquinato dai rifiuti tossici e da quanto tempo l’area (molto vasta) è stata trasformata in una discarica abusiva. Allo stato attuale nessuno risulta indagato. Intanto il sindaco di Vibo, Maria Limardo, è stato nominato custode dell’area.
IL SINDACO Proprio il primo cittadino vibonese, attraverso un comunicato ufficiale, ha commentato l’operazione: «Si comunica che, nella mattinata odierna il Sindaco, quale autorità territorialmente competente, è stata nominata custode giudiziario dell’area in sequestro, cui spetta la vigilanza al fine di garantire la conservazione del bene in sequestro. Il Sindaco, trattandosi di reati in materia ambientale, le cui procedure amministrative collegate alla rimozione dei rifiuti, alle operazioni di bonifica e al ripristino dello stato dei luoghi, rientrano tra proprie competenze, avvierà con la massima celerità e in stretta sinergia e collaborazione con l’autorità giudiziaria procedente, tutte le procedure previste dalla vigente normativa in materia (D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.), al fine di garantire tutti gli adempimenti da parte dei responsabili». (redazione@corrierecal.it)





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