«Rischio Covid sottovalutato». Le (dure) accuse del ministero al management di “Domus Aurea”

Il risultato della visita ispettiva dopo la “strage dei nonnini”. «Inesattezze, confusione dei percorsi, un’anziana morta senza che se ne accorgesse nessuno e pazienti trascurati». Definito «appropriato» il monitoraggio della Regione. Evidenziate disfunzioni a Tropea e Lamezia e difetti di comunicazione tra le Asp d Vibo e Catanzaro

di Pablo Petrasso
CATANZARO Lacune, inesattezze, sottovalutazioni del rischio di contagio da Coronavirus. E, addirittura, il caso di una anziana morta senza che nessuno se ne accorgesse. Il risultato della verifica ispettiva, effettuata in videoconferenza il 16 aprile scorso, nella Rsa “La Ginestra Hospital” e nella Casa protetta “Domus Aurea” è un lungo elenco di inadempienze. Le più gravi sono indirizzate dal ministero della Salute al management, sanitario e non, delle due strutture sanitarie. Le quattro pagine firmate da Andrea Urbani, direttore generale della Programmazione sanitaria, arrivano a valle di un incontro con i componenti della Commissione ispettiva, i vertici e i funzionari della Regione Calabria e la struttura commissariale dell’Asp di Catanzaro. L’incontro si è svolto alla presenza del comandante del Nas di Catanzaro.
LACUNE E INESATTEZZE NELLA RELAZIONE DEL DS Il documento che riassume i contenuti dell’ispezione mette nel mirino la relazione inviata alla Commissione ispettiva dal direttore sanitario della struttura Domenico Battaglia, facendo riferimento a «numerose lacune e inesattezze nella descrizione dello svolgimento temporale dei fatti». E sottolineando che «anche le descritte richieste, tramite Pec, all’Asp di Catanzaro, di personale e Dpi, si riferiscono temporalmente alle giornate in cui si stava già procedendo al trasferimento degli anziani in precarie condizioni presso i diversi ospedali della zona».
L’ANZIANA MORTA NELL’INDIFFERENZA E IL CONTAGIO SOTTOVALUTATO Tra la proprietà delle strutture e la Regione è stata ingaggiata, subito dopo l’esplosione del caso, una battaglia legale ancora lontana dall’essere definita. Sulla “strage dei nonnini” di Chiaravalle, che ha mietuto 28 vittime, sono puntati anche i fari della Procura di Catanzaro. La vicenda è complessa, dunque, ma per il ministero della Salute non ci sono dubbi: «Emergerebbe un comportamento inappropriato del direttore sanitario, dottor Battaglia, e anche dell’amministratore della struttura, avvocato De Santis che, come dichiarato da tutti i professionisti auditi e in base all’evidenza della situazione precaria in cui sono stati trovati i degenti, tra cui un’anziana morta nel suo letto di cui nessuno si era accorto, hanno totalmente sottovalutato o non considerato la situazione di rischio cui andavano incontro i degenti della Rsa e della Casa protetta, soggetti fragili e maggiormente esposti al rischio di contagio e all’insorgenza di complicanze gravi associate all’infezione».
LA PROMISCUITA’ DEI PERCORSI COVID Le strutture non avrebbero preso misure per il contenimento del contagio né fornito «adeguati Dpi agli operatori sanitari delle due strutture. Riguardo i Dpi, la struttura sembra avesse a disposizione qualche mascherina, qualche visiera ma non camici, non è chiaro se in conseguenza di una mancata richiesta o di un mancato approvvigionamento». «Grave», inoltre, viene definito il mancato rispetto delle «indicazioni fornite dall’infettivologo (della task force regionale, ndr), dottor Benedetto Caroleo, circa la suddivisione da effettuare tra percorso Covid positivo e percorso Covid negativo e l’addestramento degli operatori all’uso dei Dpi, forniti già dal giorno stesso del sopralluogo, cioè il 27 marzo». Una sottovalutazione «proseguita anche successivamente, tanto che il 30 marzo, a seguito di ulteriore sopralluogo, i percorsi non erano stati ben definiti, dando luogo alla promiscuità dei due percorsi sia riguardo il personale che riguardo i pazienti». Inoltre, viene segnalato che «la direzione sembra abbia anche rifiutato il supporto logistico fornito dalla Croce rossa riguardo la fornitura dei pasti, ciò potrebbe aver aggravato le condizioni cliniche dei pazienti».
PAZIENTI TRASCURATI E ABBANDONATI C’è un’altra relazione che evidenzierebbe disfunzioni nelle strutture. «Al di là della situazione relativa al contagio da Covid-19», il documento sottolinea «che, secondo quanto dichiarato dal dottor Zurzolo, anche i pazienti Covid negativi versavano in uno stato di trascuratezza e abbandono e ciò farebbe presupporre una situazione di grave sub standard care degli anziani di fatto già presente presso la struttura ben prima dell’emergenza Covid verificatasi».
BUONA AZIONE DI MONITORAGGIO DELLA REGIONE Ovviamente, il report analizza anche il comportamento delle istituzioni rispetto all’emergenza sorta nel Catanzarese. E «dà atto che la Regione Calabria, a partire dalla situazione riscontrata il 27 marzo 2020, abbia posto in essere atti e conseguenti iniziative finalizzati al monitoraggio dei pazienti e degli operatori sanitari delle Rsa e case di riposo private del territorio, dando mandato ai carabinieri di effettuare verifiche e sopralluoghi su tutte queste strutture». Urbani considera «appropriata l’azione di monitoraggio posta in essere sulle strutture socio-sanitarie, rispetto alle indicazioni del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità». E parla anche di «buona sinergia» nel lavoro avviato «relativamente alle azioni intraprese per il trasferimento dei pazienti Covid positivi e negativi delle strutture socio-assistenziali Rsa ‘La Ginestra Hospital’ e casa protetta ‘Domus Aurea’ di Chiaravalle». Questa collaborazione avrebbe «permesso di contenere, se non purtroppo prevenire, il decesso di un numero più elevato di anziani allocati in questa struttura».
DISFUNZIONI A TROPEA E LAMEZIA TERME Il ministero passa poi all’analisi dell’organizzazione della rete Covid sul territorio. E spiega «che, sebbene con decreto del presidente della Regione dell’11 marzo sia stato individuato come presidio Covid per l’area geografica della Calabria centrale l’ospedale di Tropea (oltre che l’Aou Mater Domini), questo non disponesse di reparti di terapia intensiva e sub-intensiva necessari a gestire pazienti critici, né erano stati forniti loro i Dpi». Stesso discorso per l’ospedale di Lamezia Terme che «avrebbe potuto forse accogliere alcuni pazienti se il personale sanitario fosse stato adeguatamente formato e soprattutto provvisto di Dpi. Ciò avrebbe potuto rendere più facile e veloce il trasferimento dei pazienti».
LA (MANCATA) PROTEZIONE DEI PIU’ DEBOLI Altra criticità: nonostante le circolari del ministero, «la Regione Calabria, come peraltro numerose Regioni italiane, non si è prontamente attivata per individuare e proteggere adeguatamente le categorie più fragili, come gli anziani allocati nelle strutture socio-sanitarie, vigilando affinché i provvedimenti relativi al contenimento del contagio venissero applicati alla popolazione degli anziani residenzializzati».
DIFETTO DI COMUNICAZIONE TRA LE ASP Il caso di una operatrice sanitaria positiva diventa, poi, paradigma della mancanza di comunicazioni tra i vari livelli della sanità calabrese. L’emersione del contagio sarebbe stata comunicata «verbalmente» ai dirigenti dell’Asp di Catanzaro dal dottor Antonio Demonte dell’Azienda di Vibo Valentia il 26 marzo. A questo proposito, «risulta poco chiaro il motivo per cui non sia stato comunicato tale dato al dottor Belcastro (all’epoca dg del dipartimento Tutela della Salute, ndr) e al dottor Caroleo che nella giornata del 27 marzo avevano effettuato un sopralluogo nella Rsa e nella Casa protetta di cui avevano messo a conoscenza l’Asp di Catanzaro». Un episodio che non ha modificato lo svolgersi degli eventi ma «suggerisce un difetto di comunicazione efficace tra le diverse Asp della Calabria».
I CONSIGLI DEL MINISTERO All’analisi seguono le «azioni di miglioramento» suggerite dal ministero della Salute. La Regione Calabria deve attuare «una stretta e continua vigilanza su tutte le strutture socio-sanitarie che accolgono ‘soggetti fragili’ (anziani, pazienti neuropsichiatrici, ecc.) al fine di verificare che tutte le normative nazionali e regionali in merito al contenimento del contagio da Covid-19 vengano rispettate. Tale vigilanza deve essere estesa sia alle strutture accreditate che alle strutture private autorizzate». Altra questione da affrontare è quella della circolazione delle informazioni tra i dipartimenti di Prevenzione delle Asp. Il ministero chiede alla Regione di creare un «percorso definito e standardizzato» per rendere efficienti le comunicazioni e «tutte le informazioni relative a situazioni di contatto/contagio sospetto o confermato». (p.petrasso@corrierecal.it)





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