«È più facile togliere un calabrese dalla Calabria che la Calabria da un calabrese»

di Tony Brusco*

Cara presidente,
chi le scrive è uno dei tanti calabresi innamorati della propria terra ma che il destino ha voluto andassero via dai luoghi della fanciullezza e dal proprio borgo natio. New York è stata la città che mi ha accolto, dove in un ambiente difficile ma accogliente ho avuto la possibilità di crescere, di fare impresa, portando sempre in alto il nome della Calabria e dei calabresi. Ho fatto parte di diversi organismi di calabresi e della Consulta dei Calabresi all’estero che soprattutto negli ultimi anni è diventato uno strumento rilevante e di valore nel riconoscere l’importanza dei nostri corregionali all’estero. Tanti interventi, in collaborazione con la Regione, sono stati realizzati con lo scopo della promozione culturale, dei nostri eccellenti prodotti, dei saperi professionali e del territorio calabrese più in generale.
Nel mio lungo impegno per i calabresi e la Calabria ho favorito, insieme agli altri consultori, la nascita di opportunità e di processi virtuosi per le imprese calabresi orientate verso i mercati esteri o interessate ad attrarre potenziali clienti o capitali per investimenti da realizzare nella regione, oltre alla diffusione delle tradizioni e della cultura calabrese promuovendo il turismo di ritorno. Per questo ho trovato dannoso e mortificante la decisione di non tener conto del ruolo dei calabresi nel mondo dalla neo Giunta della Regione Calabria che ha inteso ridurre drasticamente i finanziamenti per la Consulta dei Calabresi all’Estero per il prossimo triennio. I calabresi nel mondo sono una risorsa fondamentale per il futuro della regione. I connazionali emigrati da tempo e organizzati in comunità stabili, attraverso le loro attività, sono in grado di valorizzare le produzioni, favorire un turismo di ritorno, diffondere un’immagine positiva e propositiva della Calabria. Da calabrese emigrato e poi rappresentante delle associazioni con sede nello Stato di New York ho apprezzato il lavoro svolto in questi ultimi anni e che hanno visto finalmente la Calabria dotarsi con la legge di uno strumento normativo adeguato alle opportunità e alle necessità di rendere efficienti e innovative le relazioni con i calabresi nel mondo. Si è passato da semplice organismo di coordinamento di associazioni e federazioni ad una vera relazione di partnership che ha visto concretizzare importanti accordi con le Camere di Commercio estere, le Università, con società private, innescando processi di scambio reciproco in ogni settore, con un incremento dell’internazionalizzazione e molto altro è in itinere. Non è con i tagli che si crea sviluppo o si risponde alle crisi ma investendo soprattutto in settori strategici e in azioni mirate ad incentivare il business. “It’s easy to take a calabrese out of Calabria than Calabria out of calabrese”, (È più facile togliere un calabrese dalla Calabria che la Calabria da un calabrese) amo ripete ma è arrivato il momento che anche la Calabria impari ad aprirsi al mondo, dando valore a ciò che può restituirle valore. La consulta e i suoi consultori sono interlocutori fondamentali per promuovere e incentivare lo sviluppo economico e sociale di questa terra.
Ecco perché mi auguro che come presidente possa rivedere tale decisione, ristabilendo quel legame forte e fiduciario, come lei stessa ha espresso in campagna elettorale, con quei 7 milioni di calabresi sparsi nel mondo.
*imprenditore, editore già componente della Consulta dei calabresi nel Mondo





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