Tar Calabria, Durante: «Arretrati azzerati ma i ricorsi raccontano un’economia ferma»

Il presidente della seconda Sezione del Tribunale amministrativo regionale dall’8 giugno sarà a Salerno. In un’intervista il bilancio di tre anni di attività: l’edilizia al palo, i Comuni in dissesto, la sanità senza programmazione rispetto ai Lea. Intervista su un contenzioso “malato”

CATANZARO «Il Tar è il giudice dell’economia, sente il polso del buono o cattivo andamento economico di una regione. A Catanzaro la seconda sezione, della quale sono stato presidente per tre anni, è riuscita ad azzerare completamente l’arretrato e il corrente. Con buona volontà si può muovere una montagna. Il problema, guardando alla Calabria, dal mio punto di vista, è che il contenzioso rispecchia una regione in crisi economica, con una sanità commissariata che è costretta ad inseguire il contingente, quando dovrebbe prima di tutto occuparsi di riorganizzare il sistema delle reti ospedaliere e territoriali». Il giudice Nicola Durante dal prossimo mese di giugno si insedierà a Salerno come presidente della seconda sezione del Tar. Dai suoi tre anni di presidenza a Catanzaro nasce una articolata disamina di quello che è il lavoro che affronta il Tribunale amministrativo regionale, un panorama privilegiato dal quale guardare alla Calabria.
Come sono stati gli inizi a Catanzaro?

«Appena ho assunto le funzioni, in un breve discorso di insediamento, avevo auspicato, più per celia che credendoci, che la Sezione II del Tar di Catanzaro potesse trasformarsi in un Sezione distaccata della Valle d’Aosta, dove i ricorsi sono decisi nel giro di pochi mesi. Ricordo che c’era una miriade di ricorsi avverso demolizioni edilizie con udienza mai fissata. C’era poco interesse a mandarli in decisione perché, per prassi, fino a quando non fosse intervenuta una sentenza di rigetto, difficilmente l’amministrazione avrebbe eseguito le demolizioni. Nel primo anno, la Sezione ha azzerato tutti ricorsi edilizi pendenti. In questi anni abbiamo lavorato in condizioni di difficoltà: da maggio 2019 a febbraio 2020 siamo stati in due soltanto e abbiamo avuto bisogno, per formare collegio, di colleghi provenienti da fuori. Abbiamo superato anche questa».

Cosa racconta il Tar attraverso i suoi ricorsi?

«Le cause che il Tar affronta sono una spia non indifferente di quella che è la situazione reale. E la situazione reale è quella di un’economia ferma. È quello che io definisco un contenzioso “malato”. Prendiamo di nuovo l’edilizia. Abbiamo più ricorsi per dinieghi di sanatoria che per dinieghi di permessi di costruire. I territori che ancora un po’ resistono sono Corigliano Rossano e Lamezia Terme. Il resto è statico, ormai non si costruisce più. Anche in materia di appalti, sono più i ricorsi per informative antimafia che quelli riguardanti procedure di gara aggiudicate».
Anche la condizione dei Comuni non è salubre da un punto di vista economico.
«Affatto! Molti Comuni, anche importanti, o sono in dissesto – vedi Cosenza e di recente Belvedere Marittimo – o hanno adottato procedure di riequilibrio finanziario come recentemente Rende».
La sanità in che direzione va?
«In materia di sanità si giudicano prevalentemente controversie tra operatori privati e commissario ad acta al piano di rientro. In svariati ricorsi si impugnano provvedimenti di diniego di autorizzazioni sanitarie oppure le autorizzazioni rilasciate sono impugnate dagli operatori privati concorrenti. Il problema è che è mancata la programmazione dell’assetto sanitario in funzione dei Livelli essenziali di assistenza: non sono stati cioè chiaramente definiti i fabbisogni di ciascun territorio, dalle acuzie alle prestazioni ambulatoriali. Oggi le autorizzazioni e gli accreditamenti vengono rilasciati quasi sempre in assenza di una pianificazione di riferimento. Questo rende la vita difficile anche a noi giudici, che non abbiamo parametri ai quali fare riferimento. Inoltre il Tar, spesso, diventa un organo chiamato a supplire le carenze dell’amministrazione. Capita quando le domande per il rilascio di un’autorizzazione sanitaria restano senza risposta da parte del commissario alla sanità o della regione. In questo caso, se l’autorità non provvede, il privato ricorre al Tar, il quale nomina un commissario ad acta che decide al posto dell’autorità designata. In genere ci rivolgiamo ad Agenas o al Ministero della Salute. Ma sono situazioni infinite, perché se l’autorizzazione viene poi concessa può accadere che un operatore concorrente impugni la decisione del commissario designato dal Tar, mentre, se l’autorizzazione viene negata, allora sarà il ricorrente che tornerà ad impugnare. Tutto questo perché manca una pianificazione a livello territoriale, come d’altronde si evince dalla delibera del Consiglio dei ministri che ha nominato il generale Saverio Cotticelli, al quale è stato dato, tra gli altri, il compito di riorganizzare il sistema complessivo».
Come è stato possibile azzerare l’arretrato e il corrente?

«Non ho ricette miracolose, se non quella di studiare sempre i ricorsi prima di fissarli e non dopo averli fissati. In questo modo, è possibile mandare in udienza solo i ricorsi maturi per la decisione. Anche incentivare le sentenze brevi in udienza cautelare è una buona pratica. Con buona volontà e soprattutto condividendo gli obiettivi con la classe forense si può muovere anche una montagna. Se non avessi chiesto ed ottenuto la leale e piena collaborazione del Foro, i risultati sarebbero stati ben più magri». (ale. tru.)





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