Fondi Cipe, Taranto completa le pratiche. A Cosenza è corsa contro il tempo

«C’è voluta una cosentina per risolvere i problemi dei tarantini», il presidente del Consiglio spalleggia il sottosegretario Orrico sul lavoro fatto per il Cis. Nella Città dei Bruzi, persi due anni in baruffe politiche

di Michele Presta
COSENZA
Non perde tempo l’amministrazione tarantina e prima di Cosenza, Napoli e Palermo mette la firma sul Cis e avvia il tavolo istituzionale di programmazione per realizzare i progetti di finanziamento con i fondi messi a disposizione con una delibera del Cipe nel febbraio del 2018 e destinati al recupero dei centri storici. Poche polemiche politiche e schede (ben 32) sottoposte all’attenzione dei funzionari del Mibact individuate in tempi (quasi) record. Quasi perché mentre a Cosenza gli indici della politica sono puntati gli uni contro gli altri ormai da quando il ministro Dario Franceschini ha annunciato la “pioggia” di soldi per il centro storico, a Taranto l’amministrazione comunale si è dedicata ai progetti mettendoli nero su bianco e consegnandoli al tavolo istituzionale che si è riunito lo scorso 22 maggio. Sul territorio tarantino sono diversi i fondi intercettati e concertati con diversi contratti istituzionali di sviluppo, non a caso delle 4 città coinvolte è l’unica ad essere dotata di un sito internet dove possibile consultare tutti i progetti. Taranto è pronta, così come Napoli. Nella città partenopea le famigerate schede sono state completate e gli interventi riguarderanno soprattutto lavori da realizzare nel Rione Sanità e nel quartiere di Montesanto. Il tavolo con il Mibact sarà convocato quando verranno superate delle divergenze di procedura amministrativa. Al municipio napoletano riferiscono di essere in attesa che tutto venga formalizzato e la pratica potrebbe chiudersi a breve. Cosenza e Palermo si stanno barcamenando per non sforare i tempi e perdere in questo  modo il finanziamento. Nel capoluogo siculo sono state individuate alcune strutture a cui destinare i finanziamenti e sono il Museo archeologico Antonio Salinas, la Galleria di Palazzo Abatellis, l’Oratorio dei Bianchi e la Galleria d’Arte Moderna Empedocle Restivo. Per quanto riguarda Cosenza, ancora non trapelano indiscrezioni.
COSENZA ALLA PROVA DEL NOVE «Ci voleva una cosentina per risolvere i problemi tarantini». Il premier Giuseppe Conte, nel corso della riunione con il presidente della regione Michele Emiliano e gli amministratori comunali della città di Taranto, ha tessuto le lodi del sottosegretario Anna Laura Orrico. L’impulso dato dalla pentastellata eletta nella circoscrizione di Cosenza ai lavori per ottenere i fondi messi a disposizione del Cipe è stato determinante. E con Napoli in dirittura d’arrivo, adesso gli sforzi non potranno che concentrarsi su Cosenza e Palermo. Per evitare che la misura sia vanificata occorre rispettare dei tempi (qui la notizia). Il più importante è rappresentato dalla sottoscrizione del Cis anche per la città dei Bruzi e il tutto dovrà concretizzarsi entro settembre. Alcune schede tecniche elaborate dal comune e dalla provincia sono state già recepite dai funzionari ministeriali, su altre si dovrà lavorare.
IL CAPPELLO DELLA POLITICA  SUI FONDI  Gli ultimi due in ordine cronologico sono il vice sindaco e assessore ai lavori pubblici Francesco Caruso e il consigliere regionale Carlo Guccione che, a suon di repliche e controrepliche, hanno pontificato sull’argomento. Il numero 2 di Occhiuto ammette di aver «instaurato un rapporto scevro da faziosità e volto ad accelerare le procedure per attuare il piano nei tempi previsti» con il responsabile di Governo e di aver avanzato proposte progettuali. Cose che invece al democratico non risultano diversamente da quanto invece hanno fatto «la Provincia, il Mibac Calabria, l’Unical e l’Agenzia regionale demaniale che hanno proposto progetti per decine di milioni di euro». Loro in realtà sono soltanto gli ultimi in ordine cronologico di una diatriba tutta politica cominciata in tempi non sospetti già dall’ex presidente della regione Mario Oliverio. Fu lui, con gerarchi di giunta a fianco ad annunciare alla città che l’iniziativa del governo Gentiloni non era una farsa (qui la notizia). L’annuncio dei 90 milioni per Cosenza vecchia a poche settimane dal voto non salvò i dem dalla debacle politica, ma alimentò per qualche giorno delle polemiche tutte politiche tra amministrazione regionale e comunale su chi avesse poteri e paternità dei fondi. I due Mario innescarono una polemica unica tra le quattro città (qui la notizia). E con la formazione del primo governo della storia in quota Movimento 5 stelle le cose non andarono affatto meglio. L’argomento trabocca dal contenitore della politica con la visita dell’ex ministro ai Beni Culturali, Alberto Bonisoli (qui la notizia). Gli stracci volano definitivamente tra Occhiuto e la componente a cui fa riferimento Nicola Morra il “Meet Up Cosenza e oltre” che aveva organizzato la visita. «Se vogliono fare qualcosa qui avranno bisogno delle nostre autorizzazioni» dichiarava il sindaco che accusava di sgarbo istituzionale chi aveva organizzato la visita del ministro e di fatto suonava il de profundis alla delibera. Nell’arco di tempo che passò tra l’annuncio del finanziamento e l’arrivo di Bonisoli qualche riunione si tenne sull’asse Roma-Cosenza. Contrariamente a quanto avvenuto con i nuovi progetti, l’idea del municipio era quella di utilizzare i soldi per recuperare immobili di edilizia privata. Misura non ammessa al finanziamento e che di fatto fece scoppiare un’altra bagarre tutta politica sempre tra Occhiuto e l’ex ministro per il sud Barbara Lezzi (qui la notizia). Riunioni da «aria fritta» per il sindaco reo secondo l’ex ministro di «essersi messo di traverso». Tutto tempo sprecato che adesso è centellinato e a cui ulteriori polemiche non fanno certamente bene. (m.presta@corrierecal.it).





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