Superbonus in edilizia. Perciaccante: «In Calabria mobiliterebbero 10 miliardi»

Le stime dell’Ance sulle ricadute per il territorio delle due misure previste dal “Decreto Rilancio” per rimettere in sesto un settore colpito dalla crisi Covid-19. Ben 7,4 miliardi per rendere sicuri gli immobili calabresi e circa 3 per l’efficientamento energetico: «Ora alla Regione chiediamo la semplificazione delle procedure autorizzative per l’avvio dei lavori»

di Roberto De Santo
CATANZARO C’è uno spiraglio serio che si apre anche per la Calabria con l’entrata in vigore del “Decreto Rilancio”. Un’opportunità da sfruttare appieno per far recuperare terreno al comparto dell’edilizia. Un segmento produttivo duramente colpito dal lockdown imposto dal governo per fermare la diffusione del Coronavirus che ha comportato il blocco totale di migliaia di cantieri aperti e in programma nella regione con ripercussioni pesantissime sulla tenuta economica delle aziende. Grazie all’introduzione dei superbonus – per la messa in sicurezza dal rischio sismico degli edifici e per l’efficientamento energetico delle abitazioni – previsti dal decreto pubblicato la scorsa settimana sulla Gazzetta Ufficiale, l’intero segmento produttivo che rappresenta il 12,6% del Pil regionale potrebbe riprendere vigore.
Secondo le stime dell’Ance, le due misure potrebbero mettere in moto in Calabria investimenti per circa 10 miliardi di euro. In particolare, la stima del costo per l’adeguamento sismico degli edifici calabresi varrebbe 7,4 miliardi a cui si aggiungerebbero i circa 3 per migliorarne l’efficienza energetica.
In un report dell’Associazione nazionale costruttori edili, di cui il Corriere della Calabria ha potuto prendere visione, emerge che sono circa 610mila gli edifici adibiti ad abitazione nella regione che sorgono nelle zone a maggiore rischio sismico. Stando all’elaborazione stesa dagli analisti dell’Ance su dati dell’ultimo censimento Istat, ben due terzi degli edifici sono stati realizzati prima del 1980, cioè prima che entrassero in vigore le normative antisismiche che sono alla base delle più recenti costruzioni. Addirittura oltre un quarto (per l’esattezza il 26,4%) risale a prima del 1945. Ed entrando nello specifico emerge che oltre la metà degli edifici ad uso abitativo (52,2%) che insistono nelle aree a maggiore rischio sismico sono realizzati con una struttura portante in muratura. Proprio per garantire una migliore tenuta degli stabili in caso di terremoto occorrerebbe investire appunto 7,4 miliardi. 
E sempre, stando alle rilevazioni Ance, le stime del costo degli interventi di riqualificazione energetica sugli edifici calabresi comporterebbe investimenti per circa 3 miliardi. In questo settore tra il 2014 e il 2017, gli interventi già realizzati sono stati 12.622 per un investimento complessivo – in questo triennio – pari a 111,7 milioni di euro. A cui si sono aggiunti i 2.781 interventi di efficientamento energetico conclusi nel 2018 (ultimo dato passato in rassegna dagli analisti di Ance) che hanno comportato ulteriori 22,2 milioni di euro mobilitati.
Da qui le enormi potenzialità che si aprono per il settore edilizio calabrese alla luce del meccanismo introdotto dal “Decreto Rilancio” che ha da un verso incrementato la percentuale di detraibilità portandola al 110% e dall’altro ha introdotto la possibilità di cederla in parte o completamente, a seconda dei casi, a chi esegue i lavori – ottenendo uno sconto immediato in fattura – o alle banche. Una soluzione che offre così la possibilità di poter effettuare i lavori di riqualificazione della propria unità immobiliare godendo di questi benefici fiscali anche se si è incapienti, cioè non si paga abbastanza Irpef da beneficiare interamente dello sgravio. Da qui l’enorme opportunità di ripartenza vera per un settore duramente colpito dall’emergenza Covid-19 come ci conferma il presidente di Ance Calabria, Giovan Battista Perciaccante.
Presidente, quale è stato l’effetto del lockdown in Calabria sul settore in termini di calo del fatturato e dell’occupazione?
«Innanzitutto vi è da evidenziare che il lockdown ha riguardato oltre l’85% delle imprese di costruzioni che operano in Calabria. Questo fermo si è riversato sia sui cantieri in corso sia ha procurato lo stop a tutti quegli altri cantieri che erano in procinto di essere avviati. Naturalmente il primo effetto di un fermo così lungo ha avuto ripercussioni particolarmente pesanti per i cantieri sui cronoprogrammi previsti non soltanto nei contratti d’appalto per lavori pubblici ma anche su tutti quelli relativi al settore privato. A questo primo effetto che implica la necessità per le imprese di dover rivedere gli stati di avanzamento delle opere, si aggiungono quelli più meramente di carattere finanziario. Due mesi di blocco hanno causato, nel periodo, una contrazione del 51,6% del fatturato e del 63,4% dell’occupazione. Su quest’ultimo punto significativo è stato poi il ricorso alla cassa integrazione».

Le difficoltà maggiori che hanno accusato gli imprenditori edili calabresi all’inizio della pandemia?
«Certamente il primo problema è stato quello della poca comprensibilità delle informazioni. Un susseguirsi di decreti ed ordinanze non sempre chiarissime che hanno creato molta confusione e disomogeneità nei comportamenti e nelle decisioni aziendali. Peraltro vi è da dire che le misure di sospensione delle attività produttive hanno più pesantemente influito su settori, come quello delle costruzioni, caratterizzati dalla necessità di dover svolgere la propria prestazione lavorativa sul luogo di lavoro. Nel nostro caso i cantieri. Per il nostro settore lo smart working è stato ed è ovviamente impraticabile».

E quali ora che è partita ufficialmente la Fase 2?
«I problemi che le nostre imprese si trovano ad affrontare con la riapertura dei cantieri riguardano molti aspetti. Innanzitutto è del tutto evidente la necessità di dover adeguare la tempistica dei lavori al fermo cantieri imposto dai vari Dpcm emanati. È ovvio che la cronologia dei tempi di lavorazione non potrà più essere quella antecedente all’emergenza Covid 19. Inoltre le nuove disposizioni in materia di protezione e di sicurezza sanitaria nei confronti dei lavoratori (cosa giusta e fondamentale) impongono la rivisitazione dei piani di sicurezza dei cantieri e la revisione dei conseguenti costi che, ancorché non previsti nei capitolati d’appalto, necessitano di trovare adeguata copertura finanziaria, soprattutto nei lavori pubblici. Non parliamo di cifre marginali! Infine ulteriore priorità che va affrontata per sostenere la ripresa delle attività edilizie è quella di immettere liquidità nel sistema della filiera delle imprese di costruzioni. Liquidità che per noi non significa prestiti bancari o contributi a fondo perduto, bensì periodicità degli stati di avanzamento lavori (abbiamo chiesto possano essere mensili), quantità percentuale delle anticipazioni contrattuali, liquidità ai Comuni per la realizzazione di infrastrutture ed opere pubbliche, sostegno all’edilizia privata».

C’è un patrimonio immobiliare privato da riqualificare in Calabria. Scelta vincente puntare su questo segmento?
«Sicuramente sì e certamente per almeno due buoni motivi. La prima è che la stragrande maggioranza del patrimonio immobiliare residenziale in Calabria è costituito da immobili la cui costruzione risale a periodi nei quali non vigevano le attuali e più moderne norme e regolamenti costruttivi. Soprattutto per ciò che riguarda temi come l’ eco-efficienza e l’antisismicità degli edifici. La seconda è che se si vuole veramente perseguire l’obiettivo di contenimento del consumo di suolo nella nostra regione, è del tutto evidente che bisogna puntare sulla qualificazione del patrimonio immobiliare, sulla rigenerazione urbana delle nostre città e su una nuova qualità della vita che parte proprio dalla qualità degli spazi in cui si vive».

I superbonus – sisma ed eco – introdotti dal Governo per risollevare il comparto sono sufficienti?
«Certamente per ciò che riguarda, soprattutto l’edilizia privata, è un potente strumento che può rispondere a diverse esigenze. Quelle dei cittadini che possono intervenire sulla qualità dei propri immobili a costo sostanzialmente zero; e quelle delle imprese che in questo segmento di attività potrebbero trovare un importante linea di mercato e specializzazione. Un bonus, definito super perché va a coprire il 110% dei costi che il singolo cittadino deve sostenere su interventi di eco sostenibilità e antisismicità, che certamente potrebbe cambiare radicalmente la qualità del patrimonio immobiliare privato e dare ossigeno alle imprese di costruzioni ancora attraversate da una profonda crisi. Sono interventi massivi che, se ben utilizzati, sono capaci di mettere in moto investimenti nell’edilizia in Calabria per circa 10 miliardi di euro».

Il meccanismo dello sconto in fattura – visto che gran parte delle realtà è costituita da microimprese – è praticabile in Calabria?
«Io penso che la gran parte delle opere oggetto del superbonus siano invece finalizzate perlopiù al mondo delle piccole e medie imprese edili che oggi operano in Calabria. Peraltro i nuovi meccanismi agevolativi introdotti dal governo prevedono anche la possibilità di poter utilizzare il sistema bancario per “scontare” l’agevolazione. Come sistema associativo, oltre ad aver sottoscritto una convenzione con due importanti società per la cessione del credito d’imposta, la Deloitte e l’Harley & Dikkinson, alla quale le nostre imprese potranno rivolgersi, stiamo anche pensando alla possibilità di coinvolgere l’Abi regionale, dunque, il sistema bancario che opera in regione, per favorire al meglio anche le operazioni bancarie oggi possibili ed utili all’anticipazione del bonus ceduto alle imprese».
Quale misure potrebbero essere accompagnate per facilitare la piena attuazione dei bonus?
«La risposta è pressoché scontata. La semplificazione delle procedure autorizzative (in particolare quelle regionali) per l’avvio dei lavori. Faccio un esempio per poter essere meglio compreso. Una priorità assoluta di intervento è quella relativa al miglioramento e/o adeguamento sismico degli edifici. Come è risaputo, tutto i comuni della Calabria (ancorché con classificazioni diverse) rientrano nel rischio sismico mappato a livello centrale. Bene, sa quali sono i tempi medi per la concessione di una autorizzazione sismica nella nostra regione? Nella media e quando va bene, almeno 8 mesi con punte anche di oltre un anno in province come quella di Reggio Calabria. A ciò aggiunga la necessità di dover rivedere, e su questo siamo d’accordo con gli ordini professionali, la piattaforma informatica sulla quale si imputano e si risolvono le richieste. Ora crede che questi tempi possano mai essere compatibili con le necessità ed i tempi richiesti dal difficile momento che stiamo vivendo?».

Cosa la Regione può fare per sostenere le imprese edili calabresi e rilanciare il settore?
«Devo dire che la scorsa settimana abbiamo incontrato la governatrice Jole Santelli, alla quale abbiamo sottoposto una serie di tematiche che, secondo il nostro settore, devono essere affrontate nell’immediato per il rilancio non soltanto delle imprese ma anche dell’economia calabrese. Devo dire che sono rimasto favorevolmente colpito non solo dalle risposte che abbiamo ricevuto ma anche dagli argomenti tecnici portati a supporto dell’iniziativa che il Governo regionale si appresta ad attuare in materia. Con la presidente della Regione abbiamo condiviso la necessità di un rilancio delle opere pubbliche in Calabria attraverso un grande piano che riesca a tenere insieme infrastrutture strategiche e piccole e medie opere diffuse sul territorio. Su quest’ultimo punto abbiamo proposto il collaudato modello utilizzato con successo in Spagna, che si traduce nel finanziamento di un diffuso programma di piccole e medie opere immediatamente cantierabili già esistenti presso gli Enti Locali. È un intervento capace di ridare ossigeno e nuovo slancio all’economia dei territori. Inoltre, c’è bisogno di una grande opera di semplificazione regolamentare e procedurale che oggi blocca o ritarda ogni iniziativa. Così come di un grande Fondo per la progettazione che sostenga i comuni, soprattutto quelli più piccoli, nella progettazione di opere infrastrutturali locali coerenti con il piano regionale di sviluppo. Infine c’è l’urgenza di affrontare tutto il tema dei ritardi relativi agli interventi sul dissesto idrogeologico. Un tema per il nostro territorio delicato sul quale, peraltro, vi sono importanti risorse finanziarie non spese. Le risposte che abbiamo avuto, in questa prima fase, ci hanno soddisfatto ed anche sul dissesto si è già proceduto alla nomina del nuovo soggetto gestore. Attendiamo ora di vederle tramutate in azioni e cantieri». (r.desanto@corrierecal.it)





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