Il progetto della Regione per svuotare le baraccopoli. «Per evitare i “ghetti” va cambiata la legge»

Uno stanziamento di 3 milioni e mezzo per i Comuni al fine di contrastare l’emergenza abitativa e lo sfruttamento lavorativo. Secondo l’assessore regionale Gallo: «Questo progetto è pilastro del piano nazionale anticaporalato». Ma per il sindaco di San Ferdinando «senza una strategia complessiva i ghetti continueranno a sorgere di fatto». I tempi per la partecipazione sono stretti e le associazioni auspicano nella creazione di una “cordata”

di Francesco Donnici
CATANZARO La Regione compie il primo vero passo in avanti sul tema dell’emergenza abitativa e della gestione della presenza dei cittadini e lavoratori stranieri sul territorio, attraverso l’emanazione di una misura riferita al progetto “Su.Pr.Eme. Italia”, che prevede uno stanziamento in favore dei Comuni di circa 3 milioni e mezzo di Euro. Passo necessario, ma che rischia di risolversi nella celebre massima del «se vogliamo che tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi» se slegato da una strategia complessiva in materia di immigrazione e lavoro. Di questo avviso, ad esempio, è Andrea Tripodi, sindaco di San Ferdinando: «Bisogna anzitutto superare una certa idea politica, sia a destra che a sinistra, più interessata al restauro ed alla composizione che non alla edificazione di situazioni nuove. Una simile politica non conferisce né spessore né profondità al fenomeno della presenza migratoria all’interno dei nostri territori limitandosi a misure anche utili, ma slegate da un complesso che tenga conto dei bisogni di persone che non sono solo muscoli da prestare a ristetti periodi».
Il Corriere della Calabria ha così cercato di ricostruire potenzialità e limiti del “piano” incrociando la voce dell’assessore regionale con deleghe al Welfare e all’Agricoltura, Gianluca Gallo, con quelle di alcuni dei soggetti potenzialmente interessati e delle associazioni che da tempo lavorano sul territorio. E proprio l’assessore Gallo sottolinea: «Le aspettative sono tante, ma credo che guardando al merito si possa verificare come esse in realtà possano ritenersi soddisfatte. Il progetto, in effetti, ricalca la strategia espressa nel nuovo “Piano nazionale di contrasto al caporalato” di recente introduzione. Con le misure pianificate si attua difatti lo stesso Piano nazionale, andando a creare uno stretto collegamento con le azioni poste in essere dagli altri partner quali Oim, Inail, Inps ed Ispettorati del Lavoro, che attuano alcune specifiche azioni del suddetto Piano grazie proprio al finanziamento complessivo. Insomma, questo progetto è il pilastro del piano nazionale anticaporalato ed è il più grosso investimento mai messo in campo».

IL PROGETTO “SU.PR.EME.” L’acronimo del progetto rivolto alle «5 regioni meno sviluppate» del

La tendopoli di San Ferdinando

Meridione sta per “Sud Protagonista nel superamento delle Emergenze” – motivo per cui declina la pronuncia anglofona – ed è di respiro molto più ampio rispetto alla specifica misura ufficialmente varata dalla Regione Calabria attraverso la pubblicazione, lo scorso 25 maggio, dell’Avviso «per l’attuazione di un piano straordinario integrato per il contrasto e il superamento di tutte le forme di grave sfruttamento lavorativo e di grave marginalità/vulnerabilità dei migranti negli insediamenti delle Piane di Gioia Tauro e Sibari».
Le finalità della misura (articolo 1 dell’Avviso) sono quelle di «migliorare e rafforzare il sistema dei servizi di accoglienza» nelle aree agricole in cui «si manifestano fenomeni di grave sfruttamento lavorativo in agricoltura» favorendo «il superamento delle condizioni di illegalità» oltre che i «processi sostenibili di integrazione sociale ed economica, nonché di partecipazione attiva alla vita sociale delle comunità degli stranieri» ivi presenti.
Il progetto, nel suo complesso, è più datato e nasce dal riconoscimento da parte della Commissione Europea, allo Stato Italiano, di «alcune priorità emergenziali nell’ambito dell’Azione denominata “Ares(2017)5085811-18/10/2017 Emergency funding to Italy under the Asylum Migration and Integration Fund» (Fami). La Calabria partecipa in forza di un protocollo stipulato già dalla precedente Giunta regionale verso la fine del 2018, in partenariato con Puglia (capofila), Campania, Basilicata e Sicilia. Le risorse comunitarie destinate al progetto superano i 30 milioni di euro e sono state diverse, nelle regioni partecipanti, le misure già attuate. L’ultima in ordine di tempo è stata quella legata all’emergenza Coronavirus in forza della quale Medu nella Piana di Gioia Tauro e Intersos nella Piana di Sibari – insieme ad altre associazioni – si sono occupate di «valutare il rischio ai fini della prevenzione del contagio da Covid-19» oltre che dell’attuazione di eventuali «procedure di intervento». Attraverso loro abbiamo ricostruito in breve la geografia degli insediamenti nei territori interessati.

Intersos svolge attività di Su.Pr.Eme. nella Piana di Sibari

GLI INSEDIAMENTI INFORMALI L’articolo 4 dell’Avviso riguarda la «localizzazione degli interventi» e va ad individuare, in un elenco non esaustivo, «i territori delle aree geografiche della Piana di Gioia Tauro e di Sibari nei quali insistono gli insediamenti di immigrati più popolosi». Se nel Reggino è facile pensare subito alla tendopoli di San Ferdinando o al “ghetto” di Contrada Russo a Taurianova, più complicata è l’individuazione delle aree nella Piana di Sibari o nel Comune di Corigliano Rossano dove è riscontrata una folta presenza di cittadini stranieri, per lo più braccianti agricoli, sparsi su tutto il territorio a macchia di leopardo. «Molti di loro vivono in case che all’apparenza sembrano ruderi abbandonati. Pagano l’affitto – non si capisce quanto regolarmente – e sono restii a dirti a chi», ci racconta Pietro Mittica, Project manager e psicologo di Intersos.

PROGETTO RIVOLTO AI COMUNI Individuate le aree nelle quali, spiega al Corriere della Calabria l’assessore Gianluca Gallo «si interviene per superare condizioni di degrado», l’Avviso, all’articolo 7, identifica come «Soggetti proponenti» i «Comuni singoli o associati» competenti nelle aree interessate. Nel partecipare possono avvalersi di «partner» tra i quali, per richiamarne alcuni: «Associazioni di volontariato o Aps (purché «in possesso dei requisiti di moralità professionale»); sindacati di categoria; altri enti pubblici; organismi del terzo settore; organizzazioni professionali». L’intervento – va ricordato – ha carattere emergenziale e come tale prevede dei tempi molto ristretti sia in fase di presentazione dei progetti (45 giorni tra la data di pubblicazione e il termine ultimo per partecipare) che di realizzazione, in quanto «dal momento della sottoscrizione della convenzione gli interventi devono essere esecutivi e terminare entro e non oltre il 14 aprile 2021».
Motivi per i quali, la Regione, nella formazione del partenariato concede il ricorso alla «procedura di coprogettazione» di cui alla legge 328 del 2000.

TEMPI RISTRETTI Secondo le associazioni, l’Avviso può essere foriero della creazione di vere e proprie “cordate” al fine di sopperire alle difficoltà di istruire in tempi così ristretti un progetto di tale portata. Secondo Ilaria Zambelli di Medu: «Può essere l’occasione per elaborare una strategia comune dando un segnale che andiamo tutti versa la medesima direzione. Questa può essere una grande opportunità».
Simile il discorso per i Comuni, molti dei quali navigano in situazioni di incertezza, economica e politica, provocate dall’emergenza in corso. Evenienze che potrebbero creare pregiudizio alla partecipazione come ci spiega il sindaco di San Ferdinando, tra i Comuni interessati: «Per poter partecipare abbiamo bisogno di aiuto. Un Comune come il nostro non ha gli uomini, i mezzi e le risorse per poter disimpegnare progetti di questa vastità e complessità». Opinione di Tripodi, condivisa anche da altri amministratori nella Piana di Gioia Tauro, è che si sarebbe resa opportuna una concertazione più ampia con la Regione in fase preliminare. Ma, come spiega l’assessore Gallo: «L’avviso è competitivo. Per legge, nessuna concertazione è perciò ammissibile in riferimento alla sua strutturazione prima della pubblicazione. Ciò non significa, ovviamente, che le esigenze del territorio non siano state ascoltate o recepite. Al contrario, esse sono state raccolte, analizzate e strutturate nella stessa scelta progettuale inviata alla Commissione Europea, infine approvata. Proprio nella direzione del più ampio coinvolgimento possibile, è stato anche operato un tentativo di coinvolgere direttamente i Comuni quali partner. Tuttavia, tale richiesta ha avuto un riscontro parziale solo a fine Aprile da parte della stessa Commissione Europea».

Gianluca Gallo
Gianluca Gallo, assessore al wefare Regione Calabria

RIPARTIZIONE DELLE RISORSE La misura – ritenuta «complementare ad altre già attive» ed elencate all’articolo 3 – prevede uno stanziamento totale di 3.575.030,00 di cui circa 1,1 per la Piana di Sibari e 2,4 per quella di Gioia Tauro. L’ammontare totale delle risorse viene poi ripartito in diverse 4 aree di intervento: recupero adeguamento e valorizzazione di edifici per ampliare l’offerta residenziale dei destinatari; interventi diretti negli insediamenti informali esistenti; servizi di trasporto a supporto della mobilità connessa al lavoro; servizi di assistenza e tutela di alcune specifiche categorie di destinatari. Secondo alcune delle associazioni sentite sul punto «per superare la “politica dei ghetti” bisogna investire soprattutto sulla regolarizzazione delle condizioni abitative in abitazioni evitando ulteriori stanziamenti per i moduli . Dal bando emerge addirittura uno stanziamento (di poco, ndr) superiore per la seconda area rispetto alla prima». Come spiega sempre l’assessore Gallo, tale «ripartizione tiene semplicemente conto delle finalità del progetto, degli output realizzare strutturati sulla base dei fabbisogni rappresentati dagli stessi comuni e del numero complessivo degli insediamenti informali esistenti nelle due aree. Si tratta – ribadisco – di un “Fami” emergenziale, volto a superare la situazione di degrado».

RISCHIO CHE SORGANO NUOVI GHETTI «Destinatari degli interventi» sono individuati (all’articolo 6) «i cittadini di Paesi terzi regolarmente soggiornanti».
«Rimane – commenta Medu – il problema dell’alloggio per gli irregolari che sicuramente andranno a vivere dove sono stati fino ad oggi. Sarebbe auspicabile quindi un impegno affinché queste persone non finiscano in altri “ghetti”». Le stime parlano di una maggiore presenza di irregolari nella Piana di Gioia Tauro rispetto a quella di Sibari con numeri nettamente in crescita dopo l’entrata in vigore del Decreto “Sicurezza” che ha eliminato la protezione per motivi umanitari. Proprio questo è l’indice di vulnerabilità dei singoli progetti se alla base manca una presa di posizione della politica nazionale nel rivedere il sistema legislativo che passa anche dalla Bossi-Fini. «L’individuazione dei soggetti destinatari degli interventi progettati – spiega sempre l’assessore Gallo – operazione tutt’altro che semplice anche alla luce di recenti novelle legislative, è stata oggetto di interlocuzione con la Commissione Europea, riuscendo ad ottenere la possibilità di un’ammissibilità delle azioni di carattere più generale applicate indistintamente e dunque ad un’ampia platea, dal momento che ricerche ed analisi effettuate e dalla letteratura esistente risulta che circa il 70% degli immigrati risiede regolarmente sul territorio, dovendosi distinguere questa situazione da quella di chi invece è considerato irregolare quanto alla sua posizione lavorativa, ma non al suo status». (redazione@corrierecal.it)





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