“Rinascita”, Pittelli: «Tremonti prendeva 5 milioni a emendamento». L’ex Ministro: «Falsità»

Ulteriori tasselli arricchiscono l’inchiesta della Dda di Catanzaro. In alcune intercettazioni riportate da “ilfattoquotidiano” l’ex deputato Fi accusa Tremonti di «farsi pagare gli emendamenti per tramite». Ma il ministro all’economia dei Governi Berlusconi non ci sta: «Falsità. Gli chiederò la stessa cifra e la devolverò nella lotta al Covid-19»

VIBO VALENTIA Continua ad arricchirsi di tasselli, la maxi-inchiesta “Rinascita-Scott” che lo scorso dicembre ha visto oltre 400 indagati ritenuti affiliati o vicini, tra gli altri, al potente clan dei Mancuso. Tra questi, uno dei nomi più “illustri” è quello di Giancarlo Pittelli, ex parlamentare di Forza Italia dal 2001 al 2013. In un’inchiesta pubblicata da ilfattoquotidiano emergono nuovi particolari sul ruolo dell’avvocato penalista catanzarese spesso legati – nelle sue stesse parole – proprio al periodo in cui sedeva tra le poltrone di Palazzo Madama, in alcune delle quali tira in ballo Giulio Tremonti, ex ministro dell’economia nel vari governi Berlusconi.

L’AFFARE COPANELLO Ilfattoquotidiano ricostruisce in breve anche la posizione dell’avvocato Pittelli nell’inchiesta “Rinascita”, dove viene definito, dalla Dda di Catanzaro, «la cerniera tra i due mondi» in una «sorta di circolare rapporto ‘a tre’ tra il politico, il professionista e il faccendiere. Proprio nel suo periodo da Deputato, sempre secondo la ricostruzione, Pittelli organizzava sontuose cene alle quali partecipavano in molti: boss, ufficiali dell’Arma, magistrati, politici. Una fitta rete di relazioni «a servizio dei clan». La vicenda specifica dove appare il nome dell’ex Ministro è quella relativa al cosiddetto “affare Copanello”: «Il progetto di un complesso alberghiero che doveva sorgere in una frazione del Comune di Stalletì: due ettari e mezzo di terreno che Pittelli, anni prima, aveva tentato di vendere a un costruttore presentatogli da un “generale della Guardia di finanza di Torino”. L’affare sfumò e su quel terreno l’ex senatore si è ritrovato un’ipoteca di un milione di euro». Il successivo 12 maggio 2018, proprio per discutere con alcuni imprenditori interessati all’acquisto, Pittelli organizza un pranzo, al ristorante “La Perla” di Soverato. Conversazione intercettata dagli inquirenti che riescono ad arricchire il quadro istruttorio relativo alla posizione di Pittelli ed al suo vissuto da deputato. Sempre come ricostruito dal fatto, durante quel pranzo, Pittelli si sfoga con Marcella Tettoni, consigliere comunale di Pisano, in provincia di Novara, arrivata a Catanzaro come amministratrice di diverse aziende nel Nord Italia: «Ti posso raccontare soltanto – sono le parole di Pittelli – che quando io stavo in Parlamento e noi votavamo le leggi…c’era Tremonti che si faceva pagare gli emendamenti, lo sai… Non lui direttamente, ma Milanese».
Chi sia tale “Milanese” richiamato nella conversazione di Pittelli non è ben chiaro in quanto nelle carte dell’inchiesta non compare il nome per intero. Secondo ilfatto «forse sarà un’altra Procura a valutare se il Milanese, indicato da Pittelli come longa manus di Tremonti, sia quel Marco Milanese consigliere e braccio destro dell’ex ministro dell’Economia». Lo stesso che nel 2018 in Cassazione ha ottenuto la prescrizione dopo la condanna a 2 anni e 6 mesi di carcere per traffico di influenze sul Mose di Venezia.

«5 MILIONI A EMENDAMENTO» Sempre nella ricostruzione, viene però specificato come quella appena citata non sia l’unica volta in cui Pittelli parla di Tremonti. Lo farà anche circa un mese dopo quel pranzo, questa volta con i boss Luigi Mancuso e Saverio Razionale durante un incontro che lo stesso avvocato ha definito un “summit ”. Al mammasantissima di Limbadi e al capo locale di San Gregorio d’Ippona, il 12 giugno 2018 Pittelli spiega quanto è stato faticoso il ruolo di parlamentare di Forza Italia: «Lavoravamo fino alle 4 di mattina…». »Non era così per tutti: altri “facevano i soldi… Hanno fatto i soldi con… Tremonti si prendeva… ». «Quel cornuto – lo interrompe il boss Razionale – è uno scemo». Pittelli ci tiene a finire il concetto sull ex ministro: «Si prendeva 5 milioni a emendamento».

TREMONTI: «GLI CHIEDERÒ I DANNI» Raggiunto telefonicamente sempre dal fatto, Giulio Tremonti etichetta come «falsità» le dichiarazioni dell’ex deputato forzista, replicando: «Cosa vuole che le dica? Pittelli dice che ho preso 5 milioni a emendamento. Farò una citazione e richiesta di risarcimento danni nei suoi confronti. Mi ha dato una buona idea. Applicherò la stessa tariffa che mi accusa di avere adottato per gli emendamenti: gli chiederò 5 milioni di euro che poi devolverò per la lotta al Covid -19».





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