Il “paziente 1” si racconta: «Il dottore Bruno è il mio nuovo papà»

L’infettivologo originario di Cosenza è stato il medico che ha avuto in cura Mattia Maestri, l’uomo a cui per primo è stata riscontrata la positività al Coronavirus. «Ho perso mio padre per la malattia, per questo chi mi ha salvato voglio ricordarlo così»

ROMA I riflettori degli studi di Skytg24 si accendono sul volto smunto dalla lunga malattia. Mattia Maestri è il paziente 1 del coronavirus in Italia. Il 20 febbraio la positività al tampone del papà, uomo sportivo e lavoratore di Codogno faceva scattare i protocolli d’allarme. Era il preludio a quanto sarebbe successo nel giro di otto giorni. Oggi, la stessa persona si racconta, convinta di aver vissuto in questi mesi qualcosa che oltrepassa la finzione e l’immaginabile umano. E nel racconto che Maestri fa alle telecamere di Sky c’è anche un pezzo di Calabria. Le cure mediche del dottore Raffaele Bruno, infettivologo originario di Cosenza lo restituiscono a vita nuova. «Quando racconterò questa storia a mia figlia Giulia ricorderò innanzitutto il dottor Raffaele Bruno il mio nuovo papà. Io ho perso il mio per questa malattia ma Bruno che mi ha salvato lo considero così». Le parole con cui Mattia Maestri parla dell’uomo che lo ha avuto in cura sono commoventi e meglio descrivono la gratitudine di chi è rimasto appeso al filo della vita soltanto grazie all’abnegazione e allo spirito di servizio dei sanitari. «E poi la dottoressa Annalisa Malara (anestesista di origini reggine). È stato grazie al suo intuito e al suo coraggio che è stato scoperto il coronavirus – continua Mattia Maestri -. La mia malattia, la mia guarigione, il fatto che sia mia madre che mio padre che Valentina si siano ammalati, mia madre e Valentina sono guarite, mio papà non ce l’ha fatta. E poi la nascita di Giulia, tutto concentrato in un mese e mezzo scarso, è una cosa da film, forse anche di più di un film». Il paziente numero 1 del Covid-19 in Italia nel corso della sua intervista ha raccontato, tra le altre cose il momento in cui ha scoperto la positività all’infezione e il giorno in cui è uscito dalla terapia intensiva. «Ho scoperto di essere il paziente 1 solo una volta che ho preso in mano il mio smartphone – ripercorre -. È lì che ho capito cosa fosse successo. Fino ad allora sapevo solo che ero stato ricoverato per una polmonite. Ma confesso che non mi pesa essere chiamato paziente 1. Sono solo il paziente che è stato certificato per primo». Poi le settimane di cure e infine il risveglio: «Solo quando mi sono svegliato mi hanno raccontato cosa c’era in giro, cosa stava succedendo e neppure nel dettaglio» ha ricordato nel corso dell’intervista.

 





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