20.20 | Modello Riace, Lucano: «Il giudizio l’ha dato già il mondo intero»

L’ex sindaco intervenendo al talk 20.20 commenta la decisione del Consiglio di Stato che ha annullato il provvedimento dell’allora ministro Salvini che aveva “espulso” il comune grecanico dal sistema Sprar: «Quell’esperienza di accoglienza nonostante tutto prosegue»

RIACE «Ero già consapevole all’epoca che era in atto un processo di aggressione a quanto stava accadendo a Riace perché rappresentava una risposta concreta al problema dell’immigrazione e nel contempo dello spopolamento dei borghi. Delle aree più marginali di territori fragili come quello calabrese». È lucida l’analisi dell’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano – che ha ideato quel modello d’integrazione che ha fatto il giro del mondo – all’indomani della diffusione della notizia che anche il Consiglio di Stato ha annullato quel provvedimento disposto dall’allora ministro dell’Interno Salvini che aveva “espulso” la cittadina reggina dal Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). Un provvedimento che sembrava aver affossato per sempre il modello Riace soprattutto dopo la sospesione dalla carica di primo cittadino di Lucano in seguito all’inchiesta della Procura di Locri sul modello di accoglienza sorto nel paesino della Locride. Ora questa decisione del Consiglio di Stato che conferma quanto decretato dal Tar Calabria e che restituisce in parte almeno l’onore delle armi al combattente ex primo cittadino di Riace. «Quella esperienza è stata l’occasione per far conoscere al mondo il volto più vero, anche più umano della Calabria – afferma Lucano intervenendo nel corso della trasmissione 20.20 sull’AltroCorriere Tv -. Il nostro è stato un vissuto nella quotidianità accanto a quelle persone che fuggivano dalle guerre, dalla miseria e dalla disperazione e che hanno ritrovato la speranza in un luogo che anche grazie alla loro presenza ha intravisto una prospettiva di rinascita. Tutto questo è stato messo in crisi ed è stato giudicato pericoloso perché apriva nuovi orizzonti di fraternità, di umanità. Lontani da chi pretendeva altre soluzioni».
Secondo Lucano, «mentre tutto il mondo guardava a Riace con interesse apprezzando questa esperienza, c’è stato qualcun altro – alcuni giudici e quanti avevano una visione politica differente – che ha cercato di fermare quel progetto». «Sapevo che rischiavo molto – sottolinea Lucano – perché dovevano in tutti i modi cercare di fermarmi anche infangandomi. Ed è stato quello che è successo e che mi ha fatto più male». Sul perché Lucano abbia comunque proseguito, l’ex sindaco è perentorio: «Io credo che chi occupa ruoli pubblici o ha responsabilità amministrative nelle nostre realtà debba sapere andare oltre, debba saper gestire non in modo ordinario, burocratico. Questo per immaginare l’impossibile e vincere quella rassegnazione che spinge tante generazioni ad abbandonare la nostra regione».
Definendo quella stagione di Riace, Lucano parla di «un’utopia». «La stessa che ha fatto studiare Riace ad antropologi e studiosi di tutto il mondo». «Questa storia, la nostra – spiega l’ex sindaco – raccontava semplicemente come facendo prevalere il senso della normalità tra i rapporti umani senza uniformarsi alle discriminazioni, alle differenze di razze, culturali o religiose si potesse offrire una soluzione diversa aprendo nuovi orizzonti a quello che per taluni era solo un problema».
Su Salvini, Lucano dice: «Si è interessato particolarmente del caso Riace perché andava contro quella visione di cui lui si sente portavoce. Una visione della società che deve chiudere ai diversi, deve esultare delle disgrazie altrui. Una visione veramente preoccupante perché è la base di quella che è divenuta nel tempo la prima forza politica dell’Italia». Da qui dice Lucano trae origine la necessità del leader della Lega di «interessarsi di un piccolissimo Comune del profondo Sud di appena 1.500 anime come Riace» in cui si stava portando avanti un progetto di integrazione «finito all’attenzione del mondo intero».
Secondo Lucano sul modello Riace «il giudizio prima del Tar e del Consiglio di Stato lo ha dato il Mondo ed i rifugiati stessi che, nonostante tutto, sono rimasti lì, nel borgo».
E poi l’ex sindaco di Riace indica ciò che è stato il cuore di quella esperienza: «La Calabria ha saputo dimostrare che, nonostante le tante precarietà, è capace di avere questo slancio di umanità, di saper accogliere con normalità». «Salvini – afferma infine Lucano – sbaglia a credere che con quello che abbiamo subito ci saremmo arresi. Avremo fermato il nostro progetto. Per noi la missione tuttora prosegue».





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