Rimborsopoli: stangata da 260mila euro per Fedele. Perderà il vitalizio per più di 5 anni

Dopo la sentenza di Appello della Corte dei conti, il consiglio regionale decide di trattenere l’intero importo dell’assegno per colmare il debito. Cene nel ristorante del figlio, viaggi e prelievi sul conto corrente del gruppo costano cari all’ex Pdl

di Pablo Petrasso
REGGIO CALABRIA
In tempi non sospetti, quando il Coronavirus non era che l’ipotesi scientifica di una prossima pandemia, Luigi Fedele – che è stato presidente del gruppo consiliare del Pdl a Palazzo Campanella tra il 2012 e il 2012 – ha dato una mano a ristoratori e albergatori. Piccolo particolare: uno dei ristoratori era suo figlio e i suoi soggiorni e viaggi – ma anche acquisti di libri, corse in taxi e vari prelievi sui conti del gruppo – non c’entravano nulla con le attività istituzionali. La pensano così anche i giudizi della Prima sezione d’Appello della Corte dei conti. Per l’ex consigliere regionale, oggi vicesegretario dell’Udc calabresi e uno dei maggiorenti della coalizione di maggioranza, è arrivata una stangata da oltre 260mila euro, con la conferma della sentenza di primo grado. Un record nel poco edificante panorama della Rimborsopoli calabra.
PIÙ DI CINQUE ANNI SENZA VITALIZIO La stangata è doppia, perché la burocrazia del consiglio regionale ha scelto di trattenere l’intero vitalizio incassato ogni mese da Fedele «fino alla concorrenza di 278mila euro», cioè l’importo quantificato dalla Corte dei conti a cui si sommano «13mila euro di rivalutazione monetaria (calcolata dalla data del fatto dannoso fino al 22 novembre 2018, data di deposito della sentenza di primo grado), 2.334,28 euro per interessi legali maturati dal 22 novembre 2018 fino alla data del 27 maggio 2020, 2.067,98 euro per le spese di giustizia relative alla sentenza di primo grado n. 409/2018
(euro 1.796.98) ed alla sentenza di secondo grado n. 31/2020 (euro 271,00)». L’assegno corrisposto all’ex consigliere corrisponde a 4.300 euro netti: fatti due conti, Fedele dovrà farne a meno per circa cinque anni e mezzo.
LE CONTESTAZIONI Tra le contestazioni all’ex consigliere ci sono, per il 2010, i pasti consumati nel ristorante “Le macine” del figlio Diego (per complessivi15.300 euro); i costi sostenuti per soggiorni, ristorazione, consumazioni occasionali, viaggi, acquisti vari, manutenzione autovettura, acquisti di libri e taxi (per 31.131,95 euro). E poi spese autoliquidate «tramite assegni tratti in proprio favore (44.407 euro) e, infine, l’ingiustificato prelievo di 61.935,75 euro dal conto bancario del gruppo consiliare».
Per il 2011, le segnalazioni riguardano «pasti presso il ristorante del figlio, soggiorni, ristorazione, dell’importo complessivo di 157.986,83 euro, oltre a 28.400 euro per incasso di assegni tratti in proprio favore e 40.216,03 euro per indebiti prelievi sul conto corrente del gruppo». Nel 2012, invece, nel mirino sono finiti «pagamenti non rimborsabili, del medesimo tenore di quelli innanzi visti, fino al 31.5.2012, per 35.891,47 euro». (p.petrasso@corrierecal.it)





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