Nocera e la grande fuga. Un Comune dove amministrare è (quasi) impossibile

Tre amministrazioni in cinque anni, un enorme dissesto finanziario e le dimissioni dell’assessore all’Urbanistica e ai Lavori Pubblici. Il Comune di Nocera è uno dei centri calabresi più difficili da governare e che il sindaco Albi non è riuscito ancora a rilanciare. E lo scontro politico è più infuocato che mai

di Giorgio Curcio
NOCERA TERINESE Dimissioni, forfait e ripensamenti. Ma anche un accesissimo scontro politico, critiche, accuse e recriminazioni. E il tutto mentre un Comune e migliaia di cittadini, ormai da anni, attendono una svolta o quanto meno un cambio di direzione deciso verso un futuro più roseo che ancora non si vede neanche in lontananza. Siamo a Nocera Terinese, piccolo centro della provincia catanzarese che si affaccia sulla costa tirrenica da un lungomare progettato male (distrutto dalla furia delle onde) e da una collina che poi è il cuore del Paese, quel centro storico ricco di tradizioni secolari e bellezze nascoste. Ed è proprio fra queste vie che da anni si consuma una battaglia politica quasi unica in Calabria, con tre amministrazioni in cinque anni e un dissesto finanziario di oltre 20 milioni di euro che pesa come un macigno.
LE DIFFICOLTA’ DI ALBI Sin da subito il neo eletto sindaco Antonio Albi ha mostrato più di qualche difficoltà. Insediatosi poco più di un anno fa, il primo cittadino ha passato i primi mesi a cercare di costruire la macchina amministrativa, facendo i conti però con una certa e diffusa reticenza e una sostanziale difficoltà a raccogliere adesioni convinte. Perché c’è un dato ed è cristallizzato dagli eventi, incontrovertibile: in tanti preferiscono darsela a gambe piuttosto che restare e amministrare Nocera.
LA GRANDE FUGA I primi segnali erano già arrivati dal forfait di 8 consiglieri su 12 (5 proprio della maggioranza) che hanno di fatto costretto l’ex sindaco Fernanda Gigliotti alle dimissioni nel 2018. A fare ancora più rumore a Nocera è stato, però, il brevissimo mandato del suo successore Massimo Pandolfo, rimasto in carica poco più di due mesi dopo le dimissioni rassegnate ad agosto del 2018. «Devo ammettere di aver avuto difficoltà a far ripartire “il motore” di questa complessa macchina amministrativa – scriveva lo stesso Pandolfo – ma sono state tante le criticità incontrate, ho provato in tutti i modi a dare un nuovo slancio a questo nostro Comune ma non tutti hanno inteso la mia linea politica».
LE DIMISSIONI DELL’ASSESSORE Ma che quella della rinuncia, a Nocera, sia una pratica tristemente usuale, lo testimonia anche l’andamento dell’attuale amministrazione Albi. Già perché dopo i saluti di due revisori dei Conti (nominati dalla Prefettura) e quelli della dottoressa Ferrucci (responsabile dell’area tecnica), di fatto sollevata dall’incarico in quanto “incompatibile” con le esigenze dell’Ente tra cui la disponibilità a tempo pieno, a dare un segnale di forte incertezza e preoccupazione sono le dimissioni (per motivi personali) di un altro pezzo fondamentale della vita amministrativa nocerese, quelle dell’ingegnere Rosa Vitellino, assessore all’Urbanistica e ai Lavori Pubblici e responsabile dell’area tecnica del Comune, arrivate nei giorni scorsi, carica ora attribuita al primo cittadino con la deliberazione 74 dello scorso 23 giugno 2020.
FESTA INDIGESTA Una festa patronale, quella di San Giovanni Battista, che per Nocera e il sindaco Albi si è dimostrata indigesta. Perché un episodio può entrare nello spettro delle possibilità, cinque rappresentano, nonostante una certa sicurezza, un segnale oltremodo allarmante e destabilizzante e che si proietta sull’attuale amministrazione, di fatto alle prese con più problemi di quanti pare in grado di risolverne. Cercare di capire cosa accada realmente alle latitudini noceresi è un compito assai difficile, ma basta leggere il tono di alcuni comunicati (pubblicati sulle pagine ufficiali Facebook) per comprendere il livello di esasperazione arrivato al limite del confronto democratico.
IL FEROCE SCONTRO POLITICO Dopo le dimissioni di Vitellino, infatti, non si è fatta attendere la risposta del gruppo politico di minoranza “Il Paese che vogliamo”:
«Inaccettabile – scrivono – la totale mancanza di trasparenza su tali eventi di cui non vi è traccia né sul sito comunale né sulla pagine istituzionale Facebook là dove, invece, il Sindaco Albi continua ad esibirsi con citazioni bibliche, con luoghi comuni e con nefandezze varie che non sono certo riconducibili alla vita istituzionale dell’ente. A tante interrogazioni già proposte, del resto, il Sindaco continua a non rispondere, venendo meno ai suoi doveri istituzionali e minando l’agibilità democratica nel nostro comune. Ma il suo silenzio difronte a queste ennesime dimissioni, che liquida autonominandosi responsabile dell’area tecnica, è molto inquietante».
«L’amministrazione comunale guidata dall’ingegnere Antonio Albi – ha fatto eco pochi giorni dopo il gruppo politico “Unità popolare nocerese” – sta provando a rimettere ordine e legalità dentro una macchina amministrativa che fa acqua da tutte le parti sia sul piano burocratico e amministrativo, sia sul piano finanziario (…) Se proprio gli esponenti della minoranza sentono il bisogno di avere risposte sul quel disastro basta chiedere a colui che per anni è stato il braccio destro del Sindaco di quella nefasta stagione politica. Oggi, costui, è comodamente seduto a fianco di Fernanda Gigliotti su gli scranni dell’opposizione. Ma l’ex sindaca fa finta di non saperlo. Forse un po’ di onestà intellettuale e di sana umiltà politica, ogni tanto, non farebbe male agli esponenti della minoranza anche perché del disastro amministrativo nocerese portano una rilevante quota di responsabilità politica».
«1250 parole – la controreplica della minoranza – intrise di livore e non una risposta sui problemi che interessano i cittadini. No rinvio dell’imu; No riduzione tasse suoli inedificati; No all’introduzione del baratto amministrativo; No trasparenza sui buoni spesa covid (…) 1250 parole senza dire quanti soldi hanno speso in avvocati per fare dispetti ai cittadini e quante cause hanno vinto».
PIU’ FACILE ANDAR VIA CHE RESTARE Uno scontro politico feroce, dunque, che mette a nudo in tutta la sua drammaticità l’atavica e insuperabile difficoltà legata alla governance di una comunità come quella di Nocera, che ha già perso il ruolo cruciale nello scacchiere composto dai comuni di Falerna, Gizzeria e Lamezia Terme, senza considerare un pesante dissesto finanziario sul quale neanche la Corte dei Conti è ancora intervenuta. Un segnale che sa di resa dello Stato rispetto ad una lunga e cattiva amministrazione.
E se qui è più facile andar via che restare, viene da chiedersi verso quale direzione stia viaggiando oggi Nocera, e quale sia il programma concreto di rilancio di questa realtà turistica quasi dimenticata e schiacciata da manovre politiche che in troppi casi hanno avuto poco a che fare con la comunità e troppo spesso con gli interessi personali. (redazione@corrierecal.it)





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