Turismo balneare, il Covid affonda le presenze di giugno: -55% in Calabria

Il Sindacato italiano balneari fa il primo bilancio dell’inizio della stagione estiva. Le perdite maggiori in Sardegna (-80%), Lazio (-75%) e Campania (-70%). «Puntiamo su luglio ed agosto per invertire la tendenza»

CATANZARO Comincia con il segno meno la stagione estiva 2020 sia a causa del Covid-19 che delle avverse condizioni atmosferiche, anche se le prenotazioni per luglio e agosto fanno ben sperare. Secondo le stime del Sindacato italiano balneari (Sib) le flessioni sui litorali italiani viaggiano sulle due cifre ovunque. In Calabria si registra un crollo di presenze di oltre la metà (per l’esattezza -55%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Anche se non è la regione più colpita dal Covid e neppure dalla caduta del turismo. In testa in materia di flessione delle presenze turistiche infatti c’è la Sardegna che sempre secondo le stime del Sib registra una flessione del 80 per cento, seguita dal Lazio e Molise (-75%) e da Campania e Basilicata (-70%). Non va molto meglio in Friuli Venezia Giulia (-65%) e Sicilia (-60%), Calabria (-55%), Veneto e Abruzzo (-50%). Cali del 45% in Liguria e Marche, del 40% in Emilia Romagna e Puglia, del 30% in Toscana.

CAPACCHIONE (SIB): «STAGIONE INIZIATA IN RITARDO. SI SPERA IN LUGLIO E AGOSTO» «Per gli imprenditori balneari la stagione estiva – dice Antonio Capacchione, presidente del Sindacato Italiano Balneari aderente a Fipe Confcommercio – è iniziata in ritardo e con la concentrazione delle presenze nei fine settimana».
«I più fortunati – dice Capacchione – hanno avuto le autorizzazioni per allestire le proprie strutture soltanto a maggio inoltrato per poter, poi, aprire i cancelli a fine mese. Ma solo nella seconda metà di giugno i primi turisti hanno iniziato ad usufruire dei servizi di spiaggia, erogati sempre tenendo conto dei protocolli di sicurezza. Buone le presenze nei week-end, ma i numeri riscontrati non sono assolutamente sufficienti per risollevare i conti dopo una primavera totalmente mancata».
«La causa principale, anche per la nostra categoria, è stata la pandemia da Covid-19 – aggiunge – e la conseguente crisi economica, tanto che alcuni stabilimenti balneari questa estate hanno deciso di non aprire affatto perché non sarebbe stato remunerativo, con la conseguenza della perdita di diversi posti di lavoro, non solo stagionali. A ciò si sono aggiunte le avverse condizioni atmosferiche, sempre più determinanti con il concentrarsi delle presenze nel week-end, per cui se si “perde” la domenica si vanifica, di fatto, l’incasso dell’intera settimana».
«Saranno decisivi i mesi di luglio ed agosto per risollevare i bilanci e recuperare la stagione – conclude Capacchione -: questa è la speranza degli imprenditori balneari (complice il bel tempo e la diminuzione dei contagi), dal momento che tanti nostri connazionali sceglieranno i litorali italiani per trascorrere la propria vacanza, rinunciando ai viaggi all’estero. Oggi i dati relativi alle prime prenotazioni sono molto buoni e fanno ben sperare». (rds)





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