Sanità, Cgil, Cisl e Uil: c’è l’accordo su indennità Covid. «Ma la mobilitazione prosegue»

Secondo i confederali «la politica avrebbe potuto impegnare maggiori risorse per lavoratori». L’8 luglio dalle 10 alle 14 sit-in alla Cittadella. «Remunerazioni, una tantum, pari a 1830, 883 e 252 euro come prima tranche, a seconda delle categorie di rischio»

CATANZARO Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl hanno sottoscritto l’accordo con le aziende sanitarie ospedaliere per un indennità Covid a sostegno degli operatori sanitari, anche se la mobilitazione non si fermerà. È quanto emerge da una nota a firma congiunta dei segretari di Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl, Fp-Cgil Medici e Cisl-Fp medici, Baldari, Giordano, Bartoletti, Maltese, Masotti e Accoroniti che annunciano come si sia giunti ad una prima distribuzione delle risorse già disponibili «convincendo la controparte a finanziare con ulteriori risorse aggiuntive di importo pari ad almeno altri 2.000.000 la seconda distribuzione dei finanziamenti di provenienza governativa, attribuiti alla Calabria dal DL 34/2020 per un importo pari a 6.061.973,00 euro, che saranno distribuiti alle Aziende Sanitarie e Ospedaliere della Regione appena trasferiti dal Governo e con gli stessi criteri stabiliti nell’accordo sottoscritto».
Si è concordato, inoltre, che «riguardo ai criteri di assegnazione alle Aziende, si terrà conto di quanto segnalato dalle stesse amministrazioni relativamente al personale impegnato e dell’andamento assistenziale ed epidemiologico rilevato dalle strutture del Dipartimento alla Salute, mentre la distribuzione al personale sarà caratterizzata dalla differenza di impiego dei lavoratori nell’emergenza COVID secondo una graduazione di rischio alto, medio, basso a cui corrisponderanno remunerazioni, una tantum, pari a 1830,24 euro, 883,57 euro e 252,45 euro come prima tranche».
Le parti hanno concordato, sull’indicazione indirizzata alle singole Aziende del Sistema sanitario regionale, «sulla base di specifiche esigenze interne e nell’ambito della propria autonomia gestionale di prevedere ulteriori forme premianti o incentivanti da concordare in sede di contrattazione decentrata».
«La condizione dei lavoratori del Servizio Sanitario regionale calabrese – spiegano i sindacalisti –nel fronteggiare l’emergenza pandemica dovuta alla diffusione del virus Covid-19 è stata gravata oltre che dalla costante esposizione al rischio di contagio, anche dalle oggettive criticità organizzative e di carenza di personale preesistenti e acuite dall’emergenza. Era, pertanto, necessario ed urgente, insieme ai ringraziamenti ed agli encomi, dare alle lavoratrici ed ai lavoratori un segno concreto di riconoscimento economico, così come avvenuto in tutte le altre regioni, in applicazione di quanto concordato tra le Oo.ss. Cgil Cisl e Uil in sede di Conferenza Stato – Regioni e recepito dal Governo con i Decreti Cura Italia e Rilancio, in cui il Governo ha stanziato specifiche risorse destinate a tutti i lavoratori del Sistema sanitario nazionale. Inoltre, gli stessi Decreti stabiliscono che le Regioni – prosegue la nota – possono incrementare tali finanziamenti con risorse aggiuntive secondo le rispettive capacità finanziarie. Com’è noto, la Regione Calabria non è tra le regioni virtuose in quanto a spesa sanitaria, ma nonostante tale sfavorevole contesto Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl Calabria, di concerto con le rispettive rappresentanze della Dirigenza medica, hanno condotto una lunga e complessa trattativa, al fine di ottenere un risultato importante per tutti i lavoratori, senza distinzioni di profilo professionale, di qualifica o tipologia del rapporto di lavoro, ritenendo che di fronte al pericolo di un contagio con esiti ignoti, non possano esserci distinguo».
L’ammontare delle risorse attribuite alla Calabria dal Decreto Cura Italia, modificato dal DL 34/2020 nell’applicazione delle modalità di destinazione, secondo i sindacati «è pari a 7.993.950,00 euro, a cui la Regione Calabria dopo le incalzanti pressioni in corso di trattativa ha aggiunto altri 2.000.000, per un totale pari a 9.993.950,00 euro».
Una cifra che non ha soddisfatto i rappresentanti di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, «certi che la politica avrebbe potuto impegnare maggiori risorse per lavoratori che hanno svolto con piena abnegazione un lavoro rischioso, tra l’altro in carenza di organico, tanto che, assumendosi la piena responsabilità di dare risposte concrete ai lavoratori, senza ulteriori ritardi».
In sostanza, l’accordo, secondo i confederali, «non ristora pienamente i sacrifici e l’impegno di tutto il personale sanitario della nostra Regione, afflitto peraltro da una quantità di problemi ormai storicizzati, primo fra tutti la carenza di lavoratrici e lavoratori che ogni mese viene incrementata dai pensionamenti e i cui vuoti non saranno mai colmati dalle insignificanti, insufficienti e contenute autorizzazioni da parte della Struttura commissariale ad assumere tenendo conto non dei reali fabbisogni di ogni azienda ma solo delle spese da tagliare, la vera svolta necessita di un piano straordinario di assunzioni».
«Tale miopia si riverbera sull’impossibilità di dare fiato e risorse ad una vera riforma e riorganizzazione dei servizi sanitari della Calabria, sia territoriali che ospedalieri, rendendo asfittica ogni possibilità di rigenerazione del sistema e confinando le legittime aspettative di idonei e precari ad una inutile guerra tra poveri, mentre è proprio sulle loro gambe, quelle dei lavoratori e delle lavoratrici in servizio e da assumere, sulla loro professionalità, come dimostrato, e sul loro impegno che è necessario far ripartire la sanità calabrese con un Piano di Rilancio – concludono –le cui proposte sono alla base delle rivendicazioni che Cgil Cisl e Uil, insieme alle categorie, porteranno all’attenzione del Governo nazionale e regionale giorno 8 luglio, dalle 10 alle 14 con un sit-in davanti alla Cittadella di Catanzaro. La mobilitazione non si ferma».





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