Rifiuti, nella provincia di Crotone la situazione è ormai insostenibile

Dal primo luglio ne sono stati smaltiti solo 200 tonnellate nel termovalorizzatore di Gioia Tauro. Altre 600 tonnellate, invece, sarebbero ancora stipati nei tunnel dell’impianto di lavorazione di Ponticelli

di Gaetano Megna
CROTONE
«L’emergenza rifiuti nella provincia di Crotone non è riconducibile a nessun livello al termovalorizzatore di Gioia Tauro». A dirlo è il sindaco di Scandale, Antonio Barberio, che in tema di gestione del sistema dei rifiuti vanta una lunga esperienza, avendo presieduto per anni l’Akros società a capitale misto che, nel passato, si è occupata della raccolta differenziata nella provincia pitagorica.

Secondo quanto riferisce Barberio l’Ato di Crotone non conferisce rifiuti all’impianto di Gioia Tauro da tre mesi, cioè da quanto la frazione di Css che viene conferita nel termovalorizzatore della città del porto è stato declassata. In sostanza nella provincia di Crotone, negli ultimi tre mesi, non sono stati selezionati rifiuti da bruciare nel termovalorizzatore di Gioia Tauro. Non sarebbe, quindi, vera la versione data dall’Akrea, società in house del Comune di Crotone. La crisi sarebbe scoppiata, secondo Barberio, che parla anche da sindaco e componente dell’Ato della provincia di Crotone, perché dal 30 giugno scorso i cancelli della discarica di Columbra sono stati chiusi in quanto è scaduta l’ultima autorizzazione al conferimento assegnata con l’ordinanza emessa dal presidente della giunta regionale calabrese, Jole Santelli.

Dal primo luglio scorso gli unici rifiuti della provincia di Crotone smaltiti sono circa 200 tonnellate trasportati al termovalorizzatore di Gioia Tauro. Una piccola percentuale per la quale c’è stata l’autorizzazione, mentre il resto della monnezza prodotta, circa 600 tonnellate, è stipata nei tunnel dell’impianto di lavorazione dei rifiuti di Ponticelli. Se non si liberano i tunnel con i rifiuti attualmente presenti, non possono essere raccolti quelli attualmente abbandonati per le strade dei 27 comuni della provincia. La situazione, in otto giorni di mancato conferimento all’impianto di Ponticelli, è diventata insostenibile, colpa anche del caldo che fa fermentare i rifiuti ormai traboccanti dai cassonetti. Santelli aveva anche autorizzato il conferimento di 30 tonnellate di rifiuti prodotti nel Crotonese nella discarica di Cassano. L’autorizzazione non è andato a buon fine perché, essendo fermo l’impianto di Ponticelli, non è possibile omologare i rifiuti e, quindi, non possono essere conferiti. La soluzione dovrebbe arrivare con l’ordinanza n. 54 emanata dalla Santelli lo scorso 3 luglio.

Un’ordinanza che prevede poche disposizioni: invito alle Ato calabresi di effettuare una ricognizione sulla disponibilità di spazi nelle discariche pubbliche e private presenti nel territorio calabrese. Un impianto che potrebbe avere spazio sufficiente ad abbancare i rifiuti della provincia di Crotone è quello di Columbra. Occorre, quindi, una nuova autorizzazione alla società di proprietà dei fratelli Vrenna a utilizzare gli spazi residui, resisi disponibili in seguito all’assestamento dei rifiuti autorizzati dall’ordinanza del precedente presidente della Regione Mario Oliverio del settembre 2019. «Questa soluzione – ha detto Barberio – poteva essere adottata prima e così avremmo evitato i disagi che sono costretti a subire i cittadini della provincia di Crotone». La soluzione c’è, ma occorreranno diversi giorni per il ritorno alla normalità. L’emergenza nel resto della Calabria potrà essere risolta con il trasporto dei nostri rifiuti in altre regioni, perché è difficile che dalla ricognizione potranno essere individuate discariche con spazi sufficienti a far conferire i rifiuti attualmente presenti in tutte le città della regione. (redazione@corrierecal.it)





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