L’attacco delle mafie allo Stato, chiesto l’ergastolo per i boss Graviano e Filippone

La richiesta del procuratore Bombardieri alla fine della requisitoria. Il procuratore aggiunto Lombardo ha ricostruito gli anni della strategia terroristica dei clan siciliani e calabresi: «La storia di Cosa Nostra, la storia della ‘ndrangheta, procede di pari passo con la storia del movimento politico che verrà annunciato il 26 gennaio del 1994: Forza Italia». In aula anche il procuratore nazionale antimafia Cafiero de Raho

REGGIO CALABRIA Il procuratore capo di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, ha invocato la condanna all’ergastolo per i due imputati nel processo ‘Ndrangheta stragista, Giuseppe Graviano e Rocco Filippone. Il procuratore capo ha preso la parola in aula bunker per le richieste finali, al termine della lunga requisitoria del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo. Per l’occasione ha voluto essere presente anche il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho.
Bombardieri oltre ai due ergastoli ha chiesto per il solo Filippone la condanna anche a 24 anni di reclusione per un altro capo di imputazione. Il processo verteva sui tre attentati ai carabinieri avvenuti nella provincia di Reggio Calabria nel 1993 e nel 1994 in cui morirono i brigadieri Fava e Garofalo e rimasero feriti altri 4 militari. Secondo l’ipotesi accusatoria quegli attentati rappresentano la partecipazione della ‘Ndrangheta alla stagione degli attentati continentali contro lo Stato.

LOMBARDO: «DIETRO QUELLE STRAGI NON CI SONO SOLO I CLAN» «Noi abbiamo vissuto una stagione stragista riferibile a un sistema criminale che va oltre le mafie. Arrivare a una verità piena è solo una questione di tempo». È alle battute finali la requisitoria del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo nel processo “‘Ndrangheta stragista” che vede alla sbarra i boss Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone accusati dell’omicidio dei due carabinieri Fava e Garofalo, uccisi il 18 gennaio 1994 in un agguato rientrante secondo la Dda nelle cosiddette “stragi continentali”. Oggi pomeriggio, davanti alla Corte d’Assise, il pm terminerà il suo intervento e il procuratore capo Giovanni Bombardieri formulerà le richieste di condanna per i due imputati. «Oggi – ha sottolineato il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo – scriviamo un pezzo di storia processuale che riguarda questo territorio e che riguarda la ‘ndrangheta facendo buon uso dal lavoro svolto dal mio ufficio ma anche soprattutto del lavoro di tanti altri, che hanno svolto e continuano a svolgere in altri ambiti territoriali. La strategia stragista aveva una precisa caratteristica: attaccava consecutivamente una serie di obiettivi simbolici omogenei. C’è stata la stagione degli attacchi ai politici, c’è stata la stagione degli attacchi ai magistrati, c’è stata la stagione degli attacchi al patrimonio artistico. E c’è stata la stagione degli attacchi alle forze dell’ordine e in particolare ai carabinieri, come abbiamo visto».
Stamattina il procuratore aggiunto si è soffermato anche sulla sigla “Falange armata”, utilizzata per rivendicare le stragi dei primi anni novanta. «Falange armata – ha spiegato Lombardo – ha una componete operativa diretta che sono le mafie. Non ha una componente operativa come le altre organizzazioni terroristiche o pseudo tali. Chi utilizzava Falange armata perseguiva finalità ben precise che non erano certo di natura economica. Non c’erano vantaggi ideologici. Nel sistema in cui falange armata si inserisce e opera, l’ideologia non interessa. E quindi la finalità era altamente e squisitamente politica, non intesa in senso ideologico, ma come espressione di una inaccettabile e vomitevole lotta per il potere. Questo è. Non c’è altro perché le mafie sono componenti di questo sistema di potere». «Non l’ho ringraziato formalmente Graviano ufficialmente per quello che ci ha detto nel corso dell’esame? – si è domandato il procuratore aggiunto – Mi pare di sì, perché ci ha spiegato che quel momento storico è un momento in cui la sua storia, la storia di Cosa Nostra, la storia della ‘ndrangheta, procede di pari passo con la storia del movimento politico che verrà annunciato il 26 gennaio del 1994: Forza Italia».
In aula il pm ha ricordato le intercettazioni di Graviano in carcere, ed in particolare la frase del boss di Brancaccio che ha definito Silvio Berlusconi «un traditore». «Graviano non ha mai smentito questa frase», ha ricordato Lombardo. «Anzi – ha aggiunto – “l’autore è lui”, per poi aggiungere “mi ha tradito per una questione di soldi”». «Riconosco a Graviano – conclude il pm – che ha ragione quando dice: “Chi deve pagare insieme a me che sta al di sopra di me?”. Ha ragione. Poi vediamo se la magistratura italiana avrà la forza di andare fino in fondo».
LA GENESI DELL’INDAGINE SPIEGATA DA DE RAHO «È una vicenda che evidenzia come ‘Ndrangheta e Cosa nostra abbiano operato assieme negli anni. Cominciammo questa indagine nell’aprile 2013 quando divenni procuratore di Reggio Calabria. Partendo soltanto dalla dichiarazione del pentito Gaspare Spatuzza si è sviluppato un’indagine enorme che ha consentito di evidenziare quanti accorgimenti e accordi ci sono stati». Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, a Reggio Calabria per la conclusione della requisitoria del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo nel processo ‘Ndrangheta stragista. «Credo che la Direzione distrettuale di Reggio Calabria – ha aggiunto Cafiero De Raho – ha svolto un ruolo enorme. È la dimostrazione come lo stato di diritto non si ferma mai. A volte ci vogliono anni, ma alla fine la verità riesce a trionfare». «Riteniamo che questa sia la strada giusta che possa spiegare quello che è successo in quegli anni». Questo il commento, invece, del Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri.





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