«Discussione arcaica, no a gabbie salariali». Le dichiarazioni del sindaco Sala non convincono nessuno

Dal ministro per il Sud Provenzano a Dieni, Magorno e il segretario della Uil Calabria, Biondo: «Il Paese non ha bisogno di questa demagogia spicciola e cialtrona»

ROMA «Quella sulle gabbie salariali e’ una “discussione arcaica”». Il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, commenta così la parole del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, sulla retribuzione dei dipendenti pubblici al Nord e al Sud. «Come facciamo a misurare la competitività di un insegnante di Scampia o di un quartiere di Palermo, privo di servizi, che dovrebbe essere pagati il doppio per il valore sociale del lavoro che fanno», aggiunge Provenzano nel suo intervento alla conferenza programmatica del Pd metropolitano di Napoli.

DIENI «Le ultime affermazioni di Beppe Sala sono a dir poco allucinanti. Per il sindaco di Milano, che per giunta è un autorevole esponente del progressismo nazionale, dovrebbero esistere due Italie, in ognuna delle quali il lavoro dovrebbe avere un certo grado di dignità: alto al Nord, basso al Sud». Lo afferma, in una nota, la deputata del M5s, Federica Dieni. «È inaccettabile che, nel 2020 – prosegue Dieni – si parli ancora di gabbie salariali, dietro cui si nasconde il solito complesso di superiorità della parte più sviluppata del nostro Paese. Le gabbie salariali, peraltro, laddove sono state istituite, non hanno prodotto alcun risultato. Sala, anziché blaterare in modo discriminatorio, dovrebbe accettare il fatto che, a parità di lavoro, spetta parità di retribuzione. Il lavoro dei milanesi non vale più di quello dei reggini». «Il Paese – conclude la parlamentare – non ha bisogno di questa demagogia spicciola e cialtrona. Il Paese non ha bisogno di nuove e inutili guerre contro il Sud, che avrebbe invece la necessita di stare al centro di una strategia complessiva finalizzata a colmare il suo gap nei confronti del Nord».

MAGORNO «Spiace leggere queste dichiarazioni del Sindaco di Milano, Beppe Sala. I lavoratori calabresi hanno pari dignità di quelli lombardi e di tutti i lavoratori del Nord. È davvero senza senso alimentare certe contrapposizioni, solo uniti riusciremo a superare questa difficile fase». Lo afferma Ernesto Magorno, senatore di Italia Viva e sindaco di Diamante

UIL CALABRIA «Stress da covid correlato, indigestione da diretta social, appannamento delle difese immunitarie causata dall’afa e dall’assenza di acque cristalline in cui rinfrescarsi. Al momento, è impossibile stabilire cosa abbia colpito il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, nel momento in cui, speriamo inconsapevolmente, ha scelto di far fare all’Italia un salto indietro di oltre cinquanta anni». Questo invece il commento di Santo Biondo, Segretario generale Uil Calabria che continua: «Sino ad ora chi si sta affannando a capire cosa abbia potuto provocare l’ennesimo scivolone politico del primo cittadino lombardo non è riuscito a trovare una risposta valida. Certo è che Giuseppe Sala, anche stavolta, l’ha sparata grossa. Senza entrare nel merito della vicenda o voler fare una analisi socio-filosofica su quello che potrebbe nascondersi dietro le sue affermazioni, non possiamo che dire al sindaco Sala che ha fatto un grave errore, non possiamo che suggerire all’amministratore comunale meneghino di scusarsi con i meridionali».
«Oggi – afferma – davanti ad un Italia divisa in due e colpita duramente dalla crisi economica e dalla pandemia da Coronavirus, non possono essere le gabbie salariali la soluzione ai problemi di quartiere di una delle capitali economiche dell’Italia. Con il suo dire Giuseppe Sala si è messo in netta antitesi, intanto, con le tesi del partito che lo sta ospitando fra le sue fila. Oggi, la Nazione ha bisogno di condivisione, ha bisogno di ridurre le distanze fra il Nord ed il Sud dello stivale e non ha certo bisogno di politiche che possano ulteriormente allargare il solco fra una parte e l’altra del Paese». «I lavoratori hanno gli stessi diritti sia che siano residenti a Milano che a Reggio Calabria. Fra i loro stipendi non vi possono essere differenze se non quelle legate ai diversi inquadramenti contrattuali e alle diverse responsabilità professionali cui ognuno di loro si fa carico.
Se il costo della vita può anche essere diverso, lo stesso si può dire dei servizi che vengono fruiti dai lavoratori da un estremo all’altro dello Stivale. Per tutti, però, è identico il costo delle tasse che lo Stato incamera ad ogni scadenza fiscale». «Anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, il carico maggiore – conclude Biondo – sono chiamati a sobbarcarselo i cittadini del Mezzogiorno d’Italia che da sempre sono alle prese con le addizionali più alte di tutta Italia».





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