‘Ndrangheta, dal consigliere arrestato nel Varesotto fondi per i parenti del boss

In manette un consigliere comunale di Busto Arsizio risultato «collegato con esponenti» della “locale” capeggiata da Vincenzo Rispoli, nell’ambito di un’inchiesta su infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore dei rifiuti

MILANO Paolo Efrem, che nel 2018 è entrato come primo consigliere di colore nel Consiglio comunale di Busto Arsizio (Varese) e che oggi è stato arrestato in un’operazione contro la ‘ndrangheta infiltrata nel settore dei rifiuti, avrebbe emesso false fatture per 100 mila euro attraverso la sua società Efrem Trade.
I fondi neri così creati, stando alle indagini del Gico del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano sarebbero serviti per pagare “spese di viaggio e di soggiorno” al nord dei familiari di Silvio Farao, presunto boss della ‘ndrangheta detenuto al 41bis. Sempre secondo l’inchiesta, Efrem, eletto con una lista civica di centrodestra, avrebbe fatto in pratica anche da “autista-prestanome” di Daniele Frustillo, anche lui arrestato oggi con l’aggravante mafiosa e che si sarebbe occupato delle false fatture emesse dalla società del consigliere. Società che, secondo le indagini, sulla carta si doveva occupare di gestione rifiuti ma non aveva le licenze necessarie e che avrebbe prodotto le fatture per operazioni inesistenti utili alla cosca della ‘ndrangheta. Le false fatturazioni sarebbero state emesse per consulenze fittizie. False fatture che venivano emesse a favore della società Smr Ecologia, anch’essa al centro dell’inchiesta. Il suo titolare, arrestato in passato e che ha poi collaborato con i pm, sarebbe stato vittima di estorsione da parte della ‘ndrangheta.
In sostanza, doveva versare soldi alla cosca e il denaro usciva dalle casse della società proprio col pagamento delle false fatture, per oltre 100 mila euro in un anno, alla società di Efrem, definito dai pm “compiacente”.
L’imprenditore vessato avrebbe anche assunto nella sua impresa il compagno della figlia del boss Vincenzo Rispoli. Rispoli che più volte avrebbe minacciato “di morte” l’imprenditore per avere questa assunzione.  Gli oltre 100 mila euro sarebbero andati appunto ai familiari del boss Silvio Farao che era detenuto al 41bis (da qui il nome dell’operazione di oggi “special guest”). Famiglie che avrebbero usato quei soldi per viaggi al nord.
«SOLDI E ASSUNZIONI» Vincenzo Rispoli, originario di Cirò Marina, è ritenuto personaggio storico delle cosche calabresi in Lombardia e capo indiscusso del «locale» di Legnano, grazie alle sue parentele con i Farao-Marincola.
L’ordinanza di custodia in carcere, con al centro i reati di estorsione ed emissione di false fatture con l’aggravante del metodo mafioso, è stata eseguita anche dal Nipaaf dei carabinieri forestali di Milano. In un comunicato, firmato dal procuratore Francesco Greco, si spiega che il consigliere arrestato è risultato «collegato con esponenti» della “locale” della ‘ndrangheta capeggiata da Vincenzo Rispoli, storico esponente della mafia calabrese al nord ed imputato nel processo “Krimisa” in corso. L’inchiesta è «il seguito dell’operazione “Feudo” della Dda di Milano che nell’ottobre 2019 aveva portato ad 11 arresti per traffico illecito di rifiuti e ad un sequestro di circa 1,5 milioni di euro». La nuova tranche di indagine ha accertato che la società Smr Ecologia srl, che operava prima nel settore dei trasporti e poi in quello dei rifiuti e che gestiva un impianto di trattamento a La Guzza (Como), ha subito per lungo tempo «l’infiltrazione da parte di soggetti legati alla locale di Legnano-Lonate Pozzolo», tra Milano e il Varesotto. L’imprenditore della Smr ha scelto poi di collaborare con gli inquirenti, dopo essere stato arrestato, e ciò ha permesso di «ricostruire il contesto estorsivo». Tra il 2014 e il 2018 l’imprenditore «è stato costretto ad erogare utilità di vario tipo», ossia soldi ma anche «assunzioni di personale» a favore della cosca.





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