“Malapianta-Infectio”, rinviati a giudizio vertici e sodali delle cosche cutresi

Lo ha stabilito il gup Gabriella Logozzo la quale ha accolto la richiesta della pubblica accusa, rappresentata oggi in aula dal pm Andrea Buzzetti, e ha mandato a processo tutti gli imputati che avevano optato per il rito ordinario

CATANZARO Trentuno persone sono state rinviate a giudizio nell’ambito del procedimento “Malapianta-Infectio” istruito dalla Dda di Catanzaro contro le cosche di Cutro, Mannolo-Zoffreo-Falcone-Trapasso, e le ramificazioni di queste in Umbria attraverso la famiglia Ribecco.
Lo ha stabilito il gup Gabriella Logozzo la quale ha accolto la richiesta della pubblica accusa, rappresentata oggi in aula dal pm Andrea Buzzetti, e ha mandato a processo tutti gli imputati che avevano optato per il rito ordinario.
Il 29 ottobre avrà inizio il dibattimento davanti al Tribunale collegiale di Crotone per Alberto Benincasa; Giuseppe Benincasa; Antonella Bevilacqua; Domenico Bevilacqua; Mario Cicerone; Valentina Danieli; Antonio De Franco; Cinzia Del Latte; Ciro Di Macco; Salvatore Diano; Francesco Falcone; Roberto Fusari; Piero Giacchetta; Luigi Giappicchini; Lamberto Lombardi; Luca Mancuso Trabucco; Armando Manetta; Nicola Manetta; Alfonso Mannolo; Pasquale Mannolo; Remo Mannolo; Paolo Menicucci; Annunziato Profiti; Pasquale Nicola Profiti; Pinica Radu; Ramona Miruca Radu; Giovanni Rizzuti; Pietro Russo; Jerzy Aleksander Sabieraj; Renzo Tiburzi; Giuseppe Vittimberga Ferraro.
Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, usura, riciclaggio, minacce, violenza privata, traffico di stupefacenti. Saranno parti civili nel processo, la Regione Calabria assistita dall’Avvocatura regionale, il Comune di Perugia, il Comune di Cutro, Banca Unicredit, l’imprenditore vicentino Stefano De Gasperi, Alberghi del Mediterraneo srl – società che gestisce il villaggio turistico Porto Kaleo – e l’imprenditore proprietario del villaggio stesso (vessato per anni dalla cosca Mannolo), testimone di giustizia cardine in questa indagine, Giovanni Notarianni il quale, assistito dall’avvocato Michele Gigliotti, ha chiesto un risarcimento di otto milioni di euro.





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