Seconda Commissione, Bevacqua vs Sculco: continua la lite nel centrosinistra

Resta al suo posto la consigliere dei “Democratici Progressisti”, unica vice non dimissionaria nell’opposizione. Il capogruppo Pd all’attacco: «Grave vulnus, ora bisogna rivedere i rapporti anche nella minoranza». Il gruppo dem rincara: «Basta ambiguità nello schieramento»

CATANZARO Com’era prevedibile, e ampiamente previsto alla vigilia, la seduta di insediamento della seconda Commissione “Bilancio” del Consiglio regionale si è tinta di giallo, di polemiche e di “veleno” per il centrosinistra, con il capogruppo del Pd Mimmo Bevacqua su tutte le furie. Flora Sculco, dei Democratici Progressisti”, era stata l’unica a non dimettersi tra i vicepresidenti di Commissione in quota minoranza votati il 12 giugno dal Consiglio regionale dalla sola maggioranza, e nonostante gli “strali”, soprattutto del Pd, ha sempre mantenuto ferma la sua posizione, avallata anche dal suo capogruppo Giuseppe Aieta, entrando in rotta di collisione con il Pd. Il 16 luglio scorso, tra l’altro, nella comunicazione alla presidenza del Consiglio dei nomi dei componenti della minoranza nelle Commissioni, Bevacqua aveva indicato se stesso come vicepresidente della “Seconda”. I lavori odierni invece hanno confermato l’ufficio di presidenza eletto dall’aula a giugno, “avvelenando” il campo del centrosinistra. Un epilogo che in queste ore ha ulteriormente lo scontro interno all’opposizione, aprendo adesso nuovi scenari anche in vista delle Comunali di Crotone, che vedono Sculco e Pd protagonisti di una serrata trattativa per un accordo politico. All’attacco Bevacqua: «Ho chiesto che mi venisse data la parola prima che si entrasse nel merito dei punti all’ordine del giorno – ha spiegato Bevacqua – per contestare al presidente Neri la mancanza di qualsiasi minimo riferimento alla lettera inviata al presidente Tallini e alla dirigente dell’Assemblea nella quale si chiedeva l’applicazione del comma 4 dell’articolo 30 che assegna alla minoranza la vicepresidenza della Commissione. Ho ricordato nell’occasione anche l’arroganza della maggioranza che aveva eletto nella seduta del Consiglio per le elezioni dei presidenti anche i vice, i quali a loro volta si erano dimessi, ad eccezione della collega Sculco». Secondo Bevacqua pertanto «la riconferma da parte della Commissione della collega Sculco quale vice presidente della Commissione non è indicazione della minoranza ma della maggioranza. Quindi prendo atto del fatto che oggi si sia insediata una Commissione dove il presidente e il vice sono espressione della maggioranza. La minoranza non può, pertanto, accettare una simile indicazione che – ha concluso il capogruppo del Pd alla Regione – sicuramente porterà ad una riflessione nell’ambito degli rapporti tra maggioranza e minoranza e in seno alla stessa minoranza».
IL GRUPPO PD: «BASTA AMBIGUITA’» In una nota, interviene anche il gruppo del Pd in Consiglio regionale, che – si legge – «esprime in maniera unanime la necessità e urgenza di porre fine una volta per tutte alle tante ambiguità presenti nel centro sinistra calabrese e, in particolare, nel nostro partito. In tale contesto, manifesta pessima testimonianza quanto avvenuto in seno all’opposizione consiliare in occasione della mancata unità manifestatasi in ordine alle vicende seguite al colpo di mano istituzionale sulle Commissioni perpetrato dalla maggioranza. Non è accettabile – sostiene il gruppo democrat – il comportamento di qualche consigliere che, mentre a livello regionale offre sponda al centrodestra, a livello locale cerca, invece, di interloquire con pezzi del Pd, solo con l’intento di conquistare spazi di potere e di gestione». Il gruppo consiliare del Pd – prosegue la nota – « crede nella irrinunciabilità di una visione e di una prospettiva che lascino da parte tatticismi, posizioni personalistiche e ambiguità: ecco perché tutti i componenti della minoranza consiliare regionale designati e nominati per le Commissioni dalla sola maggioranza devono dimettersi. È una questione non solo di coerenza, ma anche di dignità. È questo il solo modo possibile e auspicabile per compiere un passo decisivo verso un’azione politica lineare, collegiale e sostenuta dal contributo di tutti coloro che rivestono funzioni e ruoli nell’ambito del partito nazionale e territoriale». (c.ant.)





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