Oddati: «In Calabria (e a Crotone) si volta pagina, il Pd non tornerà indietro»

Intervista al dirigente nazionale che ha guidato la transizione dem. «Callipo? Più giusto continuare a combattere in consiglio regionale ma andiamo avanti». L’apertura condizionata a Oliverio: «È una risorsa, ma se ha lo sguardo rivolto al passato…». La chiusura a Sculco e il prossimo congresso: «Saranno i calabresi a scegliere il segretario. Ma figure come De Masi sono essenziali»

CATANZARO Nicola Oddati è il dirigente nazionale che ha guidato la transizione (ancora incompleta) del Partito democratico calabrese dal vecchio establishment a un commissariamento che, probabilmente, sarà superato in autunno. I temi sul campo dem sono molti. Dalla situazione dell’opposizione in consiglio regionale dopo l’addio di Callipo ai movimenti già in atto per il rinnovo della segreteria e per le candidature in Parlamento (una corsa, di fatto, già partita, sulla quale Oddati preferisce glissare).

Il Pd e la segreteria Zingaretti hanno puntato molto su Callipo alle scorse Regionali. Qual è il sentimento che prevale dopo la sua decisione di dimettersi?
«La scelta di Callipo è personale e va rispettata. Naturalmente noi pensiamo che sarebbe stato più giusto continuare a combattere in consiglio regionale e rappresentare fino in fondo quella linea di cambiamento e rinnovamento della politica che con la sua candidatura abbiamo voluto affermare. La strada però è tracciata e non si torna indietro. Il gruppo regionale del Pd saprà assumere fino in fondo sulle proprie spalle questo peso e proseguire nella direzione che tutti insieme abbiamo intrapreso».

La ripresa del tran tran quotidiano dopo il lockdown ha fatto di nuovo riaffiorare le tensioni e le fibrillazioni all’interno del partito: molti chiedono il congresso regionale in autunno. Saranno accontentati?
«Bisogna fare il congresso e permettere al partito calabrese di eleggere un gruppo dirigente. Il commissario regionale e i commissari di federazione hanno svolto e svolgono una funzione importante di cui vanno ringraziati, ma è il tempo di tornare ad una situazione ordinaria, e questo loro non solo lo sanno, ma lo chiedono. Intanto il commissario si appresta a varare un coordinamento per gestire questa fase, che vede due capoluoghi e tanti comuni che vanno al voto».

Per la leadership regionale si proseguirà ancora sulla linea del cambiamento puntando su profili della società civile? Si parla insistentemente dell’imprenditore Antonino De Masi quale papabile nuovo segretario del Pd calabrese…
«Il segretario o la segretaria regionale lo sceglieranno gli iscritti della Calabria. Certamente figure come De Masi sono essenziali, punto di riferimento per continuare a cambiare e rendere sempre più evidente e forte la battaglia del Pd per la legalità, la trasparenza, contro il peso insopportabile e asfissiante della ‘ndrangheta. Il Pd però deve essere anche il partito del Mezzogiorno e in Calabria la battaglia per il lavoro, contro le disuguaglianze e per trattenere i giovani deve essere più forte che altrove. E occorre un partito di giovani e di donne, radicato, combattivo, organizzato. Una delle prime cose da fare è organizzare occasioni di formazione per i segretari di circolo e per i giovani militanti e quadri. Dobbiamo anche in Calabria coniugare la militanza tradizione è quella social e della rete. Con in testa un’ossessione: l’unità».

Ci sarà ancora da fare i conti con Oliverio e la sua area, visto che l’ex governatore si è riproposto sulla scena sia pure negando velleità di candidature o incarichi di partito. Pensate di dialogare con la sua area?
«Il Pd che stiamo ricostruendo non esclude, include. Però nella chiarezza. Oliverio è un dirigente politico. Per me rappresenta ancora una risorsa. Dipende da lui. Se guarda avanti, può dare una mano al percorso di rinnovamento che è appena iniziato. Se invece avrà la testa e lo sguardo rivolto al passato…».

Molte tensioni tra i democrat calabresi sembrano legate anche alle candidature per le Politiche, considerando gli spazi più ristretti che potrebbero esserci per via del taglio dei parlamentari. Quanti e quali tra gli attuali parlamentari calabresi il Pd pensa di ricandidare?
«È presto per parlare di candidature. Il governo è in piedi e lavora per l’Italia e la legislatura sarà lunga».

Anche le Comunali in Calabria hanno riacceso gli animi: a Crotone, a esempio, c’è un campo quasi impraticabile viste le divisioni sull’idea di un’intesa con Sculco. Il Pd cittadino vuole l’accordo, il commissario provinciale lo avversa. Come se ne esce?
«A Crotone c’è un commissario provinciale. In Calabria un commissario regionale. Il loro mandato è chiaro. Candidati capace di interpretare la nuova fase che abbiamo aperto, coalizione ampia, se possibile fino ai 5Stelle. E poi chiudere con le compromissioni del passato. A Crotone e in Calabria si volta pagina. Poi si vota a Reggio Calabria, dove Falcomatà ha amministrato bene, con grande impegno e aprendo prospettive per una città alle prese con tanti problemi strutturali. Tutto il Pd è al suo fianco per proseguire questa esperienza». (ant. cant.)





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