«Il 118 della Sibaritide chiuderà». L’allarme dei medici del servizio territoriale

Il dottor Sinibaldo Iemboli, accoltellato nei mesi scorsi durante una prestazione, racconta di «ambulanze con a bordo i soli infermieri» ed il «fuggi fuggi». «Basta pericoli e mortificazioni, intervengano la politica, i sindaci, la Regione, i parlamentari e i consiglieri regionali, prima che sia troppo tardi»

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO
Il servizio del 118 rischia di scomparire. Nella Sibaritide, come in Calabria. Il grido d’allarme è del dottor Sinibaldo Iemboli, balzato agli onori della cronaca per essere stato accoltellato, nei mesi scorsi, durante un intervento sul territorio.
Iemboli racconta al Corriere della Calabria storie incredibili, mortificazioni e quel «fuggi fuggi» generale di medici che sta svuotando il servizio di emergenza.
Per sottolineare la gravità della situazione, nella sola Sibaritide – quel territorio che va da Roseto capo Spulico a Cariati e che conta 220 mila abitanti – i medici in servizio nelle sei postazioni del 118 presenti sul territorio dovrebbero essere 36, 6 per ogni postazione. Ed invece, attualmente ve ne sono meno della metà. Quando va bene sono 4 a Rossano, Castrovillari e Trebisacce, 3 a Corigliano, Cassano e Cariati.
«Ne consegue – dice Sinibaldo Iemboli – che le ambulanze del 118 viaggiano senza medico a bordo perché quelli presenti in servizio non bastano a coprire tutti i turni. Succede da tempo, il “fuggi fuggi” dei medici dal 118 è generalizzato perché il “gioco non vale la candela”. Troppe responsabilità, troppi oneri e soprattutto un regime di convenzione che non tutela chi lavora, con paghe simili ad una guardia medica, con tutto il rispetto. Ci avevano promesso il regime di lavoro dipendente e non a convenzione, ma sono anni che lottiamo senza cavare il ragno dal buco. Se si considera la beffa a cui sono andati incontro i colleghi della provincia di Catanzaro e Crotone, ai quali hanno sottratto anche 5,40 euro all’ora, è comprensibile quanto il servizio 118 sia mortificato, derelitto e diretto alla chiusura totale».
Nell’evidenziare anche l’importanza del 118, che definisce «fondamentale», Iemboli rivela anche i carichi di lavoro a cui i medici sono sottoposti. «Trasportiamo ictus, infarti, trattamenti sanitari obbligatori, tutta una serie di incombenze per le quali non siamo tutelati. Ci sono morti di infarto tutti i giorni, altro che coronavirus; alle chiamate rispondono ambulanze con i soli infermieri a bordo o la Misericordia che trasporta solo i pazienti grazie a dei volontari. Ecco perché i colleghi scappano via. Durante la pandemia, nei mesi scorsi, abbiamo compiuto letteralmente i miracoli e siamo stati anche attaccati perché non riuscivamo a coprire tutte le chiamate. I colleghi non vengono più a lavorare al 118 mentre il governo non ne vuole sapere di mettere mano ad una situazione che lascia scoperti i territori calabresi di un servizio fondamentale».
Una situazione assurda, dunque, alla quale occorre mettere riparo, prima che sia troppo tardi. «Per questi motivi – è il grido d’allarme del dottor Iemboli – mi appello ai sindaci, alla Regione, ai parlamentari, ai consiglieri regionali, affinché affrontino la questione e la risolvano. Basta con i teatrini ed il gioco delle parti, su questioni come queste deve esserci unità di intenti. Dopo la chiusura degli ospedali, c’è il rischio concreto che a breve chiuda anche il servizio di emergenza e noi siamo l’ultimo baluardo di una sanità smembrata e ridotta più che mai minimi termini. Ed allora che la politica ingaggi la battaglia a tutela dei medici del 118, per la nostra incolumità sul lavoro, ma soprattutto per la sicurezza dei cittadini».
Quello descritto da Sinibaldo Iemboli, insomma, è un quadro preoccupante, gravato da problemi stanno prosciugando gli ultimi rivoli di un diritto alla salute rimasto solo sulla “Carta”. (l.latella@corrierecal.it)





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