I cugini “padroni” delle intimidazioni a Filadelfia e agli ordini della cosca Anello

Dalle bottigliette incendiarie, ai danneggiamenti e le gomme forate per costringere le vittime a rivolgersi a Tommaso Anello. E poi gli sms “criptici” e l’intimidazione su commissione a Francavilla: «Nemmeno ha salutato! Adesso gliela faccio io la festa!». Tutti dettagli emersi dall’inchiesta “Imponimento”

Filadelfia

di Giorgio Curcio
LAMEZIA TERME
Una lunga scia di atti intimidatori e danneggiamenti. Nel mirino imprenditori e piccoli commercianti vessati dagli uomini della cosca di ‘ndrangheta Anello-Fruci. Tutti i particolari sono emersi dalle carte dell’inchiesta “Imponimento” condotta dalla Dda di Catanzaro, guidata dal procuratore Nicola Gratteri, e che nei giorni scorsi ha portato al fermo di 75 persone. Gli investigatori, in particolare, sono riusciti ad individuare un soggetto in grado di coordinare e perpetrare le intimidazioni sul territorio per conto della cosca. Si tratta di Gaetano Ruscio, per tutti noto come “U Bologna” e tra gli arrestati nel blitz del 21 luglio scorso. È uomo di fiducia di Tommaso Anello, fratello del capo cosca Rocco, e svolgeva per conto di quest’ultimo anche il ruolo di autista, accompagnandolo assiduamente nei luoghi d’incontro con gli altri elementi di spicco del clan.
Ad aiutare Ruscio è il cugino Antonio Luciano Galati, anche lui finito in manette, e i due, insieme, avrebbero messo in atto una serie di atti intimidatori in tutto il territorio di Filadelfia, nel vibonese, per costringere le vittime a rivolgersi, in un secondo momento proprio a Tommaso Anello per chiederne la protezione.

IL TABACCHINO NEL MIRINO Oltre alle intercettazioni e ai rilievi del gps, sono gli SMS che i due si sono scambiati reciprocamente in più di un’occasione a fornire il quadro degli atti intimidatori compiuti. Messaggi criptici come «ci vediamo dmn..», inviato da Galati al cugino Ruscio ma che in realtà serviva per “confermare” l’atto intimidatorio. È la notte tra il 2 e il 3 dicembre 2015 quando proprio Galati – su indicazione del parente – posiziona una bottiglia contenente liquido infiammabile ed un accendino di colore nero davanti al portone d’ingresso dell’abitazione di Vincenzino Provenzano. A confermare l’intimidazione è proprio il lametino, proprietario di un tabacchino in piazza Serrao a Filadelfia: la mattina seguente, infatti, si reca dai carabinieri per denunciare l’intimidazione. Ma Provenzano è anche presidente della “Federazione italiana tabaccai” per la provincia di Vibo Valentia e proprio tre settimane prima, in Prefettura, aveva firmato un «un protocollo d’intesa per l’istallazione di un sistema di video sorveglianza collegati con le sale operative delle forze di polizia». «Dice che è una situazione un poco seria, dice che loro stanno facendo (…) no poi te lo spiego dopo. No, no, no, dice che qua è una situazione seria davvero!». È l’8 dicembre del 2015 quando in questa conversazione, Ruscio conferma a Tommaso Anello di aver posizionato la bottiglia e l’accendino davanti all’abitazione di “Enzo” Provenzano ‘U Pullano. «E gli hanno messo la bottiglia là a Enzo? u Pullano», gli chiede Anello. Una domanda alla quale lo stesso Ruscio risponde indirettamente e con qualche scambio di battute.

LA TERZA PERSONA Il coinvolgimento di una terza persona appare evidente, poi, nel corso di una conversazione captata dagli inquirenti e con protagonisti ancora i due cugini Ruscio-Galati. È il 5 febbraio 2016. I due sono in auto e parlano di posticipare un atto intimidatorio che si sarebbe dovuto compiere quella sera. «Fermatevi per adesso! Perché dice che è presto!». È proprio Ruscio ad impartire quest’ordine. «Come vuoi tu Gaetà! Comunque io avevo già preparato tutto!» gli risponde Galati. «Poi ce lo dice lui quando!». Nel corso della stessa conversazione emerge anche il ruolo di altre due persone, Alessandro Pellegrino e Antonio Attisani (cl. 95). «Attisani era pronto già, mi ha chiamato e mi ha detto: “andiamo forza!” è malato pure lui per queste cose mannaia, ce l’ha fusa la testa!».

GLI SMS DI “CONFERMA” Ma che i due cugini fossero coinvolti in un sistematico programma di atti intimidatori era ancora più chiaro in una conversazione captata dagli inquirenti il 21 febbraio 2016. Nel corso della serata i due effettuano prima un sopralluogo, in via Veneto a Filadelfia, per individuare gli obiettivi da colpire, individuando due autovetture. È Galati a chiedere al cugino a quale mezzo avrebbe dovuto forare gli pneumatici: «se non ha la Panda pure al furgone?» e il cugino gli risponde di procedere indifferentemente: «Si, si, tutte e quattro! Una! poi andate di qua guarda! Andate di qua». Puntuale anche quella notte il solito SMS criptico di conferma: «Buonanotte zii Tano parliamo domani». La sera dell’8 marzo 2016, Galati, Ruscio e questa volta ancora insieme ad Attisani si dirigono in Via Alashehir a Filadelfia. «Dio botta che fece»: questa l’esclamazione di Galati una volta tornato in auto e dopo aver tagliato con un coltello gli pneumatici di un veicolo parcheggiato. «E che ca**o, perché bisogna farlo di fianco dove è più morbida la gomma!». Quella stessa sera i tre, in Via Anile A., ancora a Filadelfia, si rendono protagonisti di un altro danneggiamento. Nel mirino ancora le gomme di un’auto parcheggiata, forate solo dopo numerosi tentativi fino a quello risolutivo di Galati.

L’INTIMIDAZIONE SU COMMISSIONE PER UN MANCATO SALUTO «Mostrami la macchina!» «Non questa però, quell’altra! Quella lunga!». L’11 aprile 2016 gli inquirenti riescono a captare un’altra conversazione significativa. Protagonista ancora Ruscio che quel giorno si trovava a Francavilla Angitola, nel vibonese, in compagnia di Giovanni Mastrandrea, anche lui tra i fermati nel corso del blitz. Quest’ultimo, infatti, ha come obiettivo quello di colpire una persona. Un’intimidazione da compiere quella stessa sera, al massimo l’indomani. «E che ti ha fatto?» gli chiede Ruscio «Ha una strafottenza! – gli risponde – ieri mi ha trovato di qua e nemmeno ha salutato! Adesso gliela faccio io la festa!». Dopo alcuni rinvii, il tutto si compie la notte del 16 aprile 2016. Sul posto indicato si recano Ruscio, il cugino Galati e ancora una volta Attisani. «Antò, tutte e quattro! No una!». Questa la raccomandazione di Ruscio al cugino. Quella stessa notte, dalle 2.16 alle 3.07 i due si scambiano alcuni SMS: «Buonanotte zio Tano :)» scrive Galati al cugino, «Bnnotte gasper» scrive poi lo stesso Ruscio a Mastrandrea, mandante dell’intimidazione. (redazione@corrierecal.it)





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