Crolla l’arrivo di turisti stranieri in Calabria. «Saremo leader se riusciremo a programmare»

Lino Cangemi, general manager di  Master Group Tour Operator analizza alcuni dati. «Abbiamo perso 144 charter, 90 tour garantiti, 90% prenotazioni individuali ad oggi». Crolla il fatturato. «Servono infrastrutture anche per promuovere le esperienze di turismo sensoriale»

CATANZARO È l’anno del turismo altalenante, delle difficoltà di organizzare viaggi per gli stranieri e delle esperienze sensoriali di qualche giorno trasformate in veri e propri pacchetti turistici. Si tiene botta da un lato mentre dall’altro si fa la conta con il buco nero nell’economia generato dall’impossibilità di poter organizzare viaggi e soggiorni soprattutto per i residenti in paesi stranieri. È come se il nastro fosse stato inesorabilmente riavvolto, facendo piombare tutti in una data non meglio decifrata dove seppur dai professionisti e dalla tecnologia arrivi un supporto in termini di risorse e di professionalità gli spostamenti risultano essere immobilizzati. Di questo parla Lino Cangemi, general Manager di  Master Group Tour Operator. «Per quanto mi riguarda e per quanto riguarda tutta l’attività che facciamo, considerato che siamo tra i 4 più grandi in Calabria, per noi è stato un anno pessimo abbiamo perso il 98% del fatturato in Calabria. Abbiamo perso 144 charter, 90 tour garantiti, 90% prenotazioni individuali ad oggi». Numeri da capogiro, che confermano il trend evidenziato anche dall’indagine di Demoskopica. «I sindaci sono contenti di come sia andata? Buon per loro – aggiunge -. Forse quando parlano di una estate positiva si riferiscono al periodo che possiamo perimetrale intorno al mese di agosto o Ferragosto». Per Cangemi il problema è un altro e cioè il venir meno della destagionalizzazione su cui tanto l’itero comparto di cui fa parte aveva lavorato. Turisti tutto l’anno, in buona sostanza non soltanto in estate. «I veri numeri li potremo analizzare a settembre, per il momento tutto quello che posso dire è che anche gli altri colleghi stanno registrando problemi abnormi».


PANDEMIA E PROGETTUALITÀ Ma cosa manca davvero alla Calabria per diventare volano di turismo? «Il turismo è fatto di progettualità – spiega Cangemi – quest’anno ci ha fermato la pandemia ma sicuramente dovevamo essere più incisivi nella contrattualizzazione dei voli». Pochi aerei sulle piste calabresi, alias molte disdette. «Molte delle cancellazioni che abbiamo avuto, facevano riferimento alla mancanza di un volo. Questo dato per noi è stato negativissimo in Calabria, mentre in Sardegna siamo riusciti a trattenere qualche charter. Ormai l’estate è passata, adesso bisogna mettere in campo progettualità, altrimenti il prossimo anno sarà peggio di quest’anno, non può partire questa macchina 24 ore o una settimana prima. Noi programmiamo ogni stagione con 18 mesi di anticipo». Le parole d’ordine sono dunque promozione del territorio, ma con un piglio diverso. «La regione si sta muovendo bene, ma non possiamo dimenticare come facevamo 22 fiere nel mondo e il marketing è stata una nostra pecca. Abbiamo una terra e deve essere valorizzata in ogni suo aspetto o angolo. Ora bisogna che la regione metta in campo una progettualità tale da poterci giocare il 2021». Anche perché dietro l’angolo ci sono i grandi paesi del bacino del Mediterraneo. «Quelli sono nostri competitor, sono pronti a farci guerra e a prenderci tutto».
UN TURISMO DAVVERO SLOW Piccole comunità, tipicità delle produzioni, ambienti genuini e poche persone accalcate. Quelle che un tempo sembravano essere delle mete per un giorno di relax nell’estate della pandemia sono diventate delle vere e proprie vacanze. «Noi da anni abbiamo lanciato il turismo esperienziale, e ci siamo trovati bene – dice Cangemi -. La richiesta turistica cercava il piccolo borgo e noi siamo stati in grado di accontentarli. Sono contento che questa forzatura avuta dal coronavirus ci ha portato alla ricerca e riscoperta di angoli di paradiso dimenticati. Ma sempre nell’ottica della progettualità dovremo far emergere come l’accoglienza, il garbo sono l’arma in più della nostra terra e se ci giochiamo bene le nostre carte possiamo davvero diventare perno e polo turistico». C’è però una condizione che non può essere disattesa, una organizzazione delle infrastrutture. «Dobbiamo collegare la Calabria, senza i mezzi il turismo non si muove – conclude Cangemi-. È impensabile avere borghi isolati senza nessun tipo di itinerario. Ci sono esperienze importanti in Toscana e Umbria, ci sono i modelli: programmiamo il futuro non potrà che essere roseo». (redazione@corrierecal.it)





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