Il ritorno a scuola allarma le famiglie calabresi

Studio di “Save The Children” in vista della riapertura: In Italia 7 genitori su 10 in Italia sono preoccupati per l’emergenza, e in Calabria 2 genitori su 10 temono di non poter comprare tutti i libri ai figli

Il rientro a scuola preoccupa 7 genitori su 10 e timori e insicurezze aggravano la condizione delle famiglie più fragili, con il 20 per cento dei calabresi che temono di non riuscire ad acquistare tutti i libri necessari per i propri figli. L’allarme arriva da Save the Children sulla base dei risultati di un’indagine condotta da Ipsos tra il 4 e il 18 agosto scorsi su un campione di 2370 persone. La principale ansia, che coinvolge tutte le aree del paese Calabria compresa, è data dall’incertezza sulle modalità di ripresa (60%), seguita dai rischi legati al mancato distanziamento fisico (51%) e quindi dalle possibili variazioni di orario di entrata/uscita da scuola che potrebbero non essere compatibili con gli impegni lavorativi dei genitori (37%), specialmente per i genitori di bambini di 4-6 anni (45%). In questo caso i nonni tornano ad essere il pilastro del welfare familiare, per il 22% dei genitori intervistati.
Anche la rinuncia al lavoro o la riduzione dell’orario lavorativo sembra essere una delle opzioni delle famiglie, in particolare quelle con figli più piccoli: una scelta che però – confermando ancora una volta il gender gap del nostro paese – ricadrebbe principalmente sulle madri (14%) più che sui padri (2%). E se quasi 1 genitore su 5 (18%) teme per il proprio figlio difficoltà di apprendimento dopo il lungo lockdown, inquietano anche le ripercussioni della crisi economica: 1 genitore su 10 – ma il dato si raddoppia in Calabria, con 2 genitori su 10 – crede di non potersi permettere l’acquisto di tutti i libri scolastici, 7 genitori su 10 fra coloro che usufruiscono del servizio mensa si dichiarano preoccupati della possibile sospensione del servizio a causa delle norme anti-Covid, mentre 2 genitori su 10 fra coloro che ne hanno usufruito negli anni passati per i propri figli di 4-12 anni, pensano di non poter sostenere le spese il prossimo anno. I primi effetti di questa situazione si fanno sentire sulle scelte dei ragazzi sul proprio corso di studi: l’8% dei genitori intervistati dichiara che il proprio figlio pensava di iscriversi al liceo ma, a causa delle difficoltà economiche che sta attraversando la famiglia, ha scelto una scuola professionale.
«La scuola è il luogo dove si combatte, in prima linea, la battaglia contro la povertà educativa. L’obiettivo oggi da porsi non è tornare alla condizione pre-crisi, ma compiere un deciso passo in avanti sul diritto all’educazione di qualità per tutti, superando le gravi diseguaglianze che si sono consolidate in questi anni – spiega Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children- Occorre rispondere al forte rischio di aumento della povertà minorile e della dispersione scolastica, dopo il black out educativo che ha colpito tanti studenti che non sono riusciti ad accedere alla didattica a distanza». L’allarme riguarda anche i nidi e le scuole per l’infanzia:più di 7 genitori su 10 teme che la recessione possa ridurre l’investimento pubblico in questi servizi con conseguente riduzione dei posti disponibili. «È oggi più che mai fondamentale per la ripartenza, garantire l’accesso ai servizi educativi per la prima infanzia a tutti i bambini», sostiene Save the children denunciando l’inadeguatezza della rete di servizi educativi per questa fascia di età, soprattutto al Sud.





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