Tampone ai dipendenti della Regione. «Siano obbligatori per chi è stato fuori dalla Calabria»

L’appello del sindacato autonomo CSA-Cisal, alla luce delle numerose sollecitazioni pervenute. «È avvenuta la sanificazione dei locali, ma ancora i termoscanner non sono stati impiegati, quasi non fosse successo nulla. Chiediamo date certe su questo aspetto»

cittadella regionale calabria

CATANZARO Il caso di due dipendenti regionali sottoposti al regime di quarantena obbligatoria, con apposita ordinanza sindacale, ha legittimamente messo in apprensione i lavoratori dell’Ente. Scansando ogni forma di allarmismo, è evidente che tocca all’Amministrazione agire nella direzione di assicurare la tutela dei propri dipendenti. Il sindacato CSA-Cisal, alla luce delle numerose sollecitazioni pervenute, ritiene quanto mai necessario l’assunzione di alcuni provvedimenti imprescindibili dato che, come intuibile, la Cittadella è probabilmente l’ufficio pubblico più “grande” in Calabria, dove è tassativo osservare con scrupolo le regole anti-contagio e la massima precauzione per evitare focolai incontrollabili.

NESSUNA NOVITA’ SUI TERMOSCANNER Pur prendendo per buone le rassicurazioni fornite a mezzo stampa dal dirigente “Datore di Lavoro” che ha affermato che in tempi brevi si procederà all’utilizzo del termoscanner all’ingresso della Cittadella (e per cortesia non si dimentichino le sedi periferiche), abbiamo constatato che nei giorni seguenti alla notizia dei due dipendenti in quarantena ancora non c’è nessun sistema di rilevazione della temperatura corporea per i soggetti che accedono agli uffici regionali. È avvenuta la sanificazione dei locali, ma ancora i termoscanner non sono stati impiegati, quasi non fosse successo nulla. Chiediamo date certe su questo aspetto. Non ci stancheremo mai di ripetere – aggiunge il sindacato CSA-Cisal – come la Cittadella regionale sia spesso visitata da soggetti che vengono da fuori regione per ragioni lavorative. Senza contare i non dipendenti che riescono ad evitare finanche di usare il badge dei visitatori. E non sono pochi. Centinaia di “esterni” accedono ogni giorno, un eventuale contagio causato da tali persone – senza adeguati controlli – sarebbe impossibile da tracciare ed arginare, con conseguenze catastrofiche. I termoscanner sono utilizzati al momento dell’accesso in aziende, supermercati, strutture mediche, ristoranti, aeroporti, banche e altri enti pubblici. Manca ancora all’appello, incredibilmente, la Cittadella regionale. E lo stesso dirigente “Datore di Lavoro” ha indirettamente ammesso che l’ultimo accordo nazionale con i sindacati impone l’obbligo (non la facoltà) della misurazione della temperatura corporea.

TAMPONE PER I LAVORATORI CHE HANNO TRASCORSO LE VACANZE FUORI REGIONE Ma se il termoscanner dovrebbe essere scontato, per la Regione Calabria servirebbe uno sforzo aggiuntivo. I recentissimi casi legati alla Presila catanzarese, da cui arriva un non trascurabile numero di dipendenti regionali, non possono passare inosservati. Così come i bollettini epidemiologici giornalieri – che fornisce proprio l’Ente regionale – suggeriscono che i nuovi casi positivi al Covid-19 siano persone che arrivano da fuori, inclusi coloro che hanno trascorso le vacanze lontano dalla Calabria. Ecco, per i lavoratori regionali che hanno trascorso le ferie fuori regione sarebbe opportuno prevedere – propone il sindacato CSA-Cisal – lo screening tramite tampone rino-faringeo. Non è stato commesso un reato se per le vacanze si è scelto una meta distante, ma sarebbe doveroso per la salute dei propri colleghi se questi dipendenti fossero sottoposti al test, prima del rientro in servizio, per tutelare l’incolumità e la salute di tutti. La procedura proposta eviterebbe paure fra i lavoratori e consentirebbe un ritorno più sereno negli uffici regionali che andranno ad affollarsi sempre di più nei prossimi giorni.

TEST SU BASE VOLONTARIA PER GLI ALTRI DIPENDENTI Inoltre, poiché nulla deve essere lasciato al caso quando è in ballo la tutela della salute dei lavoratori, sarebbe opportuno che lo screening fosse esteso a tutti i dipendenti regionali. Quelli che non hanno mai fruito dello smartworking e quelli che lo hanno utilizzato nei mesi del lockdown e che adesso rientrano nella propria postazione in ufficio. In questo caso, per non pregiudicare la libera scelta dei dipendenti potrebbe essere avviata una campagna su base volontaria. Chi vuole si sottoporrà al tampone. Laddove non fosse possibile fare ricorso al test rino-faringeo (l’unico al momento che può attestare ufficialmente la positività al Covid-19) – aggiunge il sindacato CSA-Cisal –, quantomeno si pensi all’impiego degli esami sierologici. Siamo di fronte ad un qualcosa di non prevedibile, nulla deve essere lasciato al caso o alla fatalità. Quello che si può fare, oltre ad osservare le regole del distanziamento, è mappare per quanto più possibile i casi per evitare che si diffondano. Da qui la richiesta della tamponatura.

LA REGIONE CALABRIA DIMOSTRI DI TUTELARE I SUOI DIPENDENTI Finché non ci sarà il vaccino o una cura efficace questo maledetto virus condizionerà le vite di tutti ancora per qualche tempo. Nessuno conosce l’evoluzione del Covid-19, nessuno sa su chi rimane contagiato quali effetti potrebbero manifestarsi anche dopo la presunta guarigione e, per di più, sono stati documentati casi di re-infezione. Occorre quindi evitare di infettarsi. La Regione Calabria dimostri nei confronti dei suoi dipendenti la massima attenzione, evitando rischi inutili e attivando tutte le contromisure necessarie: dal termoscanner allo screening diffuso sui dipendenti. Ci appelliamo al presidente Santelli affinché adotti (o quantomeno spinga) provvedimenti a tutela dei lavoratori dell’Amministrazione regionale. Stiamo avvisando con ogni mezzo possibile quanto sia necessario attivarsi sulla prevenzione per evitare il peggio. Se nulla sarà fatto, la colpa di eventuali futuri casi ricadrà su chi ha fatto finta che il problema non esiste. Il virus ancora circola – conclude il sindacato CSA-Cisal – preveniamo focolai devastanti.





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