“Maestà sofferente” in Calabria, Santelli: «Accolgo questa metafora della sottomissione femminile»

Il noto architetto e designer Gaetano Pesce ha donato la sua opera alla Calabria. Il governatore: «Spero di vederla presto in Calabria, così da poter insieme donare alla comunità che rappresento un’opera capace di proiettarla nella contemporaneità che merita»

CATANZARO «Da parte mia e dei miei collaboratori vedere l’opera e il suo significato in Calabria ci renderebbe particolarmente onorati». Così il noto architetto e designer Gaetano Pesce motivava al presidente della Regione Jole Santelli il desiderio di donare la sua opera “Maestà sofferente” alla Calabria.
Un’opera che denuncia la condizione della donna nel mondo. «Nel 1969  ho disegnato la mia poltrona “Up 5 e 6” per denunciare la condizione della donna nel mondo – ha spiegato l’architetto nei giorni scorsi – ovunque oppressa dal pregiudizio e dalla prepotenza dell’uomo. Oggi, a mezzo secolo di distanza, tutto questo vale ancora, per questo ho realizzato la “Maestà Sofferente” le cui forme». A proposito della location, «come mi suggerisce il mio allievo e critico d’arte Stefano Morelli, di origine calabrese, è importante che vada in Calabria», dove l’opera sarebbe «perfetta per il Parco della Biodiversità di Catanzaro, perché risuoni più forte il suo messaggio di denuncia. La Regione è oggi governata da una donna, la presidente Santelli, che non dubito saprà accettare questo mio dono per la sua regione a patto che sia custodita e valorizzata. Da parte mia e dei miei collaboratori vedere l’opera e il suo significato in Calabria ci renderebbe particolarmente onorati».
E la risposta del presidente Santelli non si è fatta attendere: «Gentilissimo Architetto, ho letto con grande attenzione la sua lettera che ho fortemente apprezzato. Non nascondo che la prima reazione è stata di autentica gioia nell’apprendere della sua volontà di dare avvio ad una donazione così importante per la nostra comunità. E non solo perché ammiro da sempre la sua capacità innovativa, il Suo rifiuto nei confronti della rigidità, la passione che ci accomuna per la tradizione rinascimentale del nostro Paese, la ricerca di materiali contemporanei per un design tattile ed emotivo la cui cifra è l’unicità. Sono sempre stata convinta che la Bellezza e l’Arte siano, soprattutto in una regione del Sud come la Calabria, una straordinaria occasione per poter lavorare su una nuova reputazione della regione, proprio a partire da quel caleidoscopio di ricchezza rappresentato da luoghi di rara bellezza come i nostri. Da sempre ho favorito, quando ne ho avuto occasione, progetti di fruizione culturale dello spazio pubblico, convinta che poter fruire liberamente ed inconsapevolmente di opere d’arte, senza per forza dover andare in un luogo chiuso come un museo e senza dover pagare un biglietto d’ingresso, rappresenta per ogni comunità una bella libertà ed un fattore di crescita da stimolare soprattutto alle nostre latitudini. Per tutte queste ragioni accolgo con grande entusiasmo la sua proposta di donazione di questa straordinaria scultura, metafora della sottomissione femminile e ambasciatrice della denuncia contro la violenza sulle donne. Temi a me cari, fortemente attuali anche da noi. Sono convinta che la disseminazione di opere d’arte sul nostro territorio possa concorrere a creare una nuova percezione di sé, del nostro essere cittadini di una medesima regione e possa così aiutare ad accrescere il nostro senso di appartenenza sotto la cifra comune della Bellezza. Non ci resta quindi che individuare insieme, magari in una delle nostre realtà urbane, il contesto maggiormente favorevole in quanto a cornice territoriale capace di poter accogliere questa creazione, consapevole che le opere d’arte pubbliche, situate in spazi pubblici, devono poter esprimere una capacità dialettica con il luogo, altrimenti possono non essere tali. Nel ringraziarla per aver pensato alla nostra bella regione come nuova casa comune per la “Maestà sofferente” spero di vederla presto in Calabria, così da poter insieme donare alla comunità che rappresento un’opera capace di proiettarla nella contemporaneità che merita».





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