Sanità, «solo silenzio alla richiesta di aiuto» di una malata oncologica

La signora Fuoco scrive al commissario ad acta, Saverio Cotticelli: «Con il suo decreto ha aumentato la migrazione sanitaria e deciso di fatto chi può salvarsi e chi no, perché chi non ha la possibilità di partire rinuncia a curarsi»

COSENZA Monta il malcontento in ambito sanitario, pervaso da un silenzio “assordante” delle autorità. Come nel caso di una paziente oncologico che si cura a Cosenza.
In una lettera indirizzata al commissario alla sanità calabrese, Saverio Cotticelli, la donna riferisce di aver «chiesto aiuto a tutti i politici locali e nazionali» compreso lo stesso commissario, «senza ricevere alcuna risposta; il mio grido di aiuto è caduto nel vuoto».
La signora vuole far presente che la sua situazione «riflette anche quella di tante pazienti oncologiche calabresi. Mi chiamo Francesca Fuoco, sono una paziente oncologica calabrese, residente in provincia di Cosenza. In cura presso la struttura convenzionata ho eseguito un iter concreto di diagnosi di primo e di secondo livello e una strategia terapeutica di tipo medico decisa in valutazione multidisciplinare con il territorio, l’ospedale di Paola. Nel momento di adiuvanza chirurgica il DCA n.100 del 15 luglio 2020 Regione Calabria ha creato uno scompenso di trattamento ove sono stata impostata. Il mio chirurgo, senologo presso la
struttura convenzionata dove lavora da più di 15 anni e segue i pazienti durante tutto il percorso di malattia, mi ha indicato un istituto idoneo, l’ospedale Gemelli di Roma, in modo tale da proseguire l’iter del percorso per adiuvanza chirurgica, così come ha fatto per tutti i pazienti oncologici in sua cura».
Attraverso la lettera, la signora Fuoco chiede a Cotticelli «di interessarsi al grave disagio di noi pazienti oncologici che dobbiamo affrontare il trasferimento in ospedali fuori Regione
per concludere un iter terapeutico salvavita, con le difficoltà oggettive e lo stato psicologico compromesso ulteriormente perché se non fossimo seguiti dallo stesso medico, senza il suo intervento professionale ed umano, saremmo stati costretti ad affrontare file e lunghe attese aggravando la situazione clinica già compromessa ed allo stesso tempo la condizione di un valido professionista che suo malgrado vede svaniti anni di dedizione e sacrifici della sanità calabrese perché costretto a non poter svolgere il proprio lavoro vistosi chiusa l’unità senologica nata per sopperire alle carenze strutturali del territorio calabrese».
La donna, quindi, chiede «a gran voce come mai sia stata da Lei individuata la Breast Unit negli ospedali di Catanzaro, Reggio Calabria e Cosenza, dove non esiste, e dove nelle stesse strutture il numero degli interventi al seno è minore rispetto agli interventi che effettua chirurgo presso la struttura convenzionata, oggi chiusa grazie al suo decreto: caro Commissario ad Acta Cotticelli, che cosa ha risolto? Ha aumentato soltanto l’emigrazione verso altre Regioni affondando la sanità calabrese disagiata già da tempo, invece di sollevarne le sorti – è l’amara considerazione della signora Fuoco – e decidendo di fatto chi può salvarsi e chi no, perché chi non ha la possibilità di partire rinuncia a curarsi. Grazie commissario ad acta Cotticelli».





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