Sanità, sempre più profondi i “buchi” delle aziende

Ancora negativi risultati di esercizio per altre Asp della Calabria: a Crotone l’ultima perdita è di oltre 35 milioni, consistente segno meno anche a Vibo e Cosenza, e poi l’incognita Reggio. Così il piano di rientro mostra tutti i suoi limiti

CATANZARO Il trend negativo è ormai accertato, si tratta solo di aspettare la definitiva chiusura dell’ultimo trimestre per avere un dato complessivo che sarà sicuramente a 5 zeri. Per la sanità calabrese anche il 2019 sarà (in realtà è già) un “annus horribilis” sul piano della tenuta dei conti e della gestione economica e finanziaria. È sempre più lungo il “rosario” delle aziende che presentano perdite al 2019, con risultati d’esercizio caratterizzati dal segno – e dal colore rosso, in alcuni casi “profondo rosso”. Non si discosta da questa tendenza negativa nemmeno l’Azienda sanitaria provinciale di Crotone, stando a quanto emerge dal bilancio di esercizio 2019 appena pubblicato sul sito istituzionale aziendale: nel documento, elaborato dal direttore generale facente funzioni Francesco Mascari, si evidenzia un risultato d’esercizio pari a -35,2 milioni. Il bilancio dell’Asp di Crotone, in particolare, dettaglia un valore della produzione pari a 355 milioni, un costo della produzione pari a 365 milioni con un aumento di 10 milioni, e inoltre segnala che a pesare sulla perdita sono le voci “acquisti di servizi sanitari e non” per 2,1 milioni, “oneri diversi di gestione” per 2,2 milioni, “accantonamenti vari” per 2,5 milioni e “proventi e oneri straordinari” per 6,6 milioni: un “buco” complessivo di oltre 35 milioni che l’Asp di Crotone – si legge nel documento contabile – conta di coprire «con l’assegnazione da parte della Regione della fiscalità dell’anno 2019, come si è già provveduto per le perdite degli anni precedenti». Ma intanto il presente parla di disavanzo, un disavanzo che si allinea a quelli già emersi anche all’Asp di Vibo Valentia e di Cosenza secondo i dati a disposizione della Ragioneria generale dello Stato, aggiornati a giugno: nel caso dell’azienda vibonese il risultato d’esercizio 2019 è negativo per 12,5 milioni, per quella cosentina, circondata da tantissime “zone d’ombra” e da tantissime criticità, è negativo per 43,6 milioni. La cifra più alta tra le aziende sanitarie, se si considera che il bilancio d’esercizio dell’Asp 2019 di Catanzaro si è schiuso a -32, milioni, anche se in evidente riduzione rispetto all’anno precedente (-56 milioni) grazie alle prime misure disposte dalla commissione straordinaria insediata dopo lo scioglimento dell’azienda per mafia, uno scioglimento determinato anche dalla “mala gestio” contabile del passato. E manca ancora un dato relativo all’Asp di Reggio Calabria, il grande “buco nero” della sanità calabrese: ammesso, e non concesso, che un giorno arriverà un dato davvero certo sui conti dell’azienda reggina. E in questo contesto, vanno ricordati, anche se ovviamente viaggiano su canali gestionali differenti, le perdite delle sue aziende ospedaliere di Catanzaro, il -14 del Pugliese Ciaccio” e lo stratosferico -101,8 milioni del Policlinico universitario Mater Domini, frutto essenzialmente di crediti inesigibili della fallimentare Fondazione Campanella (in più sul Policlinico catanzarese incombe il rischio di un contenzioso consistente con l’Università “Magna Graecia”). Ovviamente, al momento è impossibile fare una quantificazione complessiva del disavanzo a livello regionale, anche se in Consiglio regionale, in sede di dibattito sull’approvazione del bilancio lo scorso aprile, nella relazione si è ipotizzato un “buco” complessivo di almeno 200 milioni al 2019. Ce n’è comunque quanto basta per confermare come il piano di rientro a cui la sanità calabrese p costretta dal 2009, e il commissariamento sui cui poggia, hanno di fatto fallito proprio nella prima “mission” per cui sono stati disposti: i conti a posto, i bilanci in ordine e le spese sotto controllo. (a.cant.)

 





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