La «nuova era» della Film Commission in Calabria: serie e docu-fiction

Presentato in conferenza stampa il programma e il commissario Minoli (che non ha ancora firmato): «Obiettivo è creare un’industria dell’audiovisivo seriale di livello anche internazionale. Il cinema è solo un tratto della strada, non è l’unica». Telefonata “in diretta” con Armani. Santelli: «Polemiche inutili su Giovanni, è un mostro sacro. La fondazione deve adeguarsi ai cambiamenti»

CATANZARO «Un’industria dell’audiovisivo seriale di livello nazionale e internazionale». È questa la sfida che il commissario della Film Commission Giovanni Minoli e la governatrice Jole Santelli hanno lanciato nell’esordio in Calabria del famoso giornalista e autore tv, designato alla guida della fondazione regionale che si occupa di cinema e audiovisivi.
Sarà la serialità il punto forte della nuova “governance” della Film Commission, hanno spiegato Minoli e la Santelli, per la quale oggi si apre «una nuova era sulla base del tentativo – che mi auguro riuscirà anche se è davvero molto ambizioso – di costruire una vera e propria impresa dell’audiovisivo in Calabria, a partire dalla serialità, con una professionalità come Gianni Minoli che ci assicura, a livello nazionale, la più alta percentuale di possibilità di successo».
Il commissario della Film Commission è stato un po’ più cauto, ammettendo di aver «ancora visto poco, siamo a fine settembre, ancora non ho neanche firmato, siamo all’inizio, allo studio delle questioni». «Non ho ancora avuto modo di vedere nulla, non ho avuto alcun passaggio di consegne, capiterà», ha sostenuto Minoli specificando: «Io sono qui se riesco a costruire un’industria dell’audiovisivo seriale di livello nazionale e internazionale, altrimenti non mi interessa». Ma l’entusiasmo c’è. «Mi approccio – ha rilevato – con tutto l’ottimismo possibile. La Calabria è bellissima, un luogo ideale». «Non ci ho mai lavorato – ha aggiunto – ma immagino e spero di lavorare bene: ho lavorato in Campania con “Un posto al sole”, in Sicilia con “Agrodolce”, ho messo in piedi delle macchine che erano più grandi della Fiat, quindi non vedo perché non posso riuscire qui».
Gli obiettivi di Minoli: «Intendo iniziare dalla progettazione della costruzione della grande avventura della serialità: la lunga serialità, le docu-fiction, i documentari, cioè – ha osservato il commissario della Calabria Film Commission – tutto quello che è il nuovo modo vincente di raccontare con l’audiovisivo la storia del mondo, che oggi si racconta molto di più con le serie, le docu-fiction, i documentari che non con il cinema». «Il cinema – ha detto ancora – ovviamente conserva il suo spazio di chicca, di qualità, ma non è la cosa. Il cinema è un pezzo della strada, non è la strada». Ha poi spiegato che intenderà strutturare la Film Commission Calabria istituendo delle sezioni che si occuperanno dei vari segmenti dell’audiovisivo: cinema, docu-fiction, documentari, con figure di «sub commissari» tra i quali il fondatore e direttore del Magna Garecia Film Festival di Catanzaro, Gianvito Casadonte, tra gli ospiti della conferenza stampa.  «C’è poi – ha annotato Minoli –  un’idea di una serie da ambientare in Calabria, con protagoniste un magistrato donna e una professoressa che si occupa di legalità», inoltre in conferenza stampa è stata ipotizzata la produzione di  docu-film su illustri donne calabresi – da Adele Cambria a Rita Pisano, giusto per citare qualche esempi – sul modello del prodotto dedicato a Nilde Iotti andato in onda sulla Rai 1.
Quella che si configura come produzione seriale – ma ci vorranno almeno due anni per iniziare in maniera concreta il progetto pronto a sfruttare il set naturale della Calabria, ha  sostenuto – Minoli lo ha chiamato “Romanzo popolare”: certo questo passaggio epocale ha anche un costo, e il commissario della Film Commission, in conferenza stampa lo ha tirato in ballo – con ironia ma l’ha tirato in ballo – parlando di una cifra che si aggira sui 20 milioni di euro. Su questo «bisogna parlare con il dirigente competente, Nicolai», ha “glissato” la Santelli, che poi ha ulteriormente rivendicato la bontà della scelta di Minoli, replicando a quanti le hanno contestato di ricorrere a figure esterne alla Calabria: «Minoli è il più grande che c’è in Italia, poi se ci dobbiamo accontentare e il problema dev’essere avere il passaporto calabrese…». «Le polemiche – ha sostenuto la governatrice – ci sono e ci sono sempre. Minoli è un mostro sacro della televisione con cui tutti siamo cresciuti. A lui ho chiesto di impegnarsi per la Calabria». La Santelli ha svelato anche i retroscena della “chiamata alle armi” di Minoli in Calabria, spiegando di non aver mai conosciuto prima il giornalista. «Ho avuto la collaborazione attiva di un membro della sua famiglia, che è un mio amico da venti anni. Abbiamo tramato alle sue spalle – scherza la governatrice – abbiamo organizzato un’intervista e, stranamente, è uno che ha fatto tutto nella vita gli devi dare la sfida impossibile».
Per la Santelli comunque la fondazione dovrà cambiare passo: «Io non critico il passato, non mi interessa. Penso che lo strumento Film Commission, così com’è costruito, è datato da 20 anni, e lo posso dire perché avevo partecipato allora, con il presidente Chiaravalloti, alla stesura del primo Statuto. Il mondo dell’audiovisivo è cambiato, e bisogna adeguarsi ai cambiamenti, se si vuole restare sul campo». «Poi, la Film Commission – ha aggiunto la Santelli – è uno strumento dell’audiovisivo, è arte, e dev’essere soprattutto economia: costruzione di maestranze, di vere professionalità, scuole di formazione per poi magari far andare i nostri ragazzi anche fuori».
Infine un passaggio sui progetti e sui bandi ancora in corso: «Se sono regolari vanno avanti: io non ho annullato nulla che fosse nella norma. Mi sono fermata – ha spiegato la Santelli – solo quando, vedendo le carte, ho trovato delle cose che non funzionavano». Alla conferenza stampa hanno assistito alcuni assessori e consiglieri regionali e anche Paride Leporace, neo consulente della presidente Santelli per la promozione e la comunicazione.
LA TELEFONATA MINOLI-ARMANI Curioso fuori programma nel corso della conferenza stampa. Minoli ha ricevuto una telefonata che l’ha indotto a fermare per un paio di minuti la conferenza stampa: alla fine della telefonata Minoli ha rivelato che, a chiamarlo, è stato lo stilista Giorgio Armani, che – ha spiegato il giornalista e autore televisivo oggi commissario della Film Commission Calabria – «voleva complimentarsi con me per aver ritrasmesso di recente un ‘faccia a faccia’ con lui risalente al 1983». (a. cant.)





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