Aggressore di Briatico “trascinato” in caserma dai genitori: «Non ci dà pace»

La ricostruzione della drammatica vicenda da parte dei carabinieri, grazie all’acquisizione delle immagini della telecamera di casa del 22enne. Subito dopo l’aggressione i carabinieri si rivolgono ai genitori del giovane. «Dice che lo vogliono aiutare, altrimenti se ne va fare danni in giro»

arresto aggressione Briatico

di Alessia Truzzolillo
VIBO VALENTIA «Bryan non mi ammazzare, ti do tutto». Stesa a terra, col volto già tumefatto dai pugni e dai calci, la signora di 73 anni implora il suo aggressore di smettere. Lo chiama per nome perché l’istinto l’ha portata a riconoscerlo. D’altronde il ragazzo di 22 anni abita a 300 metri da casa sua, a Briatico, con la famiglia. Ha il volto camuffato e la voce contraffatta. Lui le grida contro di non essere Bryan ma la donna ai carabinieri dichiara convinta di averlo riconosciuto dalle fattezze fisiche. E anche da un altro particolare: già in precedenza si era introdotto in un’altra sua abitazione.
I carabinieri osservano le immagini del giovane nel giardino di casa della donna, mentre le sferra i calci al volto. Poi acquisiscono anche le immagini della telecamera di casa del 22enne dove Bryan Pietro Sicari viene inquadrato rientrare “completamente nudo” mentre raggiunge di corsa la scala posta sul prospetto principale dello stabile. I tempi coincidono con un ritorno da casa della vittima.
«Le gravi modalità di commissione del fatto, la protervia e la brutalità dimostrate assurgono tutte ad indice di un significativo grado di aggressività, spregiudicatezza e pericolosità della personalità dell’indagato, oltre che di oggettivo allarme sociale. Le indagini rassegnano la violenza gratuita e la volontà di sopraffazione dell’indagato che assurgono a motivo valido per ritenere che lo stesso abbia impulsi aggressivi non auto – arginabili e che in futuro potrà reiterare condotte del medesimo tenore. Tale prognosi negativa è avvalorata, peraltro, dalla pendenza di ulteriori procedimenti penali per reati commessi con violenza contro la persona e contro il patrimonio. Unica misura proporzionata alla gravità dei fatti ed adeguata a fronteggiare la ritenuta esigenza cautelare appare quella richiesta dal pubblico ministero, risultando inidonea allo scopo qualsiasi misura meno afflittiva, anche quella degli arresti domiciliari, già violata dal prevenuto nell’ambito di diverso procedimento penale», scrive il gip che accoglie la richiesta di misura cautelare in carcere da parte del pm Corrado Caputo. Il ragazzo è stato tratto in arresto alle prime luci dell’alba.

IL DOLORE DEI GENITORI Subito dopo l’aggressione i carabinieri si rivolgono ai genitori del giovane. «Poco dopo Bryan Sicari si presentava spontaneamente presso gli uffici dei carabinieri accompagnato proprio dal padre indossando soltanto un pantaloncino a righe (diverso da quello indossato durante l’aggressione) senza calzature, a torso nudo e con i piedi sporchi di terra, zoppicante e con un arrossamento nello zigomo sinistro del viso in corrispondenza di alcuni graffi». Lo ha trascinato dai carabinieri il padre a quel figlio che già gli aveva dato problemi e che era sottoposto alla misura dell’obbligo di dimora. Sentiti dai carabinieri i genitori «dapprima riferiscono ai militari che le fattezze fisiche dell’aggressore potrebbero corrispondere a quelle del figlio, e successivamente, commentando informalmente e spontaneamente tra loro la vicenda», scrive il gip. «Ha le ore contate che lo prendono, e lo arrestano. Dice che lo vogliono aiutare, altrimenti se ne va fare danni in giro. Si vede che, si vede che la statura è quella», dice la madre al padre dopo essere stata sentita dai carabinieri. La donna afferma di avere detto la verità perché quella bisogna raccontare di quel figlio che non gli dà pace. (a.truzzolillo@corrierecal.it)





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